WELLES – RADICAL SHIT

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Massimo Audia (già in Playground, Tupelo e Satantango), è qui in veste solista, con il suo progetto Welles. Il terzo capitolo della collana Ectoplasmi (Bloody Sound Fuckory), dedicata a lavori dimenticati, rimasti nei cassetti, super underground e simili, è dedicato proprio a lui. Questo Radical Shit rappresenta il terzo lavoro a nome Welles, dopo i precedenti Ultimate Dollar Oblivion e 33:44. Un intreccio di blues, noise e punk che ha come collante l’elettronica.

Gorilla 75 apre con voce sudata, sporca e chitarre venate di blues e rock’n’roll. Take Metamars Organization, più ipnotica grazie alle tastiere e al cantato, tenta di inarcarsi nei ritornelli, ma è l’ossessività dei primi ad averla vinta. Radical Shit, più ritmata e singhiozzante, genera un flusso sonoro più corposo e intrecciato, mentre Green Power si rifà maggiormente al passato, prima di concludere tra brevi sperimentazioni. Fuck Norris, blues viscerale dai suoni debordanti e confusi, ammicca maggiormente al noise. Animal Sock, invece, molto più definita, si lascia andare a deviazioni cerebrali, reiterate e un poco ossessive. Salamander, più esagitata e nervosa, lascia il posto a Halleluja John, decisamente circondata da un’aura più religiosa e sacrale. Mc Death propone strampalate sonorità coordinate da atteggiamento punk. The Giant, più tendente al country-folk, è un’altro blues sgangherato e se Here She Comes, con voce distorta, si riempie di psicofarmaci e sudore, Slow, al contrario, si mostra molto più elettronica, ricordando gli anni ’80. A Green White Red (delirante punk rock misto a noise e dissonanze) segue He Has The Boat (Yeah), molto più accattivante con il suo rock’n’roll. Infine, a concludere, troviamo Reverend Audia, la quale, ricollegandosi ad Halleluja John, smorza i toni, facendosi più quieta e spegnendosi nel silenzio.

Welles non riesce completamente nel suo intento. Si può facilmente notare quanto lavoro e fatica vi siano dietro queste tracce ma, nonostante ciò, questa volta gli sforzi non vengono ripagati completamente. Le canzoni, venate di blues, punk, elettronica e noise, possiedono una propria identità, ma potrebbero essere più interessanti e, soprattutto, meno ostiche all’ascolto. Nel complesso il disco si ferma un gradino sotto la sufficienza. Più indirizzato a chi è abituato ad ascolti difficili.


TRACKLIST:
01. Gorilla 75
02.Take Metamars Organization
03. Radical Shit
04. Green Power
05. Fuck Norris
06. Animal Sock
07. Salamander
08. Halleluja John
09. Mc Death
10. The Giant
11. Here She Comes
12. Slow
13. Green White Red
14. He Has The Boat (Yeah)
15. Reverend Audia

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