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Recensione : THE QUEEN IS DEAD VOLUME 196 – Abissi, Clawfinger, Gorrch

copri le ultime novità metal: il rock psichedelico degli Abissi, il ritorno rap-metal dei Clawfinger e il black metal avanguardista dei Gorrch. Leggi ora!

Abissi, Clawfinger, Gorrch

ABISSI

“Paramagia” è il secondo disco dei milanesi Abissi, formati da Francesco Menghi(ex-Veracrash), Luca Ibba (ex-ODE), Agostino Marino (Little Pig) con il bassista Alessandro Stranieri, ed esce per Octopus Rising, sussidiaria di Argonauta Records. Semplicemente questo disco è un lusso per menti corrotte dal rock duro e deviate moralmente.

Gli Abissi riescono a fare benissimo la cosa più difficile, ovvero fare qualcosa che prenda ispirazione da cose conosciute per poi fare altro di totalmente innovativo. Testi molto belli in italiano, musica con giri megalitici di chitarra che spaziano da sua Altezza Toni Iommi a cose più recenti e desertiche, una sezione ritmica che si muove come uno scorpione nelle giunga urbana e ti punge quando meno te lo aspetti.

La formula degli Abissi è in apparenza semplice, ma se lo si ascolta attentamente questo disco è scritto e composto molto bene e con grande cura, fa quello che vuole e raggiunge le sinapsi molto rapidamente. Il titolo è quanto mai appropriato, dato che quello che troviamo qui è una magia che è diversa dalle altre, è uno stupore stupefacente, ci sono momenti di assoluta perfezione come la strumentale “Grabovoi”, meraviglia distorta che ti porta sopra le nuvole.

Tutto il disco è un piccolo miracolo, un viaggio che non ti aspetti e che motiva il nostro amore per un certi tipo di musica dura e psichedelica al contempo. La musica degli Abissi crea una strana armonia giocando fra i contrasti, fra i bassi e i giri di chitarra, formando un universo che arriva molto bene all’ascoltatore. “Paramagia” è uno di quei dischi che nascono nel sottobosco e sono delle autentiche scoperte, momenti che rendono migliore la vita di noi viziosi.

Disco weird e anche molto calato nella nostra epoca, con un bellissimo video di presentazione del pezzo “Pizzo”, che rende in maniera molto migliore quanto scritto sopra.

CLAWFINGER

“Before all we die” è il nuovo disco degli svedesi Clawfinger su Perception, una sussidiaria della Reigning Phoenix Music. Questo disco è sicuramente uno dei più attesi nel campo metal alternativo, nu metal e rap metal dato che è il primo per il gruppo nordico a distanza di ben diciotto anni da “Life will kill you” del 2007. I Clawfinger sono stati uno dei principali gruppi europei di rap metal e nu metal, producendo dischi fondamentali per il genere come il debutto “Deaf dumb blind “ e “Use your brain”, diventando ben presto fondamentali per questo suono. Ora, i tempi sono cambiati, tanto musicalmente come per il resto delle cose e i Clawfinger sono tornati per dire la loro, e la dicono molto rumorosamente.

Come afferma giustamente la stessa band la nave sulla quale siamo tutti sta affondando e si pretende che tutto vada bene e l’orchestra suoni, per non destare maggiore preoccupazione. Invece in questo caso l’orchestra si chiama Clawfinger e ci sbatte in faccia tutti i problemi che stiamo vivendo, dal pericolo vitale del fascismo e del nazismo, la mancanza di privacy e di libertà, gli abusi contro le minoranze e i paesi più poveri, un disco che è protesta, un grande vaffanculo e un po’ di terapia consolatoria attraverso un suono duro e sinuoso che sa trasformarsi in melodia quando occorre.

“Before all we die” è un lavoro che riesce a contestualizzare molto bene nell’epoca attuale un suono che unisce rap e metal, e che si pensava avesse terminato i suoi giorni di gloria, invece questo disco dirompente riporta al rap metal la sua caratteristica principale : la denuncia sociale, l’urgenza e la durezza della rabbia. Rabbia anche contro noi stessi che stiamo permettendo una lenta discesa verso la fine per la razza umana e per il nostro pianeta.

Come capita sempre con i Clawfinger il gruppo riesce a stupire l’ascoltatore, mostrando una maturità musicale persino superiore ai loro maggiori successi precedenti, per un disco che li riporta sulla scia della musica che volevano fare, dopo i mega tour del passato, i mega festivals e i tanti dischi fisici venduti. Sono più vecchi, più sinceri verso sé stessi e fanno un disco che mena tanto e con grandi melodie, tanta varietà musicale e tanto altro.

GORRCH

I Gorrch sono un duo black metal proveniente dal nord est italiano e sono formati dai fratelli Droich alle chitarre e al basso e da Chimsicrin alla batteria, voce e tastiere. “Stillamentum” è il loro primo lavoro che esce per Avantgarde Music, un piccolo capolavoro di black metal sotterraneo, molto all’avanguardia e con molte influenze dai generi e dalle ispirazione più disparate. Ascoltare il disco è un’esperienza unica, come per quasi tutti i dischi proposti da Avantgarde Music, come avventurarsi in una grotta dove l’unica cosa conosciuta è l’entrata, dato che non si sa nemmeno cosa ci sia dentro.

La potenza musicale del duo è particolare, dato che si parte dal black metal classico per concepire un qualcosa che è davvero innovativo, rituale, quasi una liturgia per un culto sconosciuto. Ciò che colpisce subito dei Gorrch è la capacità di far vibrare fortissimo il loro black metal in un gioco di contrasti molto particolare ed originale, le canzoni si snodano sempre con un andamento particolare, potete e anche visionario.

Per descrivere la musica dei Gorrch si può benissimo parlare di visione messa in musica, o ancora meglio di allucinazione uditiva, come entrare nel cerchio di un culto sconosciuto e il nostro cervello rimane prigioniero di esso. Il cantato in italiano rende benissimo, personalmente sono un grandissimo estimatore del black metal in italiano, qui c’è tantissima qualità e lo si sente anche dai testi.

A volte l’intensità del disco è talmente alta, che il suono compatto e denso del disco fa quasi sanguinare l’ascoltatore e questo è un altro aspetto notevole di “Stillamentum”. Un lavoro straniante e che fa storia a sé, uno di quei sempre più rari dischi che fanno recuperare la fiducia nella forza creatrice e al contempo del distruttrice del black metal inteso come rottura della nostra realtà, sospensione del giudizio e abbandono a questo culto.

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