Ricordare un membro fondatore di un gruppo dedicandogli un album composto da cover di alcuni dei brani preferiti del compianto amico. E’ ciò che hanno fatto i Damned, veterana punk/goth/dark band inglese, che ha dato alle stampe “Not like everybody else“, tredicesimo lavoro sulla lunga distanza – e che arriva a tre anni dal precedente Lp, “Darkadelic” – di un percorso che, tra scioglimenti e reunion, va avanti da(lla bellezza di) mezzo secolo, omaggiando il chitarrista Brian James, scomparso l’anno scorso.
L’iconico ensemble londinese (una delle primissime formazioni punk rock di tutto il Regno Unito, che insieme ai Sex Pistols e ai Clash viene sempre menzionata tra i “big three” londinesi che hanno dato il via all’intero movimento, ispirando poi migliaia di band in Europa e nel resto del mondo) non ha certo bisogno di tante presentazioni: è (stato) il primo combo in assoluto del punk britannico a registrare un brano, nell’ottobre 1976 – a distanza di appena qualche settimana dal primo singolo dei Ramones negli Stati Uniti – il folgorante singolo “New Rose“, precursore di uno stile capace di influenzare, con le sue idee e il suo atteggiamento, tutte le generazioni di kids venute dopo quel terremoto multimediale, concettuale ed estetico del 1976-77 che mise a soqquadro il mondo della musica, della moda e dell’avanguardia artistica.
Brian James – che registrò insieme ai Damned i primi due full length, il leggendario “Damned Damned Damned” e “Music for pleasure“, entrambi usciti nel 1977, per poi lasciare il combo – viene tributato dai suoi ex compagni di band (il frontman Dave Vanian, Captain Sensible alla chitarra e voce, Paul Gray al basso e, dopo trent’anni di assenza, il ritorno di Rat Scabies alla batteria, coadiuvati dal tastierista Monty Oxymoron) che, alla fine di un tour negli States, in cinque giorni a Los Angeles hanno inciso le cover di dieci pezzi di artisti che hanno avuto un impatto ispirazionale sul chitarrista e un’influenza su tutto il gruppo. L’idea di riformarsi, nata nel 2021, era stata rinviata a causa della pandemia da Covid-19, e non si è mai concretizzata ufficialmente, per cause di forza maggiore (la dipartita del nostro).
James è presente “fisicamente” sul disco, e lo si può ascoltare in conclusione del platter, nella versione dal vivo di “The last time” degli Stones (quelli veri, quelli con Brian Jones, of course) suonata coi Damned nell’ultima apparizione di Brian sul palco insieme ai suoi vecchi amici nel concerto del 29 ottobre 2022 all’Hammersmith Apollo di Londra (e infatti, purtroppo, quel “This could be the last time” cantato nel ritornello suonò tristemente profetico).
La scelta delle canzoni rivisitate rivela gran gusto e una coerente linea temporale sonora che ha poi contribuito a forgiare l’idea primigenia incendiaria del punk rock: si va dalla riuscitissima cover di “See Emily play“, classicone dei Pink Floyd più interessanti e psichedelici, quelli capitanati dalla psichiatria poetica di Syd Barrett (al quale i Damned proposero di produrre, nel 1977, l’album “Music for pleasure”, opportunità non realizzatasi per via dello stato di salute mentale e psicologica già gravemente compromesso del “Diamante Pazzo”, coi nostri che poi virarono su un altro Floyd, il batterista Nick Mason) all’energica opener “There’s a ghost in my house“, classico Motown di R Dean Taylor interpretato con entusiasmo; grintoso è anche il rifacimento della gemma folk/pop “Summer in the city” dei Lovin’ Spoonful. Fedele all’originale è la versione dell’evergreen Sixties mod/beat “Making time” dei Creation, e trova posto anche una dignitosa rivisitazione di “Heart full of soul” dei funamboli del blues bianco britannico Yardbirds. Ci sono anche i sempiterni Kinks a essere celebrati con l’intenso proto-punk di “I’m not like everybody else“, c’è il garage rock dei Lollipop Shoppe di “You must be a witch” (di un altro personaggio fondamentale del rock ‘n’ roll sotterraneo, sempre poco citato, Fred Cole) e la sanguigna teatralità di “When I was young” degli Animals, tutti con esiti apprezzabili. E, per chiudere il cerchio, non potevano certo mancare all’appello gli Stooges, qui rievocati con “Gimme danger” (e i nostri non sono nuovi a cover dei padrini del proto-punk, avendo già inciso un incendiario omaggio a Iggy e soci con “1970/I feel alright” nell’indimenticabile disco d’esordio “Damned Damned Damned”).
Alla fine di questo viaggio sonico, gli occhi sono lucidi, ma le orecchie sono appagate, i ragazzi si saranno divertiti a risuonare canzoni che hanno formato la colonna sonora delle proprie vite, pur col dolore nel cuore, e siamo sicuri che Brian James sarebbe stato contento del risultato finale. In rocking memory.
TRACKLIST
1. There’s a ghost in my house (R Dean Taylor cover)
2. Summer in the city (The Lovin’ Spoonful cover)
3. Making time (Creation cover)
4. Gimme danger (The Stooges cover)
5. See Emily play (Pink Floyd cover)
6. I’m not like everybody else (The Kinks cover)
7. Heart full of soul (Yardbirds cover)
8. You must be a witch (Lollipop Shoppe cover)
9. When I was young (The Animals cover)
10. The last time (Rolling Stones cover)










