FUZZTONES – ENCORE

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FUZZTONES – ENCORE

Ancora tempo di festeggiamenti in casa Fuzztones, che stanno celebrando i quaranta anni del proprio percorso musicale da ben tre anni (dilatati a causa delle restrizioni della pandemia da covid-19) e dopo aver rilasciato, nel 2020, un album di cover sulla storia musicale della loro città, New York (“NYC“) e aver pubblicato nel 2021 la raccolta fotografica “As Time’s Gone“, nel 2022 danno alle stampe un’altra collezione di cover (più un brano inedito, firmato dal frontman e leader del gruppo, Rudi Protrudi, qui anche in veste di produttore del disco) in un Ep intitolato “Encore“, uscito di nuovo su Cleopatra Records.

Mai titolo fu più azzeccato, verrebbe da dire, visto che l’encore, per chi mastica il lessico dei concerti dal vivo, è il momento in cui una band torna sul palco, dopo aver finto di essere uscita di scena e di aver concluso un live, salutando il pubblico ma, in realtà, aspettando dietro le quinte che la folla la reclami ancora per un “bis”, in modo da farla tornare on stage e ringraziare la platea suonando un’altra manciata di canzoni (di solito tre) e prolungando lo show in segno di gratitudine, bruciando gli ultimi fuochi del rituale gruppo-fans dal vivo.

E allora i ‘Tones, tra i capifila del garage rock revival newyorchese degli Eighties, e oggi in formazione a tre elementi (Rudi Protrudi  alla chitarra, al basso e alla voce, Lana Loveland all’organo e l’italiano Marco Rivagli alla batteria) concedono il bis e ci presentano una raccolta di sei pezzi (che diventano otto nel formato CD digipack in edizione limitata a mille copie, contenente due ulteriori cover) di cui uno autografo, l’opening track “Barking up the wrong tree“, concepita come tributo apripista al vero “concept” dell’album, che è la devozione di Protrudi e soci verso le sonorità psichedeliche acide di fine anni Sessanta, che i nostri omaggiano con quattro riproposizioni di oscure gemme di quel magico periodo: “Plastic People” dei  californiani Wildwood, garagizzata a dovere, seguita da “Marble Hall“, singolo dell’omonimo combo canadese, qui resa splendidamente dai nostri (con un ottimo lavoro di Lana Loveland all’organo).

L’orgia Sixties viene interrotta da un rifacimento di un brano tratto dal primo album dei londinesi Bevis Frond (risalente al 1987) il torrenziale heavy psych rock di “Eyes in the back of my head“,  rimaneggiato con sapienza da Rudi Protrudi che, ricordiamolo, nel mese di dicembre di quest’anno veleggerà verso le 70 (settanta) primavere. Ospiti d’eccezione sulla cover di “Land of Nod” dei Rare Earth da Detroit, il chitarrista Lenny Svilar, il batterista Alex Tenas e, soprattutto, il compianto sassofonista degli Stooges Steven Mackay, mentre nella conclusiva “Alexander” compaiono Lenny Svilar (di nuovo) insieme al batterista “Mad” Mike Czekaj e a Wally Waller, storico bassista che compose questo pezzo per gli inglesi Pretty Things. Nella versione espansa in cd troviamo anche la cover di “Let’s live for today” degli americani Grass Roots,  anche loro presenti a dar manforte alla causa, e “Santa Claus” dei Sonics (e su questi ex ragazzacci del Nordovest statunitense non penso ci sia bisogno di tante presentazioni). Suggesstivo l’artwork, a cura di Kiryk Drewinski, che ritrae Protrudi a mo’ di cartoon.

Restiamo in attesa di un nuovo Lp propriamente detto, composto solo da nuovo materiale dei Fuzztones, ma intanto diamo merito all’iniziativa di proporre una selezione di cover inconsuete e poco prevedibili.

TRACKLIST

1. Barking Up The Wrong Tree
2. Plastic People (Wildwood)
3. Marble Hall (Marble Hall)
4. Eyes In The Back Of My Head (The Bevis Frond)
5. Land Of Nod (Rare Earth)
6. Alexander (The Pretty Things)

BONUS TRACK
7. Let’s Live for Today (The Grass Roots)
8. Santa Claus (The Sonics)

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Reverend Shit-Man
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" Io sono un vuoto a perdere, uno sporco impossibile, un marchio registrato, un prodotto di mercato. Io sono un punto fermo, una realtà di base, un dato di fatto, un dato per perso. Non ho codici segreti né codici cifrati, non cerco centri di gravità permanenti. Io sono una pratica evasa, io sono una vertenza chiusa, un vicolo cieco, un pozzo senza fondo. Non sono come tu mi vuoi. "

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