E anche questo festivàl di Sanscemo, un po’ come il Natale – parafrasando una nota citazione di un “cinepanettone” d’annata – ce lo siamo levati dalle balle. Se avete spento TV, radio e computer/web, vi siete tappati le orecchie e lo avete accuratamente evitato come la peste (cosa quasi impossibile, visto che i media hanno fracassato i maroni 24 ore su 24 per una settimana a parlare di quel troiaio, pardon “kermesse“, e qui ci sta bene un’altra citazione da una nota serie televisiva, che definiva ll’Italia un Paese di musichette e canzonette mortifere tutte Dio-patria-famiglia-sole-mare-cuore-e-ammmmore per far godere il popolino col qualunquismo, mentre nel mondo c’è la morte e sta scoppiando la Terza Guerra Mondiale, si paventa il ritorno all’uso delle bombe atomiche e lagggente è ancora lì a scandalizzarsi per un bacetto lesbo tra due cantanti) avete fatto benissimo. Ma anche se siete stati inevitabilmente invasi dal bombardamento coatto di quella immondizia cancerogena forzatamente imposta ovunque, ora potete disintossicare i vostri nauseati timpani con dell’altra musica italiana che – questa sì, a differenza di Sanscemo – vale davvero la pena di essere ascoltata.
Per la serie: “Meglio tardi che mai”, è decisamente il caso di recuperare l’Ep d’esordio, “Bite me“, uscito sul finire del 2025, di Manduria, moniker dietro cui si cela l’one-man band Alessandro Maderna (già chitarrista nei Wave Electric) di stanza a Milano, ma con un moniker che si richiama alla Puglia e alle terre in cui nasce e viene imbottigliato il famoso vino rosso, corposo e intenso esattamente come la musica proposta da Alessandro, imbevuta di garage lo-fi punk e caratterizzata da movimentati live set dal look eccentrico e dal sound debordante, con chitarra, tre amplificatori e una loop station.
Dedicato alla memoria dell’ex compagno di band e compianto amico Carlo Uberti, l’Ep (uscito su Wild Honey Records) si compone di sei pezzi incendiari, con l’opener “Boat” (che vede la partecipazione dei compagni di merende meneghini Bad Plug) a settare subito i ritmi scatenati di questa release, passando per “Shake it” e “AI hate to think” che strizzano l’occhio a Reverend Beat-Man, lo strumentale “Buongiorno” e la trascinante “I say boh” che prendono le atmosfere deviate dei Cramps e ne fanno poltiglia, per finire con la frenetica “New born” che chiude il disco nella scia ispirativa di un altro funambolo come Bob Log III.
“Bite me” riflette in pieno il feeling caotico della giungla urbana della metropoli che ha influenzato questi suoni selvaggi, la Milano cosmopolita città europea, ma anche una caramella avvelenata da scartare e mordere a vostro rischio e pericolo, con Manduria in veste di cerimoniere di feste deliranti e capitano che traghetta la sua ROK boat in mezzo a un mare di elettrica follia.










