Inarrestabile, continua a imperversare, e conquistare nuovi cuori e adepti, il ciclone garage/dark R’N’R statunitense delle Darts, la all-girl band originaria di Phoenix (ma oggi di stanza a Seattle) sempre più impegnata ad affrontare tour – al di qua e al di là dell’Atlantico – che diventano più lunghi (ma più gratificanti a livello di entusiasmo e riscontro di pubblico) ma graziata anche da una prolifica vena artistica che le sta portando sfornare un album all’anno.
Dopo l’uscita del loro quarto studio album, “Boomerang” nel 2024, e la compilation con inediti “Nightmare queens” (che ha visto la luce l’anno scorso) viene pubblicato quest’anno il quinto lavoro sulla lunga distanza delle ragazze, “Halloween love songs“, realizzato ufficialmente oggi attraverso l’etichetta francese Adrenalin Fix Music.
Il quartetto di streghette noir (da sempre fautrici di un garage rock, allo stesso tempo graffiante e ammaliante, guidato dall’esuberante organo Farfisa e la voce della vulcanica frontwoman Nicole Laurenne, coadiuvata da Lindsay Scarey al basso, Rebecca Davidson alla chitarra e Rikki “Styxx” Watson alla batteria) ha spiegato di aver sviluppato l’idea di questo nuovo disco prendendo spunto da una intervista avuta due anni fa con un magazine francese, nella quale Nicole, tra il serio e il faceto, aveva affermato che la festa/ricorrenza/tradizione di Halloween avrebbe dovuto essere aggiornata, a livello musicale, con una serie di nuovi “inni” e canzoni a tema.
Quella che sembrava una battuta, in realtà, è diventata una sfida, e le Darts hanno davvero preso a cuore la “missione” di riempire quel vuoto, traducendosi in un concept album “sui generis”, sfornando tredici brani collegati a Halloween, strutturati come un “lato A“, nella prima parte dell’Lp, concepito come colonna sonora del momento “diurno” della festività, quella fatta di cantilene e travestimenti mostruosi (“Dream ghost“, “Zombies on the metro“) o vampireschi (“Vampires in love“, con le sue atmosfere da B-movie) praticati dalle giovani generazioni durante il famoso rituale del “dolcetto o scherzetto” (“Every night is Halloween“). Ma col “lato B” del long playing l’atmosfera cambia e si entra nel mood notturno della festa, quello delle zucche malefiche, del macabro associato alla stranota saga cinematografica, Michael Myers che ogni volta viene creduto morto e sepolto, ma puntualmente risorge la notte del 31 ottobre, scappando dai manicomi e dalle fiamme dell’Inferno per venire a cercarci (“Late drive“) per sbudellarci senza pietà (sobillato dalle vibes emanate da “Apocalypse“, “The devil made me do it” e “Darkness“) soprendendoci (“Shadow“) in camera da letto dopo aver fatto sesso caramellato nel bel mezzo di un party a tema (tra “Haunt me” e la Crampsiana “Up in my soul“).
Quando è vigilia d’Ognissanti han paura tutti quanti, ma il garage/fuzz punk di “Halloween love songs” farebbe pogare tutta la casa dei 1000 corpi, e le Darts sono oggi tra le poche band che hanno la capacità (e lo stile, l’immagine goth sensuale, la bravura, lo humour e, soprattutto, le canzoni e il physique du rôle, con energiche performance live in grado di catturare le platee) di far conoscere e arrivare un genere di natura ostico e underground a un pubblico più ampio, a un passo dal mainstream, ma restando fedeli a loro stesse.










