iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : :: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #39

Spazio per questo trentanovesimo episodio di :: acufeni :: a Adam Badí Donoval, Beta Voids, Blut Aus Nord, Flesh Narc e Frostmoon Eclipse.

Adam Badí Donoval, Beta Voids, Blut Aus Nord, Flesh Narc e Frostmoon Eclipse.

In un periodo particolarmente nero come quello che stiamo attraversando non potevamo che scegliere dischi che tendono all’oscurità, anche se attraverso differenti scale cromatiche. Spazio per questo trentanovesimo episodio di :: acufeni :: a Adam Badí Donoval, Beta Voids, Blut Aus Nord, Flesh Narc e Frostmoon Eclipse.


Adam Badí Donoval :: a mirror where the image and the mirror wholly coincided

Terzo album per Adam Badí Donoval, artista multidisciplinare slovacco, con base a Bratislava, attivo principalmente nei campi della musica sperimentale, dell’ingegneria del suono e della scrittura. Oltre a sonorizzare il rumore, è infatti attivo anche da un punto di vista di critica, scrive regolarmente di musica e i suoi testi sono apparsi su testate specializzate come Bandcamp Daily e Fact Magazine. Quello che rende Donoval una delle figure da seguire con maggiore attenzione, in un mondo in cui molti, anzi troppi, si cimentano con il rumorismo, è la sua capacità di riuscire a creare un ponte emotivo tra il passato e il presente davvero toccante, realizzato attraverso l’utilizzo di nastri d’archivio rimodulati. a mirror where the image and the mirror wholly coincided è un album che guarda all’abbandono, e alle rovine che abbiamo lasciato alle nostre spalle.

Tra filed recordings e registrazioni d’epoca Donoval costruisce un suono “nuovo” con cui cerca di rappresentare al meglio quello che è il suo sentire più intimo. Il disco è chiaramente un qualcosa di personale che esula dal concetto di melodia e punta all’alienazione sonora e alla ripetitività come segnale della circolarità del tempo. Ostico soprattutto per chi non gravita in questi ambienti abitualmente.


Ma basta lasciarsi andare, e seguire Donoval nella ricerca di quelle istantanee in dissolvenza che catturano istanti segnanti e momenti che credevamo di avere scordato. e che la memoria aveva sepolto senza nemmeno forse rendersene conto. Alla fine del tutto l’album risulterà meno difficile di quanto non si pensi, al punto di spingerci ad affermare che Adam Badí Donoval è riuscito ancora una volta a conquistarci con la sua idea di connetterci con il passato, connettendoci attraverso le immagini scaturite dal suono che riproduce in un processo di causa – effetto. Un’idea realizzata con un intelligente uso di loop analogici, filed recordings e fruscii, in grado di evocare memorie sbiadite e nostalgia con cui saturare la nostra voglia di malinconia e oscurità.


Beta Voids :: Scrape It Off

Debutto in 10″ su Hovercraft Records per i Beta Voids, sestetto statunitense di Astoria, Oregon. Scrape It Off è un disco interessantissimo che abbiamo molto apprezzato per il suo tentativo di riportare in auge quello stile hardcore punk tipicamente statunitense della west coast degli anni ottanta. Scelta che si evince anche dalla tracklist limitata a soli sette pezzi, per una resa sonora complessiva di poco più di tredici minuti totali. Abbiamo cercato online, ma si trovano davvero pochissime info sulla band.

Per cui lasciamo da parte la bio, e ci concentriamo solo ed esclusivamente sul disco. Il primo impatto è quello che ci serve per metabolizzare l’idea del sax come elemento fondante intorno a cui costruire il suono.

Idea che spiazza ma al tempo stesso risulta decisamente intrigante. Al netto di questo, con il ripetersi degli ascolti, il sax tende a perdersi, in un mix perfetto che permette ad ogni strumento (voce compresa) di avere il proprio risalto in una resa collettiva dinamica e travolgente. Un disco, quello dei Beta Voids, che riconcilia con la nostra (ormai perduta) gioventù, in un rimando di citazioni che riportano alla mente quell’hardcore che ci ha forgiato, e che oggi ritroviamo a fatica, sommerso dalla voglia di fare sempre qualcosa di diverso in cui crogiolarsi allo specchio, perdendo però il contatto con la forza dirompente di un connubio musica politica che non può non essere alla base di un genere come questo. Un disco di grande energia quindi, che mostra un grande carattere, e che esalta la prestazione sopra le righe delle due cantanti alla prese con un assalto verbale trascinante.

Un album freschissimo e folle, che non sembra aver perso un briciolo della sua dignità sociale, frutto di una denuncia diretta e provocatoria. Beta Voids è una realtà energica che mostra di avere delle idee e di non aver paura di metterle in piazza, urlando, in un delirio disordinato che affascina per il suo saper essere spontaneo e imperfetto. Probabilmente la scena hardcore non è mai morta, al contrario nostro.


Blut Aus Nord :: Ethereal Horizons

I Blut Aus Nord festeggiano i primi trent’anni di attività (l’esordio Ultima Thule è infatti datato 1995) con Ethereal Horizons, ennesimo album che esce per la Debemur Morti Productions, e che sancisce ulteriormente il connubio ultradecennale con l’etichetta che ha sostituito la Candlelight Records al fianco della band francese negli ultimi anni. Risulta difficile stabilire una graduatoria di merito nella loro discografia dei Blut Aus Nord.

La band transalpina ha infatti realizzato una serie di album di un livello medio qualitativamente alto, che hanno saputo accontentare praticamente tutti, oltranzisti e non. fedelissimi e arrivati della venticinquesima ora. ragion per cui ci limitiamo a sottolineare come l’album a nostro parere sia da inquadrare come un ottimo sunto di quello che negli anni la band ha rappresentato sotto il punto di vista creativo.

Un album in cui la ricerca melodica prevale sull’intransigenza sonora, e che, come tutti i precedenti, si rivela di non facile e immediata assimilazione grazie a tutta una serie di venature avanguardistiche, che spostano il pathos in direzioni costantemente diverse, ma pur sempre consacrate ad un’apertura atmosferica di grande impatto, e notevole fascino, che non fatichiamo a indirizzare orientati (anche se la band forse non ammetterà mai) ad una ricerca della bellezza come elemento che governa il cosmo. Ethereal Horizons è un disco sostanzialmente “spaziale”, che mostra una band a fuoco, capace di realizzare un album che suona coeso, senza picchi elevati o cadute, che suona costantemente adeso all’idea di fondo, e da vedere come un unica suite divisa in sette momenti.

L’album cambia il proprio registro infinite volte, riuscendo però a portare con sé l’idea di provare a mostrarci un mondo cangiante ed esoterico, in cui sembra regnare un alone di magia e misticismo, dove dissonanti e scintillanti armonie catturano la nostra mente fino alla dissoluzione finale. Un album che rappresenta l’inquietudine interiore di chi guarda all’orizzonte del cosmo prima di imbarcarsi in un viaggio allucinatorio.


Flesh Narc :: Yokers

Quella dei Flesh Narc è una realtà ormai consolidata in ambito noise rock. Del duemilaquindici ad oggi hanno realizzato una media di oltre un disco all’anno, EP e singoli esclusi. Un numero impressionante di release per il trio texano, formatosi una dozzina di anni fa in quel di Denton, una manciata di chilometri fuori Dallas. Yokers rientra a pieno titolo in quella che è ormai la loro storia sonora, fatta di un noise rock dissonante, ruvido e selvaggio. Il loro è un approccio che non ammette repliche.

O si sta con loro, e ci si lascia trasportare in un territorio alienante dove vigono regole che esulano da quelle che sono le nostre consuetudini, oppure si stoppano immediatamente e si passa ad ascoltare altro. Noi abbiamo scelto di osare. E ci siamo riempiti i timpani, con un album che ci invita a lasciarci andare, a non porci domande. In Yokers c’è un’indubbia sublimazione del caos, che però, se presa nel verso giusto, rivela un’autentica fucina di rumore che risulta gradevolissima, grazia a tutta una serie di dettagli genialmente collocati nei brani, e pronti a prendersi la scena.

L’unica nota è quella di cui sopra: siamo pronti a scendere a patti con la distruzione della razionalità che i Flesh Narc ci propongono? Detto questo c’è poco altro da aggiungere, se non che la scelta della doppia batteria non fa altro che aumentare il livello dello scontro, andando a costuire un’architettura sonora ai limiti del parossismo. Registrato in presa diretta, l’album guarda a riprodurre quelle dinamiche che solitamente caratterizzano le esibizioni live del trio, attraverso una mai sopita voglia di esplorare il suono, con una sfida neuronale di grande impatto.

Un disco acido, eccentrico, e, a suo modo, psichedelico, che non è affatto confuso (e confusionario) come potrebbe apparire a chi lo approccia con superficialità e distacco. Non a caso escono per la Decoherence Records di NY etichetta specializzata in musica rumorosa, disorientante e stimolante.


Frostmoon Eclipse :: As Time Retreats

Ottavo album per i Frostmoon Eclipse, che arriva a distanza di sei anni dal precedente Worse Weather to Come. Il disco permette alla band di proseguire in quel processo di distacco dal black metal delle origini da parte del quartetto spezzino che da poco ha superato i trent’anni di attività, festeggiati insieme alla Immortal Frost con una riedizione di alcuni loro album del passato in una nuova veste grafica. As Time Retreats va infatti nella direzione che li sta portando a introdurre sempre più elementi meno legati ai cliché del genere in cui vengono solitamente inquadrati, e quindi in grado di dimostrare il valore assoluto della band. Anche con questo recente album i Frostmoon Eclipse sembrano avere tutte le carte in regola per potersi elevare al di sopra della media nazionale.

As Time Retreats ce li mostra ancora una volta in completo controllo, forti del fatto di aver realizzato un album glaciale che riesce ad essere caldissimo grazie ad un bilanciamento pressoché perfetto delle varie anime che lo compongono.  Non abbiamo mai fatto mistero del nostro totale apprezzamento nei confronti di quelle realtà sonore che cercano di intraprendere una strada che possa portare alla creazione di uno spazio e di un suono proprio, all’interno di un filone musicale ricco di ottusità spacciata per tradizione, in cui tutti suonano in modo identico e sovrapponibile agli altri. E quando ciò accade, come in questo caso, non c’è molto da aggiungere.

C’è solo da tacere e da ascoltare, che è esattamente ciò che vi invitiamo a fare, sapendo che non rimarrete delusi. Se l’album risulta lineare nella sua costruzione, e mantiene una logica di fondo, che mostra l’unione di intenti, è solo grazie alla grande personalità della band spezzina, attenta anche alla componente lirica delle proprie composizioni, mai banale e di grande introspezione, intrisa di pessimismo, delusione e paura per il senso di inquietante distacco dalla realtà che stiamo vivendo.

In sostanza As Time Retreats si può inquadrare come un album emotivamente intenso, che speriamo possa essere quello della “svolta” verso un qualcosa di meno ferocemente legato ad un passato che – crediamo – oggi non rappresenta più la comfort zone della band. Un disco interessantissimo, che si caratterizza per una grande atmosfera di fondo che permea tutta la scaletta, modificandosi a seconda degli intenti, e dei momenti, ma che resta costante, e che avvolge l’ascolto. Un album di grande cupezza che cattura immediatamente, ma che mostra il meglio di se dopo ripetuti ascolti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

"La città delle donne. Sicurezza, spazio pubblico e strumentalizzazione del corpo femminile nel contesto urbano. Una prospettiva di genere" di Bianca Fusco (Red Star Press)

La città delle donne di Bianca Fusco

Nel momento in cui abbiamo deciso di raccontarvi “La città delle donne”, l’esordio per Red Star Press di Bianca Fusco, abbiamo scoperto che, di recente, è andato in stampa il suo secondo libro “Lo spazio urbano come terreno di conflitto.