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Recensione : Bart and the Brats – Omonimo

Uno fra questi ascolti "virtuosi" è certamente l'ellepì dei transalpini Bart and the Brats, band i cui elementi vantano un notevole curriculum consistente nell'aver precedentemente militato in formazioni di alto lignaggio.

Bart and the Brats - Omonimo

Bart and the Brats – Omonimo

L’estate sta finendo e un anno se ne va: che ci possiamo fare la stagione, dell’amore viene e va con l’età e ci vuole qualcosa per tenersi a galla e sopravvivere a questa merda e quindi per combattere il logorio della vita moderna,  il sopravvenire dell’autunno ed il drammatico contrarsi delle giornate cerchiamo qualcosa tipo: nuovi ascolti, il Genoa e la lietezza che alberga nei nostri cuori all’avvicinarsi del Santo Natale.

Uno fra questi ascolti “virtuosi” è certamente l’ellepì dei transalpini Bart and the Brats, band i cui elementi vantano un notevole curriculum consistente nell’aver precedentemente militato in formazioni di alto lignaggio.

Questo loro disco, della durata complessiva di ventitré minuti, e la cui canzone più lunga si snoda in due minuti e trentadue secondi – ogni album di punk rock dovrebbe essere all’incirca così – è una botta clamorosa di energia, adrenalinico quanto un gol al novantesimo sotto la Nord! Apre le danze Trash Talk, che ci ricorda un’abitudine cara ai giocatori della Nba tramite la quale si provoca l’avversario usando espressioni non proprio oxfordiane, pur non prevedendo cantato.

Your Face chiarisce subito come i quattro (finti, quanto misconosciuti!) fratellini della East Coast statunitense .abbiano ruolo di numi tutelari, mentre  Predictable e Constant Nonsense alzano l’asticella ricordando le formazioni del roster Rip Off. I Dont Really Care About You è superbamente basica. Stones and Sticks è  invece il brano top della scaletta, il pezzo più garage punk dell’ intero lotto e per concludere, per porre fine alle ostilità, arriva A Boss is a Boss la cui furia controllata ricorda la New York punk di Dead Boys ed Heartbreakers.

Un giorno all’improvviso mi innomorai di te, della tua fantastica maglia, del punk rock, di chi a volte edita queste mie sconbicchierate recensioni: venga quindi l’inverno del nostro scontento, mi sento pronto ad affrontarlo.

P.S.: Queste righe sono talmente piene di citazioni che dovrei provare vergogna. Ma, in fondo, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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