The Queen Is Dead Volume 53 – Static Abyss \ Qonicho Ah ! \ Vesssna \ Sleepers’ Guilt 

The Queen Is Dead Volume 53 - Static Abyss \ Qonicho Ah ! \ Vesssna \ Sleepers' Guilt 

The Queen Is Dead Volume 53 – Static Abyss \ Qonicho Ah ! \ Vesssna \ Sleepers’ Guilt 

Static Abyss

Quando sei un veterano del metal estremo, e hai scritto pagine di storia di qualche sottogenere metallico ma tutto ciò non ti basta e vuoi andare oltre, ti circondi di gente fidata e fai un bellissimo lavoro. Questo è il caso degli Static Abyss, duo composto da due leggende del metal estremo come Greg Wilkinson alla chitarra e basso, alla batteria e voce Chris Reifert, sì proprio loro, due membri e che membri degli americani Autopsy.

Gruppo che ha scritto pagine sinceramente brutali di goregrind e death estremo.

In questo “ Labyrinth of veins “ pubblicato dalle Peaceville Records, etichetta che ha scritto la storia del metal estremo, gli scenari musicali sono diversi rispetto a quegli storici degli Autopsy. Questa nuova avventura sonora è all’insegna di un death metal molto veloce e tecnico che incorpora elementi doom nel suo interno, portando una maggiore ariosità e profondità al suono.

La voce di Reifert disegna mondi da incubo mentre pestale pelli in maniera diversa rispetto al gruppo madre, e la chitarra di Wilkinson è molto abrasiva e distorta, e al contempo solida e potente. Insanità, visioni brutali e sangue dovunque, riffs incisivi e death metal a volontà, fatto con lo spirito giusto in pieno stile americano da musicisti che lo conoscono a fondo e che qui sono estremi in maniera diversa rispetto al loro solito. Static Abyss è un progetto più etereo e di profondità diversa rispetto agli Autopsy, è costruito e composto molto bene, possiede solidità e il grande talento di due musicisti che offrono un altro aspetto del loro talento musicale, più lento, più marcio e forse ancora più death.

Pezzi come “ Mandatory cannibalism “ sono il manifesto di un duo che non ha intenzione di lasciare nulla al caso, basti sentire la potenza e la cattiveria di questo pezzo.

Un lavoro molto ben riuscito che trasuda death metal di ottima qualità, con un forte retrogusto doom e atmosferico.

Qonicho Ah !

Sassofono, effetti e batteria, due donne, Marsiglia, free jazz ed improvvisazione. Qonicho Ah si potrebbe descrivere così, anche se c’è molto di più dietro, dento e davanti. La Kaczynski Editions è un’etichetta italiana che divulga suoni altri, vibrazioni libere che non ristagnano nell’appartenenza di genere ma fluttuano gioiosamente ma anche grevemente, alla ricerca di sinapsi che le interpretino come vogliono o come necessitano.

Questo lavoro omonimo delle Qonicho Ah è un ulteriore espansione del loro universo sonoro, un tuffo nell’anarchia del free jazz e del jazz moderno con un duo che amplia molto gli orizzonti degli ascoltatori. Il loro debutto è un lavoro molto ben riuscito, dove il rumore altro marchio di fabbrica dell’etichetta toscana diventa jazz. ovvero quel labirinto sonoro che vive delle teoria del caos e della fantasia dei suoi creatori, di intuizioni, scambi di carreggiata e di vite in bilico.

Il duo marsigliese fa musica totale, un’immersione in suoni che vengono direttamente da un’altra concezione della musica, quella dove l’andamento lineare è un pericolo di noia mortale, dove la libertà è tutto ed il musicista diventa medium fra la creazione e la composizione, dove un fluido arriva e si espande nelle cortecce cerebrali di chi ascolta. Il risultato sono quattro tracce di lunga durata, quattro cosmi da esplorare a bordo di una navicella originale e molto nevrotica, con dei momenti di saturazione sonora in pieno stile metallaro, altri maggiormente onirici e altri ancora a nervi scoperti.

Il livello è assai alto, la qualità si sente e si tocca, le invenzioni sonore sono moltissime, dato che non è facile gestire una tale mole sonora senza saper inventare moltissime cose. Un debutto molto positivo, una ventata di aria fresca, di musica libera e da degustare senza preconcetti di genere e di alcuna sorta, per un disco che va oltre il free jazz e la impro, abbracciando molti codici musicali.

SLEEPERS’ GUILT

” Pyre ” è il secondo singolo del nuovo album ” What Remained ” dei lussemburghesi Sleepers’ Guilt in uscita a giugno 2022, con un concerto alla Rockhalle di Luxembourg City il 3 giugno. Il gruppo propone un death metal melodico molto tecnico ed influenzato da spunti progressive, con la potentissima voce femminile di Sany che aggiunge parecchio al loro suono. Lo stile del gruppo è molto ricco e variegato, il suono pieno a altamente soddisfacente, con una produzione sontuosa.

Il video fa parte di un progetto ambizioso e si lega al precedente singolo e video ” Posthuman “, formando un’anticipazione al prossimo album. Gli argomenti trattati sono il post umano, ovvero la tendenza moderna ad andare oltre la nostra umanità, legando il microchip al nostro cervello e anche oltre. Nel metal molti hanno trattato questi territori assai aspri, e gli Sleepers’ Guilt hanno molta originalità e una trattazione progressive, che va oltre i soliti cliché.

Il gruppo del Lussemburgo ha una marcia in più, una tecnica molto avanzata ma anche un saper comporre molto ben strutturato e potente, pieno e convincente.

L’anticipazione del disco mette davvero la voglia di ascoltare il full lenght.

VESSSNA

Il progetto russo Vesssna incomincia nel 2016 per mano di Marianna Luikianova che suona la chitarra e canta, coadiuvata da Marina Scherba alle tastiere.

Lo stile musicale del gruppo russo è un dark rock a forti tinte goth e con un tocco di new wave, il tutto molto particolare e con un forte attaccamento alla tradizione musicale russa volta in chiave moderna. La voce di Marianna è molto drammatica e teatrale, anche i loro concerti ricordano molto l’andamento di un dramma teatrale, la musica è molto ben composta e puntella molto bene il tutto, con ottime aperture melodiche e ritornelli molto coinvolgenti anche grazie al cantato in russo.

Ci sono molti elementi all’interno del discorso musicale dei Vesssna, a partire dal rock gotico molto tenebroso, alla grande libertà che godono le chitarre, che partono spesso in voli molto liberi che aggiungono imprevedibilità alle canzoni, che sono sempre ben scritte e costruite come delle favole molto oniriche. Il concetto di goth dei Vesssna è molto distante da quello comune in occidente, qui non è soltanto una posa ma un modo di vedere e vivere la vita, in maniera differente.

Il titolo del disco in inglese si può tradurre con ” Beats and monsters ” che si lega benissimo con la loro musica, dato che sono per davvero ritmi e mostri, gli uni si legano con gli altri e noi nel mezzo a godere di entrambi. Un disco molto ricco e piacevole, con una concezione diversa di gotico, si paa quanto si vuole su Bandcamp.

 

 

 

Massimo Argo
argomassimo01@gmail.com
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