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Recensione : Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi

Scopri “Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi”: avventure, ciclismo e passioni nel 1893. Un romanzo storico e intenso che cattura ogni lettore.

Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi

Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi, edito da Marco Tropea

Questo libro, fondato su una rigorosa documentazione storica e di costume, è un romanzo d’avventura: scontri in bicicletta, duelli, risse, amori tempestosi, balli, attentati, rivolte di massa e repressioni di inaudita violenza. Un racconto epico di una fine secolo (1893) che è stata il nostro West; periodo in cui un nuovo mezzo di locomozione, da molti considerato diabolico, sconvolge la vita delle città: la bicicletta. Ma il ciclismo non è solo uno sport, è anche segnale di un cambiamento profondo: alcuni giovani appassionati del pedale affronteranno in sella ai loro “mezzi meccanici” i reparti di cavalleria del generale Bava Beccaris.

Potrete leggere passaggi come questi:

(…) aveva sempre ritenuto che per uno scrittore, poco importa se di articoli o di romanzi, fosse indispensabile avere a disposizione uno spazio isolato e privatissimo dove raccogliere i pensieri, uno spazio immutabile nel tempo che ti introduceva in un altro tempo, vuoto di suoni e di rumori, e in un altro luogo, puramente mentale (…).
Le infinite affissioni pubblicitarie promettono meraviglie per tutte le tasche. A forza di Grandi Occasioni, di Sconti Formidabili, di Vendite Speciali, ci si può convincere che il migliore risparmio sia dilapidare i propri risparmi.

(…) sono i fatti a misurare l’attendibilità della stampa, o è la stampa a rendere autentica la più azzardata delle fantasie?
I reazionari hanno bisogno della menzogna per mantenere il popolo nell’ignoranza.
(…) dobbiamo cercare di essere felici ora, pur sapendo che è una felicità passeggera. Noi possiamo viverla, la felicità, quando siamo giovani, innamorati, testardi, quando siamo ladri di momenti, ma non potremmo mai viverla in eterno. Una felicità infinitamente replicata ci corrompe, ci disgusta, ci annoia. Abbiamo bisogno che ci venga di continuo sottratta per desiderarla. Ed è allora, quando la passione è da troppo tempo sopita, che la rimpiangiamo più acutamente… e sentiamo di dover tornare a viverla, e a illuderci che questa volta sia duratura. Passerà lo stesso, ma cosa importa? Le esperienze intense possono anche durare pochissimo, ma senza intensità non c’è nessuna esperienza… solo un lungo sonno senza sogni.

Era una donna che aveva trovato le comodità di una vita agiata e ora stava pagando il prezzo di sentirsi inutile.
Come persuadere gli altri, se noi per primi non dispieghiamo energia e volontà, a prezzo di noi stessi, mostrandoci nell’azione, non solo nel pensiero, uomini diversi e nuovi?
(…) ho capito che la realtà non è quel che sembra, ma quel che sembra è altrettanto reale.
Se vuoi davvero cercare la verità, accetta il disordine. E sforzati di coglierne il senso.
La Storia scrive il nostro copione. E noi siamo sempre impreparati alla parte, costretti a improvvisare.

L’Osservatore Romano (…) aveva accostato ciclismo e anarchia, chiedendo rigorose misure repressive su entrambi i fronti. (…) secondo i preti (…) il ciclismo è anarchia degli spostamenti, e l’anarchia è il ciclismo della vita sociale… il giornale del Vaticano ha paragonato il ciclista a un ermafrodito che sfugge a ogni legge sociale e naturale.
L’animo umano è un pozzo oscuro. La luce della Ragione non riesce a penetrare le sue profondità. Ma proprio quando stimiamo un essere umano, unico e insostituibile, proprio allora dobbiamo resistere all’impulso di interferire con le sue scelte, pur se animati dalla sincera convinzione di proteggerlo. E da cosa poi? Dal pericolo o da se stesso? Guai se un amico dovesse un giorno rimproverarci d’averlo costretto a rinnegare i suoi più intimi convincimenti, spingendolo a calpestare la propria dignità, distogliendolo da ciò che egli sentiva giusto, indispensabile fare. Il prezzo della libertà è consentire a ciascuno di scegliere per sé, di decidere della propria vita.
Io non vi chiedo di rassegnarvi al peggio, ragazzi, ma di trovare in voi la forza della pazienza e la fiducia che ogni ingiustizia subita si rivolterà contro i nostri nemici.
(…) il popolo non ha bisogno di divise per sentirsi unito.

Il rispetto non si fonda sul comando e l’obbedienza.
Combattere non è solo scendere in piazza.
La melanconia ci riporta all’infanzia, per ritrovarci molto più sperduti d’allora.

Non c’è niente di più sovversivo di una canzone che non parla di politica. Basta cantarla nel modo giusto e al momento giusto.

Volete sapere qualcosa di più di questo libro? “Le petite diable noir” (il piccolo diavolo nero) è il soprannome dato dai francesi al milanese Romolo Bruni, corridore milanese che, all’epoca, raccolse la sfida di Buffalo Bill per un’epica gara di tre giorni, bicicletta contro cavallo.

Marco Sommariva
marco.sommariva1@tin.it

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