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I ritmi della musica afro-americana in tute le sue molteplici sfaccettature : funky, soul, blues, reagge, jazz, rap


1977 è il primo di tre dischi della discografia del gruppo, che non produrrà altro in seguito, ma che ci ha lasciato autentiche chicche, bellissime fotografie di un’altra epoca, dove il mainstream musicale era di una qualità impensabile ai nostri giorni, basta ascoltare questo gran disco.

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Il suo talento non poteva passate inosservato, con quella voce che dipinge con tele sonore, possedendo svariati registri, con una potenza ed una dolcezza combinate benissimo assieme.

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Questo gruppo svizzero vi stupirà sicuramente, portandovi ritmi da vero zoo sonoro, ma il tutto senza confusione, distillando solo il meglio da queste sonorità,e i Beastie Boys li avrebbero campionati volentieri,

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I Crowd Company fanno un funky soul molto influenzato dalla Motown e dalle cose che andavano per la maggiore tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, quando si incontravano funky soul e pop in maniera notevole.

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Come origami che volano via questo disco va tenuto stretto, gustatelo ad occhi chiusi, sentitelo, perché siete voi.

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Per capire meglio, bisogna fermarsi ad ascoltare la voce di Bobby, e la musica dei Blind Bonobos e sintonizzarsi con il battito notturno del mondo, cercando il si bemolle definitivo.

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la band di Leeds colpisce un’altra volta il bersaglio, con un disco che è un piacere dall’inizio alla fine e che riallinea il nostro spirito con la felicità ed il groove.

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La classe è innata, ma c’è un grande lavoro dietro e si sente, e il risultato è di alta qualità e di altissima ballabilità.

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Il disco ha molteplici funzioni, e può essere usato in molteplici contesti : come colonna sonora per una rapina nel centro di Roma, come base per feste scatenate o dopo sbronza importanti, insomma è sempre il momento per i Funkallisto.

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Si riaffacciano sulla scena i Julie Met, da Bologna, intenzionati col loro EP “OUT OF SIGHT” a far vedere quanta stoffa hanno da vendere; il ben progettato lavoro oltre ad avere qualche asso nella manica, gode di una stabilità musicale ben centrata sul blend di funk, R&B and soul e da lì trascinata su Marte dalla splendida voce di Giulia Matteucci.

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Dirty Labbra è un lavoro originale ed innovativo in un panorama atrofizzato, è un prodotto che è undergound ma non solo, può piacere anche a chi è nato con un altro tipo di rap, come ai giovani che ne conoscono il tipo più moderno.

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Trait d’union di ambrata suggestione e consistenza, tra reggae e jazz, la voce versatile di Zara McFarlane produce con estrema passione e forte spirito di ricerca un albo che potrebbe generare la nascita di alcuni classici futuri, grazie ad un lavoro che permette di far oscillare numerose tendenze ossimoriche atte a diffondere il nù-sound nella sua opera migliore.

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