The Queen Is Dead Volume 65 – Supasonic Fuzz / Black Capricorn

The Queen Is Dead Volume 65 - Supasonic Fuzz / Black Capricorn

The Queen Is Dead Volume 65 – Supasonic Fuzz / Black Capricorn

Per il primo disco non ci allontaniamo di molto dalla sede di In Your Eyes e siamo ad Imperia per il nuovo lavoro dei Supasonic Fuzz, uno dei migliori gruppi liguri e non solo per quanto riguarda hard rock stoner e fuzz. Per chiudere un grandissimo ritorno, quello dei sardi Black Capricorn con ” Cult of blood ” dove si vola altissimi.

SUPASONIC FUZZ

Nuovo disco per gli agitatori sonori liguri Supasonic Fuzz, si intitola ” Cobracadabra “ e esce per la molto attiva Orzorock Music. Registrato interamente dal vivo agli Onda Studio di Imperia, il lavoro vive di un gran fermento hard rock e stoner rock con un’altissima concentrazione di fuzz e atmosfere southern.

Il gruppo nasce ad Imperia nel 2010, in origine si chiamavano Without… per poi prendere l’attuale nome e hanno sempre picchiato ben bene con un suono che incorpora al suo interno molti elementi, dall’hard rock psichedelico e che deve molto ai mostri sacri, ma il gruppo aggiunge moltissimo di suo, e la loro specialità è rendere molto bene uno stoner hard rock molto distorto e assai coinvolgente, che ti cattura dal primo ascolto e che sa di deserto, maledizioni indigene e abusi di sostanze.

Come solo poche bands underground sanno fare i Supasonic Fuzz mettono nella loro musica qualcosa di speciale e il loro stoner molto fuzz prende vita e ti si attacca come fosse un mojo, e ti va bene essere posseduto da loro perché è quello che vuoi. Il gruppo imperiese sa benissimo come dilatare una canzone come se stessero facendo una jam e renderla molto interessante ogni nota che passa, anzi più continua e più vorresti sentirla ancora. Esempio supremo di questa modalità compositiva è la traccia che chiude il disco ” Black Ivy Ghost ” che ha non finisce mai in pratica.

Suono ruspante e bello possente, musicalità altissima, molto coinvolgenti e incendiari, i Supasonic Fuzz sono un gruppo che affascina dal primo ascolto, e in questo disco registrato dal vivo in studio c’è tutta la loro bravura e carica che mettono nei concerti, e questo disco la riporta tutta. ” Cobracadabra ” è un disco per menti malate che amano quell’impasto sonoro duro e  psichedelico, che sa di sabbia e serpenti, e loro lo fanno benissimo, e sopratutto divertono moltissimo, offrendo una diversa angolatura del suono pesante, come i vicini Carcharodon di Alassio, che sono un’altra storia ma hanno lo stesso approccio sonoro.

Come per il gruppo di Alassio la copertina è disegnata da Boggio Nattero, e se ascoltate entrambi i gruppi raddoppiate il divertimento.

BLACK CAPRICORN

Torna con ” Cult of blood “ su Majestic Mountain Records uno dei migliori gruppi sardi di sempre di musica pesante e occultismo, i Black Capricorn.

Il trio sardo si era sciolto nel 2019, e Fabrizio Monni e le due sorelle Piras sembrava non potessero più tornare insieme con il sodalizio cominciato nel 2008 e dopo dischi fantastici come ” Under the capricorn ” o ” Cult of black friars” giusto per citarne due, Invece succede l’auspicabile e il trio torna assieme per produrre sette meravigliose tracce, sette viaggi in territori occulti e immaginifici. Il suono dei Black Capricorn nasce dai grandi classici come Black Sabbath e Saint Vitus, passa per il doom metal degli anni ottanta e novanta, ha un fascino retro eppure riesce ad essere molto moderno.

Il trio ti mesmerizza portandoti in una dimensione differente dove ti ritrovi a contatto con esperienze paranormali o forse solamente normali, con una serie di culti e credenze antiche che abbiamo sepolto per vile paura sotto tonnellate di modernità e tecnologia.

Il gruppo ribalta tutto, e attraverso il loro sabba ci riporta in una dimensione atavica che è fortemente personale ma non solo, dove non esiste dualismo, dove il male non ha questo nome, e dove il bene non lotta. I loro magnifici toni ribassati, le pelli di Rakela Piras che sono un richiamo al culto, i giri di basso della sorella Virginia che si fondono perfettamente con la chitarra di Monni, il tutto è unico per ché solo loro sanno farlo così e chi ha ascoltato i dischi precedenti sa di cosa si parla. Come supremo esempio di tutto ciò si potrebbe citare la finale ” Uddadhaddar ” un mantra nero e maledetto che narra dell’immensa antichità del popolo sardo e di divinità non certo benigne ma assai più veritiere delle nostre.

Un grandissimo ritorno per il trio sardo, che è uno dei migliori nel suo genere, capace di farti veramente cambiare dimensione durante l’ascolto, che è preferibile ad alto volume. Uno dei serissimi candidati a disco dell’anno, anche solo per il sentitissimo e doveroso omaggio ai finlandesi Reverend Bizarre nella traccia ” Worshipping the Bizarre Reverend “. 

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

On Key

Related Posts

Mudhoney, ad aprile il nuovo album. Condiviso il primo singolo

Dopo un silenzio discografico durato quattro anni (escludendo split singles e la ristampa espansa del 2021 per il trentennale di “Every good boy deserves fudge”, infatti, risale al 2019 l’ultima pubblicazione di materiale ufficiale, l’Ep “Morning in America”) tornano i Mudhoney

Still No One -This is fuel

Still No One -This is fuel: esordio discografico sulla lunga distanza per i trevigiani Still No One dal titolo “ This is fuel”, autoprodotto.

Casual Boots – Casual Boots

Casual Boots: a comporre questo ep fresco di uscita ci pensano quattro pezzi: l’agrodolce Flowers and Raindrops, la smithsiana Lost Things, la fiammata punk di Attitude (il mio brano preferito del lotto) e gli echi degli Housemartins  contenuti in Empty Room.

Memoriam – Rise to power

Atteso ritorno dei Memoriam, il gruppo death metal fondato dal cantante Karl Willetts ex dei Bolt Thrower  da Frank Healy bassista dei Benediction ed ex chitarrista dei Napalm Death, insomma la crema del death metal, coadiuvati molto bene da Scott Fairfax alle chitarre e Spike T. Smith alla batteria.