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Recensione : The Molotovs – Wasted on youth

Eccoli qui, attesi al varco, i nuovi cocchi della scena rock ‘n’ roll inglese, i giovanissimi Molotovs. Dopo una manciata di singoli, usciti l’anno scorso, e una attività concertistica già nutrita (che li ha visti suonare negli Stati Uniti, e che ha toccato anche l’Italia, oltre ad aver condiviso il palco con Iggy Pop, Damned, Libertines, Blondie e i riformati/rinnovati Sex Pistols senza Johnny Rotten/Lydon) che aveva suscitato curiosità, interesse e anche una buona dose di entusiasmo tra pubbico e “addetti ai lavori”, la new sensation britannica quest’anno è arrivata al fatidico album di debutto, “Wasted on youth“, uscito su Marshall records.

I Molotovs sono londinesi, poco più che maggiorenni, si sono formati durante il lockdown nel periodo pandemico del covid-19, e il nucleo fondamentale dell’ensemble è composto da Mathew “Matt” (chitarra e voce) e Isabelle “Issey” (basso e backing vocals) Cartlidge, fratello e sorella che, dopo aver cambiato diversi batteristi, hanno trovato in Noah Riley un membro in pianta stabile dietro le pelli. Due teenagers indirizzati, dai genitori, a una educazione musicale a base di Small Faces, Who, Kinks, XTC, Specials, il punk/pop di Buzzcocks e Undertones, un po’ di “brit pop” ma, soprattutto, i Jam, band-feticcio che i nostri sembrano aver eletto a loro fonte di influenza primaria (tra Issey a dimenarsi col suo basso Rickenbacker à la Bruce Foxton, e soprattutto il cantante/chitarrista Matt palesemente ispirato al Paul Weller di fine Seventies come stile vocale, movenze sul palco e a livello di immagine, con look curati e impeccabili, dai chiari riferimenti Mod revival, al punto da avere ricevuto la benedizione proprio dal “Modfather” in persona come suo erede più credibile) per un melting pot Mod/indie rock che sembra suonato/cantato dal figlio di “Ace Face” Sting (tale è la somiglianza) di “Quadrophenia” (il film).

Il disco parte subito in quarta con la grintosa “Get a life“, che sprizza attitudine punk (che avvolge anche i due minuti scarsi della sarcastica “Popstar“) mentre “Daydreaming” cita a piene note la stagione del “brit pop” (Oasis e Verve). Non mancano canzoni dalle strutture più elaborate (“Come on now” e “Nothing keeps her away“) Ma è la “quota Jam” a essere preponderante ed emerge in brani come “More more more“, la stessa title track, “Newsflash“, “Geraldine” e nella conclusiva e frizzante “Today’s gonna be your day“, pezzi che non avrebbero sfigurato in “This is the modern world” o “All mod cons“. La vena Sixties oriented on steroids pulsa nitidamente in “Rhythm of yourself” (uno degli highlights dell’Lp, dove i Kinks della Swinging London fanno a botte al pub coi fratelli Gallagher, Pete Doherty e Miles Kane dopo una ventina di birrozze) il tutto condito da testi non banali per essere materiale sfornato da adolescenti di oggi.

Due ragazzini che sembrano due predestinati, già inseriti in giri grossi, ma il talento compositivo c’è ed è innegabile, sono venuti su ascoltando musica “vecchia” ma seria e solida (a differenza di certi fenomeni da baraccone strapompati dal mainstream alle nostre latitudini, durati il tempo di una cagata al cesso e scoppiati nella loro stessa inconsistenza) e la loro sfrontata esuberanza giovanile può solo far sorridere e riscaldare il cuore di tanti “boomers” rinfrancati dal fatto che, oggi, non tutti i “kids” si siano fottuti il cervello con trap/urban, AI e autotune. Speriamo che con l’età adulta non si smarriscano e mantengano questa teenage angst ancora per tanto tempo.

TRACKLIST

1. Get A Life
2. Daydreaming
3. More More More
4. Come On Now
5. Nothing Keeps Her Away
6. Wasted On Youth
7. Geraldine
8. Newsflash
9. Rhythm Of Yourself
10. Popstar
11. Today’s Gonna Be Our Day

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