Xabier Iriondo-Irrintzi

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Xabier Iriondo-Irrintzi

Dopo 20 anni di onorata carriera rock rumorista, esce il primo disco solista dell’italo basco Xabier Iriondo, conosciuto per essere stato il chitarrista degli Afterhours, con i quali è tornato recentemente, il fondatore dei Six Minute War Madness, degli A Short Apnea e degli Uncode Duello.

Xabier Iriondo è soprattutto un agitatore sonoro, un ricercatore instancabile di altri suoni, di zone ancora inesplorate. “Irrintzi” è un omaggio alle sue origini basche, che qui escono prepotentemente. Il primo pezzo del doppio disco si chiama “Elektraren aurreskua”, ovvero l’addio di una bimba al suo nonno, suonato con musica tradizionale basca da Gaizka Sarrasola, alle prese con txistu, tum – tum e alboka, tutti strumenti tradizionali baschi.
La seconda traccia è un urlo moderno ed ancestrale, “Irrintzi” appunto, che in basco significa urlo stridente, forte e prolungato; il brano è molto industriale e sporco.
“Il cielo sfondato “ è uno splendido viaggio sonoro attraverso l’India e la sperimentazione sonora, in compagnia del sassofonista Gianni Mimmo e di Paolo Tofani, chitarrista degli Area, forse il più grande gruppo di sempre nella musica moderna italiana. In “Gernika eta Bermeo” il padre di Xabier, Karmel Iriondo Etxaburu, racconta con la sua voce cosa ha visto a Gernika nel 1937 il giorno dopo il primo bombardamento a tappeto delle forze fasciste, e non è un bel racconto …
Arriviamo poi ad una corrosiva cover di Bruce Springsteen, “Reason to believe” da Nebraska, album che Xabier considera il migliore del “boss”, cosa che mi trova d’accordo ; qui la canzone viene rumorizzata e sporcata a dovere. A mio avviso, però, il brano migliore del disco è “Preferirei piuttosto gente per bene gente per male” che è un geniale medley di “Preferirei piuttosto” di Francesco Currà, poeta di fabbrica e fresatore all’Ansaldo, che nel 1977 diede alla luce “Rapsodia meccanica”, un misconosciuto ma fondamentale album di sperimentazione dai testi immensi. “Gente per bene gente per male” è tratto da “Il mio canto libero” di Battisti, un album che in me genera amore e odio, restando comunque un qualcosa di unico. Xabier ama Lemmy Kilmister, dal quale riesce a tirare fuori le cose più punk, come la sua voce, ben evidenziata in “The hammer”, ultimo brano di “Aces of spades”, che suona potente e con le linee di basso bene in evidenza, poiché Lemmy, prima di tutto, ha cambiato il modo di suonare il basso e poi, alla fine, i Motorhead sono un gruppo industrial. Bruno Dorella spunta in questo brano, ovviamente dove c’è metal, c’è Bruno.

“Itzar en semea” (il figlio di Itzar) è un brano del duo basco Pantxo eta Peio, scritto dallo scrittore e politico Telesforo de Monzon, ed è un colloquio tra un detenuto basco, torturato dalla polizia e sua madre; diventato ben presto un inno antifranchista, Xabier lo ascolta dal padre in una cassetta acquistata ad una riunione di Herri Batasuna, il braccio politico dell’Eta.
L’ultimo brano, “Cold Turkey”, è un brano dei meno conosciuti di John Lennon, qui magistralmente interpretato da Agnelli degli Afterhours. Il buon John qui racconta la sua non facile disintossicazione dall’eroina nel 1969: il brano non ebbe molta fortuna e il sig. Lennon, quando restituì alla Regina l’onorificenza di Membro dell’Impero Britannico, scrisse : “Le riconsegno questo Mbe come protesta contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nell’affare Nigeria – Biafra, contro il nostro sostegno all’America in Vietnam e contro il fatto che Cold Turkey stia perdendo posti in classifica. Con affetto, John Lennon.”
In definitiva penso che questo sia il capolavoro di Xabier Iriondo, grande ricercatore e sperimentatore. “ Irrintzi “ apre molte porte, invita ad essere curiosi e celebra un grande popolo, quello basco, che cela molte sorprese. Un disco che non finisce quando la puntina si alza, ma che continua a macinare domande e musiche; la sua uscita avviene nel formato del doppio vinile con il solo primo lato suonabile mentre l’altro è pitturato.

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