The Queen Is Dead 74 – Built To Spill \ Endnomos \ Mud Spencer

The Queen Is Dead 74 - Built To Spill \ Endnomos \ Mud Spencer

The Queen Is Dead 74 – Built To Spill \ Endnomos \ Mud Spencer

Non si può cominciare meglio nel parlare dei Built To Spill, un gruppo indie pop rock fra i migliori al mondo, qui con la nuova uscita su Sub Pop Records. Passiamo poi da atmosfere indie ad un doom metal di alta qualità con l'esordio degli Endonomos su Argonauta Records. Rimaniamo sempre su Argonauta Records con il nuovo ep di Mud Spencer, una creatura musicale già letta su queste pagine, un'esplosione di psichedelia e tantissimo altro per chiudere questo episodio.

Non si può cominciare meglio nel parlare dei Built To Spill, un gruppo indie pop rock fra i migliori al mondo, qui con la nuova uscita su Sub Pop Records. Passiamo poi da atmosfere indie ad un doom metal di alta qualità con l’esordio degli Endonomos su Argonauta Records. Rimaniamo sempre su Argonauta Records con il nuovo ep di Mud Spencer, una creatura musicale già letta su queste pagine, un’esplosione di psichedelia e tantissimo altro per chiudere questo episodio.

BUILT TO SPILL

Ritornano i Built To Spill con ” When the Wind Forgets Your Name “ il nuovo disco per la Sub Pop Records. Ormai è difficile stupirsi di quanto siano bravi e pieni di idee, ma questo lavoro mette l’asticella ancora più in alto. Il loro suono caldo grazie alla giusta dose di distorsione, con un grande afflato pop grazie soprattutto al cantato di Douh Martsch deus ex machina del gruppo, fa un ulteriore passo in avanti, risultando ancora meglio, e non era ancora facile.

Il gruppo ha intrapreso il suo percorso musicale dal 1992, o per meglio dire lo ha fatto Doug, unico membro ad esserci ancora dal giorno uno, dato che i Built To Spill sono il suo progetto. Anche per questo disco Martsch ha voluto cambiare i componenti del gruppo, per avere ancora una volta un suono diverso e ben distino rispetto al disco e ai dischi precedenti, e ci è riuscito benissimo, dando un connotato assai originale a questa opera.

L’intero disco è pervaso da un senso di malinconia, una dolcezza aspra o una dolce tristezza a secondo di come si voglia guardarlo, rimane il fatto che Doug ha una capacità compositiva fuori dal comune, riuscendo a portare l’ascoltatore in un mondo differente, ovattato ma non per questo meno reale, anzi.

Grande parte in questo lavoro l’hanno avuta il produttore punk lo-fi brasiliano Le Almeida e con il suo collaboratore di lunga data João Casaes, entrambi della band jazz rock psichedelica Oruã. L’amalgama con Doug funziona alla perfezione, se si pensa che causa pandemia il disco è stato in pratica suonato a parte le linee di basso e batteria del duo brasiliano, registrato e prodotto interamente da Doug. Il risultato è un piccolo capolavoro di musica alternativa, orecchiabile pur non essendo scritta per dover piacere per forza o vendere, esce proprio così, in questa maniera leggermente sbilenca ma così vera e piacevole.

Ogni canzone è una storia diversa, qui e là spuntano suoni diversi rispetto al passato, ma rimane e viene migliorata la radice stessa del suono dei Built To Spill, quel quid che li ha fatti amare in giro per il mondo e sicuramente questo disco lento e da gustare aumenterà il numero di chi li segue fedeli.

Un gran bel disco di indie pop rock, e ascoltandolo vi evitereste tante altre cose sicuramente meno piacevoli di questo disco, che ha i particolari curati particolarmente bene.

ENDONOMOS 

Disco omonimo di debutto per gli austriaci Endnomos sull’italiana Argonauta Records, con un doom metal venato di death molto evocativo e di stampo classico.

Come i grandi gruppi di questo sottogenere gli Endnomos creano un’atmosfera crepuscolare molto ben strutturata con un cantato in growl, riffs di chitarra lenti e granitici, con una sezione ritmica che suggella il tutto.

Per essere un disco di esordio ” Endnomos ” contiene molte indicazioni di un particolare talento per questo gruppo, che ha davvero le caratteristiche giuste per farsi apprezzare dai tenaci amanti del death doom, che non sono moltissimi ma gli sono molto attaccati e con ragione, perché ascoltando questo disco si viene rapiti in una dimensione diversa dalla nostra, dove le leggi fisiche sono differenti e dove ciò che non si vede ha grande importanza. Il gruppo austriaco sa benissimo quando accelerare e quando rallentare un ritmo che non è mai velocissimo, ma lento e inesorabile, con i numi tutelari del genere ben presenti. Gli Endonomos sono la creazione musicale di Lukas Haidinger che qui suona il basso, musicista e produttore già in gruppi come Profanity, Nervecell e  Distaste, con la quale porta a galla la sua personale visione musicale, ed è un gran bel sentire.

Per questo debutto ha riunito intorno a sé musicisti molto capaci come Armin Schweiger alla batteria, Philipp Forster alla chitarra e Christoph Steinlechner all’altra chitarra.

Il tutto è stato registrato, mixato e masterizzato dallo stesso Haindinger nei suoi DeepDeepPressure Studios, e il risultato è un eccellente disco di doom death metal con molta epicità e con vette notevoli.

MUD SPENCER 

Nuovo ep su Argonauta Records intitolato ” In mud we trust “ per Mud Spencer, l’avventura solista di un incredibile musicista statunitense che risponde al nome di Rodolphe e che compone e suona tutto da solo, lanciando il suo verbo musicale da una sperduta isola indonesiana. Inoltre il nostro Rodolphe non effettua concerti e soprattutto promuove pochissimo la sua musica, prendendosi tutto il tempo per comporre e suonare.

Il precedente ” Fuzz Soup ” era un disco incredibile, una miscela allucinogena di psichedelia, garage, surf e fuzz solo per citarne alcuni. Bene, in questa seconda opera Mud Spencer si è ulteriormente superato portando ad un livello superiore la sua visione musicale.

L’ep è un continuum di psichedelia declinata in tantissime maniere e fatta in un modo molto originale, come se il tutto fosse un’immensa jam suonata appunto nel fango come dice il nome del gruppo, e come ribadiscono il titolo e la bellissima copertina di questo ep, che rende benissimo l’idea della fisicità di questo disco che irrompe nella nostra mente per portarci via.

Il suono è come il salire di una droga, lo fa per gradi in maniera continua, avvolgendo fra le sue spire l’ascoltatore che si deve abbandonare dolcemente. Rispetto alla sua prima opera Mud Spencer amplia le porte della sua opera musicale e rende il tutto ancora più distorto e onirico, ma sempre molto tangibile grazie a quell’anima fuzz che è la colonna portante della sua proposta musicale.

Ci sono molti modi per suonare la psichedelia, che più che un genere musicale ben definito è uno stato mentale alterato, e Mud Spencer in questo ep ci mostra molti percorsi differenti per farlo oltre che una grande capacità di far viaggiare la mentre di chi lo ascolta. Totalmente strumentale ma con passaggi molto orecchiabili che lo faranno apprezzare anche a chi non ha la testa sempre in un’altra dimensione, io nostro ha talmente tante soluzioni musicali che un ep fatica a contenerle, ma questo formato è la scelta giusta dopo un album come ” Fuzz soup “.

Un bellissimo viaggio da uno delle migliori menti psichedeliche di questi ultimi anni, e il prezzo vale anche solo per l’organo che è meraviglioso.

 

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