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Recensione : Polvere Di Pinguino – Stand By The Dream

Tutto ciò per dirvi che la prima volta nella quale mi imbattei nei Polvere di Pinguino mi chiesi perché una band rock'n'roll avesse scelto un nome così strano ed inconsueto.

Polvere di Pinguino

Polvere Di Pinguino – Stand By The Dream

Lungi da me fare la consueta, stucchevole elegia sui bei tempi che furono.

Sul come fossimo puri, incontaminati, alternativi e diversi dalla massa. Ma un dato di fatto resta inconfutabile: alcuni anni or sono le informazioni, riguardo qualsiasi argomento, erano molto più difficili da reperire, si lavorava sovente tramite intuizioni e rimandi, aguzzando la curiosità ben oltre i rarefatti confini odierni.

Tutto ciò per dirvi che la prima volta nella quale mi imbattei nei Polvere di Pinguino – presenti su di una cassetta fattami da un amico e dall’enigmatico titolo Nuovo Rock Italiano – mi chiesi perché una band rock’n’roll avesse scelto un nome così strano ed inconsueto.

Ci arrivai qualche tempo leggendo una poesia di Gregory Corso, Matrimonio, e fu una piacevole quanto inattesa scoperta; come invece arrivai alla poesia non lo ricordo – ecchecazzo mica posso rimembrar ogni cosa!

Il pezzo che compariva su quel nastro era la splendida Open My Hands alla quale spetta il compito di aprire questa ristampa licenziata con la consueta puntualità dagli amici di Area Pirata. Ne seguono altri sedici tra i quali spiccano il roccioso punk’n’roll del brano che dà il titolo alla raccolta e l’incalzante Back To Zero che – arricchita persino dai fiati – mostra l’ascendente che hanno avuto i Radio Birdman su tutte le band rock’n’roll del pianeta.

L’unico neo dell’operazione è dovuto all’ostracismo dell’etichetta che, ai tempi, pubblicò una parte del materiale della band, e a causa del quale questa raccolta non può essere ancor più esaustiva sull’intera parabola dei Polvere di Pinguino. Pazienza, perché lo spirito incendiario del gruppo e la magnifica copertina di questo disco valgono di per se stessi l’acquisto e non solo per chi possa oggi dire, alla Mario Capanna, “formidabili quegli anni”.

Chiudo queste mie righe ricordando che i nostri provengono da Carrara, capitale libertaria italiana, e ciò mi offre lo spunto per dedicare questa mia recensione a Horst Fantazzini, loro capiranno fin troppo bene il perché lo abbia fatto.

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