“Smell of grunge, La scena di Seattle e i suoi dischi” scritto da Alessando Cancian e Giacomo Graziano per Arcana Edizioni è il miglior libro che possiate leggere sul percorso musicale e non solo del grunge. Cancian e Graziano scrivono una guida fondamentale divisa in tre parti, che sono battesimo, ascesa e declino. Innanzitutto i due autori riescono a definire in maniera molto semplice e molto adeguata cosa si intende per grunge, e a partire da qui ci portano con loro in un viaggio di scoperta dei dischi più importanti delle rispettive frasi.
Ogni fase descritta è introdotta da una breve introduzione che delimita molto bene la materia trattata in quella sezione. Cancian e Graziano sono due conoscitori molto approfonditi della materia trattata, oltre che essere due grandissimi appassionati di grunge, e hanno studiato moltissimo questo genere musicale e parlano di cose fondamentali come di elementi ancora sconosciuti ai più, come ad esempio la figura fondamentale di Jack Endino, senza il quale questo particolare suono molto probabilmente non sarebbe mai esistito.
Per quanto riguarda il grunge si può appunto più parlare di suono più che di genere, di un miscuglio di hard rock, punk e suoni dagli anni settanta ed ottanta, un qualcosa che continua ad influenzare ancora oggi molti artisti, e lo si può sentire in molti dischi contemporanei. In ogni sezione sono trattati i dischi fondamentali per quel periodo, e sono sempre descritti in maniera minuziosa ed originale, con competenza e passione per un risultato di altissimo livello.
In questo volume si possono trovare descrizioni di dischi da ascoltare assolutamente, angolazioni inusuali di dischi conosciuti, e tantissimi ascolti di opere meno conosciute ma assai importanti per questo suono.
“Smell of grunge” è uno scrigno dei tesori sia per quanto riguarda la parola scritta ma anche, e soprattutto, per quanto riguarda la musica, qui ne troverete a tonnellate, anche con playlist da sentire inquadrando i qrcode presenti nel libro. Leggendo queste pagine si compie il migliore dei viaggi possibili nel grunge e nel suo odore a volte dolcissimo, altre volte decisamente meno, ma sempre interessante come pochi.
L’analisi approfondita di questo libro è la più completa che potete trovare in giro, accurata, approfondita ma mai fine a sé stessa, sempre aperta a ogni livello di conoscenza del grunge : potete benissimo leggere questo libro essendo neofiti, o esperti al massimo livello di un suono che ha cambiato la musica moderna e del quale non abbiamo forse ancora compreso appieno la parabola, dato che è sfuggente per definizione.
Il grunge non comincia e non finisce mai, va ben oltre i suoi interpreti principali come Nirvana e Soundgarden, passa attraverso dischi da nicchia estrema, e continua sotterraneo in tanti giri di chitarra di musicisti esordienti e molto giovani. Scena musicale, contesto geografico e storico, tutto è spiegato benissimo, da veri storici musicali, e con una grande scrittura che ci aprono a gioia e scoperta.
Dopo aver provato a spiegare il libro, arrivano le parole di Alessandro Cancian, coautore del libro, che spiegherà il tutto molto meglio. Ringraziamo per la cortesia Alessandro e l’ufficio stampa di Arcana Edizioni.
INTERVISTA ALESSANDRO CANCIAN
Ciao Alessandro, ci puoi parlare di come nasce la tua passione per il grunge?
A: Per rispondere a questa domanda devo tornare indietro ai ricordi di ragazzino, quando alla mattina prima di andare a scuola accendevo la tv per pochi minuti per vedere le immagini sgranate di Videomusic quando passava il video di “Smells Like Teen Spirit.” Agli occhi del ragazzino che ero quella musica aveva una potenza che non avevo mai percepito prima.
Quello fu il momento in cui realizzai che il rock -e più in generale la musica- avrebbe fatto parte della mia vita. Quell’urto sonoro è diventato presto un’ossessione che mi ha spinto a scavare nelle origini.
E’ così che ho conosciuto la scena di Seattle, la Sub Pop Records e tutto quell’attivissimo microcosmo che ha generato quello che è passato alla storia come grunge.
Come ti viene l’idea di strutturare il libro in tre fasi?
A: E’ stato un processo molto naturale. Quando eravamo a metà della stesura di Smell of Grunge, io e Giacomo Graziano (l’altro autore del libro) abbiamo compreso come fosse necessario dare un senso cronologico alla lista di quasi cento dischi che avevamo scelto di raccontare.
Così abbiamo vivisezionato la parabola del grunge partendo dalle origini, passando per l’apice della Grunge-Mania e chiudendo con il suo fisiologico epilogo. Non solo, abbiamo cercato di contestualizzare la scena musicale e di trovare riferimenti nel cinema e nella letteratura capaci di riflettere lo spirito e il messaggio dei protagonisti del grunge. Abbiamo scoperto che il legame con i bisogni e le esigenze della Generazione X erano fortissime.
Secondo te come si potrebbe definire il suono del grunge?
A: Dare una definizione precisa del grunge non è semplice. Sicuramente, posso affermare che non è un genere musicale in senso stretto. È stata una stagione musicale incredibile e per certi aspetti unica. La scena musicale di Seattle ha messo assieme rabbia e l’impeto del punk-hardcore con l’epica dell’heavy-metal, ma ci sono state anche le decisive influenze del rock degli anni Settanta e del garage-rock dei primi anni Sessanta. Questa miscela dalle sonorità ruvide e selvagge nacque molto spontaneamente e per necessità. Negli anni Ottanta, Seattle era una metropoli culturalmente isolata: troppo lontana da New York, troppo diversa per indole da Los Angeles. I locali per suonare erano pochi e spesso punk e metallari si trovavano costretti a frequentare questi spazi comuni. La contaminazione fu inevitabile. Sarà la Sub Pop Records crederci con ostinazione, affibbiando a quel sound un’estetica precisa e consegnando, forse non consapevolmente, il manifesto culturale di un’epoca.
Descrivi benissimo tanti dischi fondamentali del grunge quali sono i tuoi preferiti?
A: Personalmente sono molto legato alla genesi della Scena di Seattle, soprattutto per l’etica e per il sound ruvido e sporco. Quindi, band come Mudhoney, Blood Circus, TAD, Green River sono le più stimolanti per i miei gusti. Un album come “Superfuzz Bigmuff”è sicuramente stato decisivo per la crescita della scena locale, così come lo sono stati i tanti singoli fatti uscire dalla Sub Pop Records nel biennio ’88-’89. Forse il disco a cui sono più affezionato è Sub Pop 200, un’ambiziosa compilation con il meglio della scena musicale di Seattle. In questa raccolta si percepisce ancora l’energia primitiva di band come Nirvana o Soundgarden che di lì a poco avrebbero ottenuto il successo planetario, oltre a delle chicche incredibili, per veri appassionati della musica indipendente.
Una delle cose belle del tuo libro è che dai suggerimenti per ascoltare in maniera attenta un disco, cosa che si fa sempre meno in questa epoca dell’ascolto veloce…
Scrivendo il libro hai trovato qualcosa che di nuovo in questi dischi?
A: Scrivo recensioni da almeno quindici anni per il mio blog (Heart of Glass) dedicandomi ad artisti indipendenti, quindi, l’attenzione che pongo nell’ascoltare un disco è oramai un fatto abbastanza normale per me.
Tuttavia, scrivere un libro è un’altra faccenda.
Per la stesura di “Smell of Grunge” abbiamo impiegato quasi tre anni, tra ascolti prolungati, ricerca e verifica di tutte le informazioni. E seppur moltissimi di questi album fossero già nelle nostre collezioni di dischi (siamo entrambi fanatici del vinile), ti confesso che è stato bello alla fine notare alcune sfumature nella produzione o nelle modalità di registrazione, senza dimenticare la visceralità di alcune interpretazioni. Elementi che tendono a sfuggire negli ascolti canonici. Quando la musica, dopo tanti anni, riesce ancora a sorprenderti è una sensazione fantastica.
Quale potrebbe essere un minimo comun denominatore per questi dischi ?
A: Alle origini della scena musicale il minimo comun denominatore non può che essere il lavoro della Sub Pop Records che intercettò e produsse la maggioranza dei dischi del Seattle-Sound. L’attenzione delle major discografiche a quanto stava accadendo a Seattle ha sicuramente spostato gli equilibri, rendendo la scena di Seattle un prodotto esportabile nella cultura di massa. Band come Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden o Alice in Chains avevano stilisticamente poco in comune, ma seppur in forme e linguaggi diversi sapevano parlare ai ragazzi della loro generazione con una sincerità inedita, senza aver bisogno di essere idolatrati, ma anzi rifiutando l’invadenza dei media. I protagonisti del grunge non erano rockstar artefatte, erano giovani ribelli, a volte con un passato difficile, ma che in fondo si ponevano le stesse domande che ci ponevamo noi nella solitudine delle nostre camere quando ascoltavamo la loro musica.
Tuoi progetti futuri?
A: Al momento, sia io che Giacomo Graziano siamo molto impegnati nella promozione del libro con serate ed eventi dedicati. Abbiamo già alcuni impegni in agenda. Il 12 marzo sarò ospite mattutino di Radiofreccia per parlare di Smell of Grunge, mentre il 22 marzo Giacomo sarà impegnato al Mind House di Palermo in una serata speciale dedicata al libro e alla musica di quel periodo. Stiamo inoltre lavorando per portare Smell of Grunge in altre città italiane: ci siamo resi conto del crescente interesse di chi ha vissuto o sta scoprendo oggi il grunge. E ne siamo felici.










