BOLOGNA VIOLENTA “BANCAROTTA MORALE”

BOLOGNA-VIOLENTA

BOLOGNA VIOLENTA “BANCAROTTA MORALE”

BOLOGNA-VIOLENTAOgni volta che mi ritrovo ad ascoltare BOLOGNA VIOLENTAsono perfettamente consapevole che il mio non potrà che essere l’ennesimo azzardato salto nel buio. Da quando ho scoperto l’alter ego di Nicola Manzan [così infatti individuo il progetto BV dovendo provare a definirne la genesi] diversi anni fa, divenuto poi duo dal 2015 con l’ingresso di Alessandro Vagnoni, mi sono sempre dovuto confrontare con un qualcosa che definire spiazzante è poco. È così è stato anche per questo ultimo “Bancarotta Morale”, in uscita il 20 marzo per la triade composta da Overdrive, Dischi Bervisti e True Bypass.

L’album [il sesto della saga inaugurata nel lontano 2006 con il disco omonimo] riprende il discorso lasciato interrotto con “Cortina” tre anni orsono, ma non si limita ad una cronoricontestualizzazione, va oltre.

Elaborandolo ed ampliandolo. Cercando maggiore spessore sonoro. Scendendo in un territorio dove i confini si perdono, e gli strumenti abitualmente usati dal duo vengono temporaneamente messi da parte in favore di armonium ed organo, che si prendono brano dopo brano la scena, fino alla suite finale di 19’10” di “Fuga, consapevolezza, redenzione”.

Ne emerge un album che, come detto in apertura, va oltre [se non addirittura in contrasto] di quanto ci si sarebbe aspettato. Dimostrando che non è la scelta dello strumento “più cazzuto” a determinare un risultato di qualità per “Bancarotta Morale”, ma è l’idea di base dell’album a fare la differenza. È il modo in cui si pensa e solo successivamente si realizza la musica il fulcro di dischi come questo. Il pensiero “coraggioso” che precede l’esecuzione. Non servono le chitarre “supercattive” dal suono iperbolico per fare male e andare a segno con quello che si vuole rappresentare. Occorre una padronanza mentale di base. Altrimenti non si spiega la scelta vincente di Bologna Violenta nel voler sostituire agli strumenti “classici” del proprio repertorio questi meno tipici ma molto più conformi e più contestuali alla risucita finale. È un album che non ti aspetti ma che alla fine riesci comunque a contestualizzare come perfettamente aderente al progetto di Manzan. È solo e soltanto l’evoluzione del suono di BV. Niente altro. Occorre farci l’orecchio e pensare a quella che sarà la prossima tappa del loro viaggio.

Se da un punto di vista sonoro l’album si discosta dagli standard del passato, concettualmente anche questo ha un background culturale di livello sopraffino che si incastra alla perfezione con le trame sonore ordite dal duo. Ritroviamo quindi un gran lavoro di ricerca, che ci regala un completissimo racconto di vite vissute ai margini, condotte moralmente in un modo totalmente esecrabile. Il tutto per ribadire come “le storie raccontate in questo disco sono vere e se vi sembrano moralmente inaccettabili è perché molti comportamenti degli esseri umani sono inaccettabili.

La nostra intenzione non era quella di addolcire la verità, ma di riferirla obiettivamente.” Il concept si sviluppa grazie alla suddivisione in capitoli tra loro storiograficamente slegati che raccontano vicende reali di “Bancarotta Morale”. Storie che nella loro drammaticità alla fine riescono forse a strappare un amaro sorriso per la conclusione spesso grottesca che riportano. Storie riferite “ai drammi della vita al forte contrasto tra l’essere umano e il mondo che lo circonda, ma soprattutto al difficile rapporto tra gli esseri umani stessi.”

Possiamo in estrema sintesi pensare a “Bancarotta Morale” come ad un album “neorealista”, che cerca di rappresentare, anche drammaticamente, un ritratto quanto più analitico possibile dell’esistenza umana e del suo infimo livello morale. Sono quindi scene di vita e di realtà quotidiana, che colgono i protagonisti in un torbido spaccato a cavallo del secondo dopoguerra. Dal truffatore braccato da mezza Europa che si ricicla nel clero per sfuggire alle proprie responsabilità alla famiglia del Polesine più povera moralmente di quanto non fosse già economicamente. Senza scordare la banda di delinquenti polacchi finita in miseria e la mantide dell’Assia [misteriosamente?] scomparsa.

Sono fotografie di un mondo che è molto meno distante dal nostro. Nonostante si possa essere inizialmente portati a pensare che il periodo post bellico sia stato la discriminante “morale” che ha spinto verso il basso, così non è.

Oggi che sguazziamo nell’opulenza il nostro spessore morale è rimasto inalterato, e come allora guarda inesorabilmente verso il basso.

Abbiamo parlato di Bologna Violenta anche:

Bologna violenta – Bologna violenta 2007
Bologna Violenta – Uno Bianca 2014
Surgical Beat Bros VS Bologna Violenta 2015
Bologna Violenta – Discordia 2016
Bologna Violenta – Cortina 2017

[OVERDRIVE RECORDS / DISCHI BERVISTI / TBP]

1. Estetica Morale
2. Gli Affari
3. Il Santo
4. La Scuola
5. Il Ladro
6. Il Picchiatore
7. Lo Stupratore
8. Il Baro
9. La Sposa
10. Lo Sposo
11. La Fidanzata
12. La Cognata
13. Lo Psichiatra
14. Sophie Unschuldig
15. Fuga, Consapevolezza, Redenzione

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