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Recensione : LE VIE DEL MALE SONO INFINITE (DIODRONE)

Le vie del male sono infinite (diodrone): ALULA “MYTHS AND RITUALS”, KRISHNAMURTI “VAYU”,EX-KAMOTAA “EX-KAMOTAA” .....

Le vie del male sono infinite (diodrone): ALULA “MYTHS AND RITUALS”, KRISHNAMURTI “VAYU”,EX-KAMOTAA “EX-KAMOTAA”

LE VIE DEL MALE SONO INFINITE (DIODRONE)

L’anno si conclude musicalmente sotto un cielo decisamente oscuro. Pervaso da nubi che non fanno presagire nulla che non sia dolore, sofferenza e totale assenza di luce, in ogni sua forma.

Il contesto concettuale perfetto per un’analisi di quelle che sono le ultime uscite che hanno oscurato il nostro quotidiano marchiate DioDrone.

La “capitale del male” ancora una volta ha liberato i frutti del suo ventre, e questa volta i figli bastardi messi al mondo di cui vogliamo parlarvi rispondono ai nomi di Alula, Ex-Kamotaa e Krishnamurti.

ALULA “MYTHS AND RITUALS”

In un contesto pressoché unico come quello pandemico gli incontri nella loro elusiva esclusività possono creare le basi per idee che altrimenti potrebbero non vedere mai la luce.

È sostanzialmente quello che è successo a Francesca Pavesi e Xabier Iriondo e alla loro collaborazione che da casuale è divenuta permanente fino alla creazione di Alula. “Myths and Rituals” nasce da due sessioni di improvvisazione no edit e rappresenta l’incontro tra una chitarra da tavolo autocostruita, una tromba e strumenti elettronici.

L’album, edito da DioDrone nella sola veste in cassetta, limitata a 50 esemplari, racconta un mondo alienato dal concetto di tempo in cui Xabier e Francesca (Idra in questa occasione) cullano l’ascoltatore con loro incontro-scontro sonoro.

È la delicatezza la sensazione che più pervade durante l’ascolto, e che ci avvolge con la sua seducente bellezza. “Myths and Rituals” è senza ombra di dubbio un album elegantemente sofisticato che non perde mai la bussola, riportandoci sempre a quel senso di ammaliante cura con cui il duo sembra volerci prendere per mano, portandoci attraverso miti e rituali che sanciranno la nostra dipendenza dalla loro ricerca sonora.

EX-KAMOTAA “EX-KAMOTAA”

Da una coppia all’altra. Anche Ex-Kamotaa racconta infatti l’incontro tra due diverse anime sonore. Sono in questo caso Elisabetta Tambornini e Riccardo Gamondi, rispettivamente voce e electronics, a raccontare attraverso quattro distinti momenti il loro immaginario fatto di ricerca e sperimentazione legato all’uso e alla riscoperta della lingua latina che muta in provenzale. L’album descrive un viaggio fatto di echi lontani che richiamano suggestioni sacre e profane in costante (dis)equilibrio.

Decisamente molto più rumorista, ma non meno intimista, rispetto a quello di Alula, la proposta di Ex-Kamotaa prende le distanze anche dal concetto di materia andando a sondarne l’aspetto più metafisico.

Se guardiamo all’idea greca di materia intesa come “legno di bosco” che dà vita alla molteplicità del mondo reale, un album come questo, visto anche nella sua componente estetica che pare richiamare concetti affini alla nostra analisi, è senza dubbio il viatico migliore per lasciarci trasportare in un universo sonoro catartico che possa liberarci l’anima da ogni contaminazione contemporanea.

KRISHNAMURTI “VAYU”

Chiudiamo lo spazio “diodronico” con la terza release di coppia.

Krishnamurti è il nome che hanno scelto Giovanni Lami e Lorenzo Abbatoir per dare vita al loro progetto elettroacustico basato sull’uso della Shruti Box, strumento tradizionale indiano. Il loro incontro sancisce la comunione delle rispettive esperienze con lo strumento, e il punto di partenza per un percorso che li porta a cercare di trasformare in suono i testi in sanscrito che lo scrittore surrealista francese Renè Daumal raccolse nel suo “Lanciato dal pensiero”.

Concettualmente strutturato intorno alla divinità induista personificazione del vento Vāyu, l’album ci apre uno spaccato su sonorità ancestrali dal grande fascino e dall’innegabile impatto. Soprattutto in un contesto contemporaneo in cui i valori che ruotano intorno alle tematiche di una figura come quella di Vāyu risultano decisamente pregni di significati da noi ormai troppo velocemente dimenticati.

Non c’è praticamente nulla di contemporaneo in questo album, se non il nostro approccio.

Ragione ulteriore per provare a guardarci dentro, forti anche della traduzione vicina alla tradizione mistica dello yoga che lo vuole anche identificabile come “soffio, respiro”, accezione che mai come oggi ci spinge a un approccio meditativo che possa portarci alla riscoperta di noi stessi.

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