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Recensione : Koi Forest – Koi Forest

Il primo album dei Koi Forest è una lotta contro la corrente della banalità, nuotando fuori dai canoni del pop tradizionale per raggiungere derive rock e indie inedite.

Koi Forest - Koi Forest

Una foresta di sempreverdi che circonda un lago abitato da carpe koi colorate, fiori di loto che sbucano a fior d’acqua e una leggera brezza profumata tra le fronde. La copertina dell’album di debutto dei Koi Forest è semplice, il loro nome riempie quasi tutto lo spazio, increspato qua e là come se galleggiasse, spezzato da quelle che sembrano due code emerse dallo stagno. Ma sotto il velo sottile della superficie, si  nasconde un senso di inquietudine, di urgenza, di trepidazione, che nasce dallo scontro tra neo soul, pop e progressive rock.

Originari di Zwolle nei Paesi Bassi, i Koi Forest contano nella loro formazione quattro componenti: Koen Gardebroek alla batteria, Deborah Slijkhuis al basso e pianoforte, Sebastiaan Visser alla chitarra e Selma Ebbens alla voce. Dopo tre anni passati a mettere in ordine ogni tassello e sistemare maniacalmente ogni piccolo dettaglio, nel 2025 esce il loro omonimo album di debutto, autoprodotto e autonomamente distribuito.  Il loro nome è un omaggio alla carpa koi, che nella tradizione orientale è simbolo per eccellenza dell’unione tra opposti, tra yin e yang, tra bianco e nero, tra acqua e fuoco, tra forza e soggezione. La carpa lotta contro la corrente per risalire il fiume in cerca di acque più pulite, a volte ci riesce altre si arrende e si lascia trasportare, si ostina a farcela e non demorde se si perde per qualche secondo, sa che solo fare ciò per cui è nata è una vittoria. La musica del gruppo suona esattamente così: per un attimo cede a un neo soul paradisiaco per attaccare subito dopo con un alternative rock spietato, si fa cullare un po’ dalla corrente di un pop smielato e ricomincia la corsa su onde psichedeliche difficili da cavalcare. La voce di Selma ricorda lontanamente quella di una Erykah Badu in erba, sospesa tra le basi del leggendario “Choose Your Weapon” degli Hiatus Kaiyote e le derive sperimentali di “You’re Dead!” di Flying Lotus.

Tutto il disco si dipana nel viaggio di una carpa che risale la corrente, intrepida nella sua risalita verso la sorgente. Forse un po’ suo spirito guida, in “Nayade” incontra uno spirito dei fiumi, una naiade, lasciva e ammaliante, difficile da afferrare e portare con sè. La ninfa spiega l’odissea che ci attende: c’è la psychedelia nel ritornello a spirale, c’è un accenno dell’alternative rock che tornerà nelle tracce successive, c’è giusto un pizzico di neo soul per accompagnarci nella quiete di “Koidreams”. “What Is Inside” parte sicura di sé su una chitarra terribilmente anni 80 e percussioni al rallentatore, con il collaboratore di lunga data di Lauryn Hill e Kamasi Washington BIGYUKI alla tastiera. Ora più convinta che mai e pronta ad affrontare i flutti avversi, la nostra carpa si muove sul grunge aggressivo di “Silence Is Golden”, dalle sfumature quasi metal, con cui i Koi Forest dimostrano la loro versatilità su un pezzo che cambia continuamente ritmo, inizia come una qualsiasi canzone pop e finisce in un tripudio di chitarra elettrica da suonare sdraiati a terra.

Una piccola pausa, una giornata idilliaca dopo giorni di pioggia è quella descritta in “Stay Awake”, pronti a uscire a piedi scalzi sulla terra bagnata in “Tree”. La musica si spiana, emerge la parte più soul della band, aiutata dai cori che fanno eco alla voce incantata di Selma, tra urla languide e batteria in lento accelerando a sciogliere l’atmosfera tesa. “Breathe In Breath Out” parte come una qualsiasi hit pop, un po’ alla “As It Was” di Harry Styles, un po’ R&B alla Jamila Woods, tra falsetti e striduli intonati in un pezzo squattrinato e confusionario. L’assolo jazz di David Binney sul finale è la ciliegina sulla torta, colpo di genio del gruppo nell’inserire il sassofono su un brano già di per sé carichissimo.

Prima del rush finale, “No One Told Me (Love Could Be Like This)” culla la nostra carpa raccontando come ci si innamora, preparandola all’ultima corsa verso la sorgente in “Change” in un tripudio soft rock tipico della band, affrontando una volta per tutte la corrente per arrivare alla tanto agognata meta. Aleggiano solo sintetizzatori, percussioni e echi lontani della voce di Selma sul finale, mentre il pezzo si spegne del tutto insieme all’album.

Chissà se la carpa protagonista ha finalmente raggiunto le tanto sperate acque più pulite. Sicuramente ci siamo riusciti noi, che nel marasma di un panorama musicale attuale fatto di canzoni tutte uguali copia una dell’altra abbiamo pescato un disco originale e ben pensato, con uno stile unico e una direzione ben precisa. I Koi Forest si dimostrano all’altezza di un genre blending difficile, tra suoni molto diversi tra loro, ma che se chiusi sotto una campana di vetro pop incrinata quanto basta per far circolare aria, può rivelarsi un vero e proprio gioiellino. Manca solo il giusto trampolino di lancio, e i Koi Forest potrebbero essere la nuova scoperta indie a far parlare di sé.

 

Koi Forest – Koi Forest tracklist

  1. Nayade 04:00
  2. Koidreams 01:05
  3. What Is Inside feat. BIGYUKI 04:15
  4. Silence Is Golden 03:55
  5. Stay Awake 05:37
  6. Tree 05:28
  7. Run Before I Swim 05:33
  8. By Your Side 06:07
  9. Breathe In Breathe Out feat. David Binney 05:04
  10. No One Told Me (Love Could Be Like This) 04:20
  11. Change 05:19

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