Un otre di EP in Ottobre per smaltire la sbornia post-elettorale

Un otre di EP in Ottobre per smaltire la sbornia post-elettorale

Ä.I.D.S. “The Road to Nuclear Holocaust” 2022, La Vida es un Mus


https://lavidaesunmus.bandcamp.com/album/the-road-to-nuclear-holocaust

Si, lo riconosco, ho ascoltato, valutato e deciso di recensire questo Mini LP attirato, in prima istanza, dal nome del gruppo; in un secondo momento, ad ogni modo, è stata la musica proposta a convincermi in forma definitiva: swedish D-Beat (quelle Mine vaganti e rigorosamente anti uomo che incrociano Discharge, Hellbastard, Motorhead con un suono freddo e metal, schegge di astio intrise di tetano e apocalisse) che si scontrano ed incontrano con dei Synth Carpenteriani; la colonna sonora perfetta per un capolavoro Post Apocalittico girato con un budget risicato ma con delle idee sensazionali.
Un ascolto che attanaglia, toglie il fiato e spinge giù da un dirupo col sorriso. Violenza e atmosfera, irruenza e miseria, le due componenti sonore principali si fondono alla perfezione rendendo l’ascolto esperienza che sconfina il campo uditivo e invade quello visivo, olfattivo, gustativo e tattile: tutto vi apparirà come una fabbrica abbandonata, tutto odorerà di corpi bruciati, tutto avrà il gusto di freddo metallo, vi sembrerà di toccare con mano nuda la fine. Obbligatorio per una presa di coscienza, fondamentale per uno stimolo a fare di meglio e di più.


Aware “Aware”, 2022-Flamingo Records


Sullo skate ci sono andato una volta, a otto anni: neanche il tempo di salirci e fare mezzo metro e già ero per terra; una caduta di quelle dolorose, di faccia, senza appigli o qualcosa ad attutire la rovinosa caduta. Ciò nonostante di fronte allo Skate Core non ho mai indietreggiato, anzi: melodia, velocità e un piglio come di disperazione. Gli Aware da Genova sono un po’ questo e magari hanno talento pure sullo skate.
Un disco che nel genere è praticamente perfetto: velocità (il batterista è una mina), riff precisi e ultrà melodici, concessioni opportune ad atmosfere più emo sullo stile degli Eversor di The Breakfast Club e una voce evocativa e solenne ma che sa essere anche malinconica e scorata, donando così al piccolo singolo la giusta dimensione. Tutti i pezzi combaciano, tutto è preciso e ben strutturato. Supportate e condividete, oppure cascate di muso dallo Skate e rimanete a terra a meditare sulle vostre idiozie.


Bad Plug “The Bad Plug”, 2022-Pollice di Fuoco


 
Lo volevi un bel Budget Punk, tutto Garage e tutto Blues, decadente, fatto a pezzi con sonorità al limite del dolore più acuto e devastante, fatto in Italia?

Precisamente di Milano, questi Bad Plug debuttano infine su cassetta e sulla neonata Pollice Di Fuoco (hanno stampato la versione europeadel primo EP di Dadgad e Cluttered Grotto, dei debuttanti esperti) donandoci intrecci geniali tra una chitarra dannata dallo spirito malevolo di John Lee Hooker ed un Synth appestato da psychedelie assortite e deliri Kraut Rock (Noise Of Boredom è uno dei vostri pezzi preferiti, solo che non lo sapevate).

Una delle cose migliori uscite in Italia, per mano di italiani ma che parla, canta e suona linguaggi universali, entusiasma e, soprattutto, è scellerato, non teme il rumorismo e, in tutto il frastuono, non si dimentica mai il senso della misura per rimanere Punk.

 

Cacogens “Flesh In Hell”, 2022 Teryon Tapes

https://tetryontapes.bandcamp.com/album/flesh-in-hell

Si può dire tranquillamente che questa roba è l’ Anarcho Punk dei nostri tempi? Nessuna hit, nessun coro, solo un synth dissonante, una sezione ritmica essenziale ma rocciosa e una chitarra che, fondendosi col synth di cui sopra, inventa, reinventa, destruttura, richiama passati prossimi e predice possibili scenari futuri.

Molto ironico nell’insieme, vero, ma di cosa hanno bisogno i leader dell’occidente libero , così incentrati sul loro ego e così infantili nel loro prendersi terribilmente sul serio, se non essere presi per il culo?

E i Cacogens li prendono bellamente per il culo, senza riguardo, senza filtro e, soprattutto, senza paura. Un inizio che pare una bomba molotov sulla vetrina di un mondo falso, alimentato a sole immagini e orfano di sostanza. Un gioiello da appuntarsi sul petto prima di un assalto disperato e senza futuro.



Cherry Cheeks “Cherry Radio”, 2022- Under The Gun Records



https://cherrycheeks.bandcamp.com/album/cherry-radio

Già da un po’ in giro e già belli affermati con un bel LP di debutto su Total Punk, gli Cherry Cheeks da Orlando-Florida, si riconfermano con questo piccolo gioiello dove, sotto, batteria, basso e chitarra sferragliano come se fossimo di nuovo nel 1977 di formazioni da un singolo e poi l’oblio e sopra un Synth ironizza e porta il tutto su di una dimensione più attuale, moderna, sul pezzo.

Il punk oggi, più che cattivo e aggressivo, è urticante, sbandato e trova sempre cinque minuti per farsi una risata.

I Cherry Cheeks sono tra i principali alfieri del movimento e seguirli è obbligo.

Sei pezzi per pochi minuti ma tanta passione che vi porterà all’ascolto in loop, senza magari che ve ne accorgiate.



Dick Dastardly’s “Dick Dastardly’s” 2022, Slack Records



https://thedickdastardlys.bandcamp.com/album/the-dick-dastardlys

Un giorno forse ne avrò abbastanza di ascoltare Rock n’Roll marcio col tiro Punk, la voce alcolizzata, suoni da delirio delle capacità percettive e quintali di casse di Whisky e vite vissute alla giornata.

Fino a quel momento, che prevedo piuttosto lontano se non addirittura possibile solo in un’altra dimensione con una versione alternativa di me stesso, mi butto come un vampiro sul collo di una vergine e mi godo questo secondo EP dei Dick Dastardly’s: capacità notevoli nel gestire la materia marcia e putrida del rock’n’roll più drogato, alcolizzato e farne suono, verbo e azione.

Un EP cinico e spietato, con tutte le caratteristiche che uno schiaffo di Rock n’Roll alla Dead Boys/New Bomb Turks/ Humpers dovrebbe avere. Inni buoni per venerdì sera trascorsi a smaltire una settimana di lavoro e di domenica mattina trascorsi a smaltire le sbornie del fine settimana. Non un attimo di pace, non una ballata, quattro quarti, cassa dritta, nessuna esitazione, disperazione verace urlata con un cantato che pare uscire più dalla ferita di una gola tagliata con un coltellaccio da cucina.

Potenti come la vita vera sa essere, come un romanzo di Pasolini, come un film di Monicelli: dare dignità a tutto quello che viene dal basso e, dal basso, diventa canzone a uso e consumo di chi ha orecchi e sogni infranti per poter intendere il messaggio: non siamo produzione, siamo resistenza.



Die TV “Side C” 2022




Sono un po’ preoccupato: siamo ormai al lato C e il D si avvicina sempre più; cosa sarà poi? Dovremo rinunciare a queste versioni Indie Punk da cameretta dei Joy Division/New Order/The Sound? L’artista conosciuto come Die TV diventerà altro e si farà conoscere sotto un altro nome?

L’evoluzione comunque è necessaria e portare avanti un discorso o cambiarne decisamente la direzione è un passaggio necessario e più che rispettabile e quindi, nel caso, lo rispetterò. Tuttavia, nel mentre attendo di fare i conti con quel momento, mi distendo ancora le membra godendo della creatività di Die Tv: un fiume in piena di piccole idee che, messe insieme, come nelle precedenti uscite, ne formano una enorme: la genialità della semplicità, creare pezzi indimenticabili con poco o nulla.

Pochi accordi, arrangiamenti essenziali, ritmica di base per un quarto d’ora stimolante che induce quasi a cimentarsi, come lui, in rivisitazioni aggiornate di vecchi dischi Post Punk con piglio Punk Rock, nella speranza di poter, almeno un minimo, raggiungere le vette che Die Tv sta toccando con questo suo progetto diviso in quattro parti.

Speriamo che, a fronte di un eventuale congedo, qualcuno si prenda la briga di dare forma fisica a questo fantastico percorso.


Dumpster Rats “Trick or Shriek”, 2022-Dirtbag Distro


Pochi minuti e una caterva di schiaffi, punk rock animalesco e fuori controllo, piglio aggressivo e melodie taglienti. “Nulla di nuovo sotto il sole” dirà il critico musicale che se ne intende di tutto tranne che di vita
Ma cosa c’è mai stato di nuovo sotto il sole se non la solita umanità dolente che, incosciente, continua a ripetere da sempre i soliti errori, l’evoluzione col progresso? Un’orda di pitecantropi che nella tecnologia pensano di evolversi, ma rimangono pitecantropi impauriti dalla libertà e dalla responsabilità.
Per il resto questo EP toglie il famoso fumo dalle famose schiacciate: due originali belli puntati sull’ascoltatore come una pistola carica e due cover che danno al gruppo un’aura d’autorevolezza e senso storico. Fatevi un favore: sbattetevene di cosa c’è sotto il sole e divertitevi.

I Dumpster Rats sono con voi.



Fertilized Eggs “Feed Their Friends On All Hallow’s Eve’s” 2022-Dirtbag Distro



Vorrei non parlarvi di ogni singola uscita dei Fertilized Eggs, ma purtroppo non mi riesce: con poco fanno tanto e, per tanto, intendo capacità di variare in un genere che di variazioni ne consentirebbe poche, per lo meno sulla carta; in realtà i F.E. in soli quattro pezzi danno vita ad un carnevale dell’assurdo, tra sfuriate di Hardcore punk che litigano con l’Anti-Hardcore di gruppi come i No Trend in soli 30 secondi, rivisitazioni del pezzo Zombie che ti fanno rivalutare i Cranberries, versioni malatissime del Synth pop anni ’80 e tonnellate di Punk Rock volutamente stonato, sgarbato, prepotente e ubriaco.

Un viaggio nell’orrore per sottolinearne i tratti più fatalisti ed ironici.

Cosa saranno capaci di fare prossimamente non saprei dirvelo, ma sicuramente mi è vi auguro che il percorso dei Fertilized Eggs sia lungo e parimenti fruttuoso e divertente.



Frog Power “Chicken Necks (for Rope), 2022, Spared Flesh





La Spared Flesh da tempo ci abitua a cassette Punk che un po’ suonano Punk (The Gobs, Cupid and the Stupids, Slimex…) e un po’ sono Punk perché il Punk è tutto e, in quanto tutto, fa diventare Punk tutto quello che tocca (Guitar, Zero Percent APR…); i Frog Power appartengono alla seconda teoria che non è preferibile alla prima ma, caso mai ne rinforza tutti i concetti e principi espressi: Indie Rock ispirato alle avventure soniche e casalinghe di Daniel Johnston, musica acustica e autoriale svuotata di tutta la presunzione della musica acustica e autoriale e riempita nuovamente con ironia, parodia e sarcasmo.

Ogni tanto fanno capolino gruppi come Le Tigre, una presa goliardica sulla Pop music di maniera, donando ritmo e ballabilità all’intero insieme.

Il tutto è cantato con piglio allegramente ubriaco e occasionalmente stonato, perché il Punk Rock, per come lo intende la Spared Flesh, è provocazione e momento di condivisione fra gente comune e i/le Frog Power sono un po’ un’eventuale manifesto creativo. Il fatto che poi, in tutta questa goliardia, parodia, ironia e anarchia sonora, riescano a tirar fuori un disco (perché si presenta come una cassetta ma, per minutaggio, è praticamente un Full Lenght in piena regola) stimolante, ricco di piacevoli spunti e di canzoni che si mandano facilmente a memoria, è solo perché, indubbiamente, i nostri ci sanno fare.

Non è facile apparire scanzonati e autoriali allo stesso tempo senza scadere mai nell’eccesso e risultare stucchevoli; i/le Frog Power ci riescono e con gran scioltezza debuttano con una cassetta da mandare a memoria e ricantare sotto la doccia, sotto una pioggia di meteoriti o di bombe: canticchiare queste canzoni non vi farà notare mai le evidenti differenze.



Game Set Match “Game Set Match”, 2022-Warttmann Inc.


Se vi dico che il Garage Punk non morirà mai, voi poi ci credete?

Io dico che vi dovreste fidare e, se proprio siete de coccio e nun ve fidate, allora ascoltatevi questo singoletto di tre pezzi, dove un bel Garage Punk fatto con metodo e registrato con poco, dimostra ulteriormente quanto il genere in questione non conosca crisi, battuta d’arresto o mancanza di motivazione. Non è squallida riproposizione quella dei GSM ma integrazione di intuizioni altre all’interno del genere base.

Dura poco, come un singolo ha da durare, ma entusiasma per freschezza e piglio sperimentale: se la cadenza e l’armonia ti fanno sentire a casa, le soluzioni in fase di arrangiamento e la volontà di commistione ti portano a spasso per territori altri.

Ciò è fantastico e non va mai dato per scontato.



HEADCHEESE “Best Before 2022 Demo”-2022, Slow Death Records



Dopo averci regalato uno dei dischi Hardcore Punk migliori del 2021 (l’omonimo debutto su Neon Taste) tornano gli Headcheese dal Canada con una semplice Demo da quattro pezzi. Di furia e velocità non perdono un milligrammo e continuano indomabili con i loro attacchi e stacchi che sanno un po’ di Infest e un po’ di profonda incazzatura. Giocano con le dissonanze e gli affondi in sedicesimi, eventuali armonizzazioni melodiche che si infrangono contro muri di ritmica solida divenendo fraseggi sfilacciati e quasi nonsense.

Ma sanno tenere tutto insieme e tirare dritto. La voce è maligna, vagamente soffocata, certamente imperiosa e coinvolgente.

Gli Headcheese sono gli Headcheese e, ci scommetto, anche il prossimo LP sarà all’altezza del loro piccolo capolavoro del 2021. Oltre che avere un nome perfetto (testa-formaggio, vorrei tanto sapere l’aneddoto che lo ha reso il primo nella lista dei nomi papabili per il gruppo), gli Headcheese hanno un suono e una motivazione esemplari e che dimostrano che, se fatto col cuore, i polmoni ed il fegato, l’Hardcore Punk è un genere che non annoia mai.



In De Nadfin “Rock’n’Nasty”, 2022


Questo duo cileno l’ho conosciuto perché una volta il gruppo ove milito in qualità di gola e corde è finito su una compilation americana dove, tra i partecipanti, c’erano anche loro. Fu subito amore: mi lasciai coinvolgere senza se e senza mai dal loro Punk Rock pieno di spigoli, fruscii e maledizioni al globo intero.

Approfondendo la conoscenza, scoprii che dividevano la loro produzione in due settori ben distinti: il punk rock di cui sopra e del sano spirito di improvvisazione che mi fa molto pensare, oltre che al solito Trout Mask Replica, anche alla seconda incarnazione degli Screamin’ Mee-Mees, quella di dischi superbi come “Plastic Honk Kong Door…” e “Clutching Hand…”. In questo EP tornano su ritmiche e frasi Punk Rock ma, ovviamente, alla loro maniera: un originale, Rock’n’Nasty, e due cover, uno degli Spits e un altro dei Davila 666, gettate in una fitta nebbia di rumore, stridio e rumorismo.

Punk Rock dolente ma entusiasmante, inciso a lettere di fuoco sul macigno del malessere che ogni giorno ci porta sulle spalle. Ritmiche serrate ma strumenti a corda che dirigono verso un dirupo dal quale riesce impossibile scorgere il fondale; e noi ci buttiamo, irresponsabili, perché il Punk Rock degli In De Nadfin è avventura e gioia del rischio.



Moody Marlin “Catalepsis Converter 25”, 2022-Pokeys Records



https://pokeysrecords.bandcamp.com/album/catalepsis-converter-25

Cosa sia tutto questo nel complesso, in definitiva somma insomma, proprio non saprei.

So solo che mi ci cullo più che volentieri poiché è piacevole il fatto che si passi da un genere ad un altro con parecchia disinvoltura e altrettanta ironia. Una destabilizzazione piacevole che stimola l’ascolto, convince e delude solo quando se ne giunge al termine.

Tra paradisi Cold Wave, pezzacci alla Tom Waits, sessioni improvvise da Piano Bar e rievocazioni sataniche di vecchi fantasmi Crooner, Sound System tra Reggae e Dub stonati ed avvinazzati, si forma una sorta di coerenza sonora che solo chi ha orecchie e cortecce cerebrali attente può capire.

Un viaggio disinvolto in un ambiente malsano, come se nulla fosse, come dei turisti dell’insolito e del malvagio. Ascoltateli che mica si può sempre campare di dischi compatti e coerenti dalla prima all’ultima nota (se no sai che paio di palle)



Neurotypicals “Demo 2022”-2022


https://neurotypicals.bandcamp.com/album/demo-22

Escono ad un certo punto, verso la fine di settembre, così, tra il capo ed il collo, senza preavviso né cortesie del caso.

Mi meravigliano subito e mi coinvolgono: Punk Rock? Budget Punk? Un Indie Rock dal retro gusto Lo-Fi un po’ anni ’90 un po’ ’00?

L’impatto è quello selvaggio del Budget Punk, le sonorità son quelle scarne e minimali dell’Indie Rock (quello fatto bene, tipo Guided By Voices o Modest Mouse o Neutral Milk Hotel più Punk Rock), la filosofia è quella Punk Rock del pochi fronzoli e dritti al punto: costruire una strofa su di un solo accordo e arrivare al ritornello senza disperdere nell’etere idee e soluzioni. Tutto ben compattato e coerente, senza sbavature e voli pindarici.

Mostrano un po’ le carte, in verità, quando coverizzano gli Wire di Pink Flag in “Mr.Suit” (dite cosa vi pare ma uno dei dischi e uno dei gruppi fondamentali per capire gli ultimi 40 anni di musica tutta), ma le confondono subito dopo con una versione Lo-Fi e scheletrica di Going to Pasalaqua dei Green Day, ma le confondono per chiarire che il loro approccio è, sin da questa prima demo, chiaro, definito e ben impostato.

Se la cover degli Wire è un chiaro tributo, quella dei Green Day è una dimostrazione di carattere (p.s. comunque il primo Billie Joe è un autore piuttosto felice che, ok, non inventa nulla, ma sa il fatto suo per quanto riguarda armonie da mandare a memoria).


Palánta “Demo”, 2022


Dopo gli S.H.I.T. nell’Hardcore si è iniziato a fare psichedelia, o per lo meno si è provato a ipnotizzare l’ascoltatore con ritmiche ossessive, riff ruvidi e violenti e voci urlate trattate con il reverbero. Ebbene, direi che il successo, infine, c’è stato. Anche queste Palánta, dall’ Ungheria, ribadiscono il concetto e lo portano a spasso alla loro maniera, aggiungendo un synth alla pozione ipnotica, improvvise sortite dispari e un po’ di Garage manieristico che, nel delirio generale, diventa tutt’altro che di maniera.
Anche loro sono un’occasione da non perdere per non lasciarsi sfuggire l’ennesimo treno di un genere che, nei suoi vari sottobosco, continua ad evolversi mentre la gente perde tempo a commentare le ultime cazzate dei Maneskin.



Ostseetraum “Mondmenschen”, 2022-Mangel Records




Di NDW, ve lo assicuro, ci sarà sempre bisogno, e di Minimal Wave mitteleuropea pure.

Figuriamoci se le due cose si mescolano in una genesi perfetta: il rigore che si sposa con struttura fredde, scarne, quasi prive, se non di vita, senz’altro di vitalità. Piccole miniature di canzoni sostenute da una linea di basso ossessiva e da una chitarra che appare e scompare.

Piccole miniature che scivolano fra i mobili di casa, sotto i tappeti e si impossessano quindi del tuo intero quotidiano sviluppando una sorta di dipendenza. Si cade vittime di questo stile, di questo approccio, come se la contemporaneità richiedesse proprio questo alle nostre persone: tornare all’essenziale, al nocciolo di ogni questione.

Gli Ostseetraum conoscono la strada verso queste riconquiste e con questi cinque brevi brani c’è ne disegnano una mappa ben dettagliata. La sintesi è una qualità davvero notevole.

 



Raut “Raut”-2022, Syf Records

 



Alla Syf vogliono essere parte integrante del movimento Egg Punk mondiale e, fino ad oggi, ci son riusciti donando al genere nuovi stimoli e spunti sui quali lavorare con entusiasmo (una certa vena oscura, metropolitana, da vicolo cieco).

Questi Raut, al loro debutto, sono parte di questa volontà e, per certi versi, ne sono il manifesto definitivo: ritmiche meccaniche che si fondono con chitarre serrate ai limiti del pulito ed un’atmosfera che, grazie ai synth e ad un cantato enfatizzato da un riverbero soffocante, getta un’ombra Cold Wave sull’intero insieme.

I Raut fanno certamente Egg Punk, ma lo fanno a modo loro, col tipico approccio della Syf: tesi, antitesi, destrutturazione, oscurità, claustrofobia ed un velo di ironia.



Rododendros “Stop the World”, 2022-Unlawful Assembly


https://unlawfulassembly.bandcamp.com/album/stop-the-world



Non so cosa sia di preciso, Garage Punk anni ’60? Hardcore Punk con accompagnamento di un organo farfisa? Non saprei davvero, ma fatto sta che ne voglio due…
Quando l’ho sentito scorrere la prima volta non volevo quasi crederci, vabbè che il Garage anni ’60 è la base di qualsiasi cosa strida, corra, polverizzi e distrugga, ma che qualcuno si prendesse la briga di unire due punti così distanti fra loro e farli dialogare, proprio non me lo aspettavo…


Mettiamoci poi che il risultato è più che piacevole e direi che, una volta superato l’effetto sorpresa, si possa rischiare di rimanere assuefatti da questi suoni e da queste urla. Ora che i Rodendros sono ufficialmente entrati nella mia playlist di Bandcamp, mi auguro vivamente che creino un filone a sé; un territorio sul quale sperimentare e creare nuovi spunti.

Intanto attendo impaziente nuove prove del trio di Chicago, magari proprio un bel Full Lenght (ci sta tutto, credetemi).

 



Silicon Heartbeat “CS000000000000005”, 2022



Ma a voi non viene mai il desiderio di fare roba alla buona?

Prendere un synth da due spicci, una Drum Machine trovata per caso da un qualche robivecchi, un microfono da Karaoke e cimentarvi in un qualche esperimento sospeso tra Punk alla Suicide, Minimal Wave mitteleuropea e uno sfondo obbligatoriamente DIY?

Fossi in voi proverei che mi pare che se si ha dono di sintesi, nessuna pretesa di prendersi sul serio e tanta creatività rischiate pure, a un certo punto, di rendervi conto che, con la musica, si può far tanto con veramente molto poco. Silicon Heartbeat ne è la prova concreta: tre pezzi che nella loro struttura naif incantano e deliziano tanto riescono a sembrare irruenti nella loro staticità ritmica e con delle melodie fredde e glaciali prodotte da un synth mezzo scassato.

L’arte sta davvero tutta nell’ingegno e nel saper sfruttare quei pochi mezzi a disposizione.

Altro non serve.


Spam “Demo II”, 2022

Saranno pure ironici questi argentini, tra intro volutamente pompose e autotune usato come un coltello in mano a un bimbo di sei mesi, ma a me non fanno ridere.

C’è qualcosa di disperato in quest’ironia, qualcosa di malinconico e di rassegnato e io non posso fare a meno di notarlo e riconoscermici
“Non so cosa mi potrà capitare, ma so che ci andrò incontro ridendo. Quel ghigno comico che è dietro ogni cosa tragica” così Stubb, capitano in seconda di Achab sul Pequod, si autodescrive al lettore in Moby Dick; così paiono dire gli Spam in questo disco, dove si sorride di un sorriso amaro e si scherza con vena fatalista.

Egg Punk che tira dritto, armonie che sanno di Black Metal, urla da gola sgozzata.

Trovate l’ironia qui dentro e sarete salvi.

 



Spore “Rabid Intent”-2022, Not For The Weak Records



Giù senza pietà, affonda il coltello fino al manico, fino al manicomio. Urla, muro di suono eradicato su tutto quel ch’è storto, marcio, corrotto a questo mondo: Lo-Fi come se piovessero bombe atomiche dal cielo.

I Discharge di Hear Nothing che risuonano in nenie che cantano di stragi, mutilazioni, ustioni, incubi, oscuri presagi. Una sezione ritmica che non cede di un millimetro ed è spietata, chirurgica, fenomenale nel suo essere semplice e, proprio per questo, risolutoria.

È un percorso accidentato, ricco di ostacoli ed imprevisti, quello che ci si para di fronte in Rabid Intent ma, nonostante l’asperità , è un piacere inoltrarcisi e perdersi nelle sue divagazioni Noise (durano pochi secondi, tutto è tenuto a freno da quel rigore rappresentativo tipico di chi sa il fatto suo…).

Nonostante ci appaiano come poco entusiasti del futuro, auguriamo agli Spore un futuro roseo e mille uscite come questa.



SPRGRS “EP1”, 2022


I dati che mi esaltano del movimento Egg Punk sono i seguenti:
1. È internazionalista, una linea trasversale che passa attraverso l’intero globo e che crea le sue varianti a seconda del paese ospite
2. Melodico e Naif, rimane comunque fastidioso a molti; magari anche ai punk stessi
3. Lo può fare e lo fa chiunque: un nerd solo nella sua cameretta con un PC e un synth, un gruppo di Punkabbestia dopo una stoppa colossale e anche tu.


Detto questo vi invito ad ascoltare questi SPRGRS, da Granada-TierraDeSangreEdeChimere, che sono al loro debutto e ci ingannano con il loro Egg Punk latino che demolisce la passionalità e l’impeto con un rigore ritmico ed una voce in perenne siesta. L’Egg Punk dei SPRSGR si ribella di fatto ai luoghi comuni e ci consegna, a suo modo, una critica a questi.

L’egg Punk è forte anche per questo.


Todd Killings and the Contracts “Todd Killings and the Contracts “, 2022-Slow Death Records





Che si sappia: l’apocalisse è prossima e resterà poco di tutto quello e di tutti quelli che abbiamo amato, seguito e creduto.

Non mi importa: da qui fino alla fine resterò in piedi, le mani unite intorno alla bocca, a gridare “Rock ‘n’Roll!!!”; perché il Rock n’Roll è sempre vivo, una primigenia spinta verso l’amore per la vita e, per la vita, io l’amerò. Detto questo: Todd Killings and the Contracts, al di là della dotta citazione già nel nome (Todd Killings è un pezzo di uno dei miei gruppi preferiti di sempre: gli Angry Samoans), sono Rock n’Roll in senso compiuto e vivono di tutt’altro che citazioni; pezzi come coltelli piantati nello sterno, urlati, devastanti, accidiosi, sospesi perennemente tra tradizione e un futuro fatto di Bidonville e ritrovati riti pagani per propiziare la pioggia e curare carestie.

Quando la desolazione di città fatte deserto diventa furia, rabbia e frustrazione, ecco che arrivano i Todd Killings e, con tre pezzi in sei minuti, riassumono un modo di essere: vivere veloce ed estinguersi per sbaglio. Riferimenti al punk moderno (Research Reactor Corp., 3D and the Holograms…) ma con i piedi ben saldi nel cemento armato di squisiti gruppi anni ’70/’80 racchiusi nelle Compilation Killed By Death e Bloodstains.

Nuova formazione da seguire con attenzione e dedizione, potrebbero dare gioie ben più ampie m futuro prossimo.




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