iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Buzzcocks – Attitude adjustment

Ci hanno preso gusto, i rinnovati Buzzcocks. Dopo il comeback album “Sonics in the soul” che, nel 2022, segnò il ritorno sulla lunga distanza della leggendaria punk band inglese, a quattro anni dalla scomparsa del suo compianto frontman/chitarrista Pete Shelley (e, dal 2018, capitanata dall’altro membro storico del gruppo, il chitarrista e frontman Steve Diggle, che ha preso in mano il timone della nave, preservando l’eredità punk rock del passato per traghettarla nel presente e, si spera, ancora per molti anni futuri) i nostri hanno pubblicato, all’inizio di quest’anno, un nuovo disco, il loro dodicesimo complessivo: “Attitude adjustment“, uscito sulla benemerita Cherry Red.

Confermata la line up a tre elementi – con Diggle alla chitarra e voce, Chris Remington al basso e Danny Farrant alla batteria, coadiuvati in sede live dal chitarrista Mani Perazzoli – il veterano ensemble di Manchester, fondato nel 1976 (e che dunque, quest’anno, festeggia il mezzo secolo di percorso, un traguardo incredibile per una delle primissime band a formarsi ed emergere nella scena punk albionica) e noto per la sua formula “chitarre ruvide più melodie irresistibili” che ha fatto scuola (nonché per aver ufficialmente sdoganato, con l’Ep “Spiral scratch“, il concetto di Do-It-Yourself applicato all’autoproduzione musicale, e segnato l’inizio della stagione delle etichette discografiche indipendenti, che pubblicavano il materiale delle band in autonomia, con una logica slegata dai meccanismi delle grandi major dell’industria musicale) riesce a sfornare ancora dischi ispirati ed energici, regalandoci dodici nuovi brani (più due intermezzi) in cui lo stile inconfondibile dei nostri resta fedele alla linea ma, allo stesso tempo, cerca anche di innestare qualche elemento di novità nella sua proposta sonora, senza snaturarla.

Se il singolo di apertura “Queen of the scene” e pezzi come “Poetic machine gun“, “Seeing daylight“, “Tears of a golden girl“, “Just a dream I followed” e “Feeling uptight” contengono tutti i marchi di fabbrica dei Buzzcocks (riff elettrico portante che si stampa in testa, ritmi sostenuti e armonie pop brillanti) in altri episodi il combo mancuniano prova a rimescolare gli stili e tentare qualche esperimento: la severa “Heavy streets” colpisce duro coi suoi riff martellanti e riporta alla mente le atmosfere più elaborate e tormentate di dischi come “A different kind of tension“; “All gone to war” è una delle sorprese del full length (dalle stimmate acustiche JohnLennoniane, con liriche amare) insieme a “Break that ball and chain” (dal feeling alla Motown che non ti aspetteresti esattamente da un gruppo come i Buzzcocks) e alla conclusiva “The greatest of them all“, una ballad eseguita con uno stile a metà strada tra Beatles e Paul Weller.

Nothing is forever, ma intanto Steve Diggle a settant’anni “suonati” ancora “gliel’ammolla” in studio e sui palchi, con lo stacanovista entusiasmo di un ragazzino (come ha potuto constatare qualche mese fa, dal vivo in Italia, chi vi scrive) che porta avanti una storia che, da cinquant’anni, non smette di allietarci con una ricetta sonica che non invecchia e su cui non tramonta mai il sole.

TRACKLIST

1. Queen Of The Scene
2. Games
3. Seeing Daylight
4. Poetic Machine Gun
5. Tear Of A Golden Girl
6. Heavy Streets
7. One Of The Universe, Pt. 1
8. All Gone To War
9. One Of The Universe, Pt. 2
10. Jesus At The Wheel
11. Just A Dream I Followed
12. Feeling Uptight
13. Break That Ball And Chain
14. The Greatest Of Them All

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

The Molotovs – Wasted on youth

Eccoli qui, attesi al varco, i nuovi cocchi della scena rock ‘n’ roll inglese, i giovanissimi Molotovs. Dopo una manciata di singoli, usciti l’anno scorso,

The Damned – Not like everybody else

E’ ciò che hanno fatto i Damned, veterana punk/goth/dark band inglese, che ha dato alle stampe “Not like everybody else”, tredicesimo lavoro sulla lunga distanza..