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Recensione : Night Beats – Outlaw R&b

Quinto lavoro sulla lunga distanza per i Night Beats, "Outlaw R&B", uscito su Fuzz Club Records a inizio giugno, e che arriva a due anni di distanza da "Myth Of A Man".

NIGHT BEATS – OUTLAW R&B

Night Beats – Outlaw R&b

Quinto lavoro sulla lunga distanza per i Night Beats, “Outlaw R&B“, uscito su Fuzz Club Records a inizio giugno, e che arriva a due anni di distanza da “Myth Of A Man“.

Per la band si tratta di un back to the roots, un ritorno alle origini (dopo gli esperimenti folk/soul/pop, quasi al limite del cantautorato, del precedente disco) dettato da influenze psichedeliche fritte nel garage e acid rock dei Sixties (Seeds, Roky Erickson, Electric Prunes, Monks). Composto e registrato durante il periodo intercorso tra gli spaventosi incendi che hanno devastato la California (dove oggi risiede il frontman della band, Danny Lee Blackwell) il lockdown pandemico e le rivolte nelle strade dei cittadini afroamericani dopo l’uccisione di George Floyd, è stato lo stesso frontman Blackwell a definire “Outlaw R&B” un disco immerso nella beautitudine post-apocalittica, la cui musica è dedicata soprattutto alle persone libere, borderline e ai perdenti, agli emarginati, che attraverso queste undici canzoni possono viaggiare con l’immaginazione e sfuggire alle brutture del feudalesimo mentale (l’outlaw del titolo è inteso come colui che si affranca dalle convenzioni e scappa dalle prigioni invisibili della propria coscienza) e abbracciare l’euforica incandescenza dell’R&B psichedelico.

Con quattro album alle spalle, l’elogio della critica musicale specializzata e tour mondiali effettuati in Nordamerica, Sudamerica, Europa, Asia e Sudafrica (con palchi condivisi con band come Jesus and Mary Chain, Black Angels, Black Lips, Ty Segall, Oh Sees e Black Rebel Motorcycle Club) i Night Beats hanno ormai raggiunto un solido status di affidabile rock ‘n’ roll combo (anche se Blackwell, di fatto, è rimasto il solo membro permanente del progetto) che di tanto in tanto può anche concedersi il lusso di variare la formula, come è accaduto nel caso del loro penultimo studio album. Ma il nuovo Lp è tutta un’altra storia e già dall’opening track, “Stuck In The Morning“, si torna su lidi garage-pop sorretti da una melodia ariosa, a cui segue lo psych-boogie saltellante di “Revolution“, il singolo “New Day” (ballad contraddistinta da una chitarra acustica e un feeling malinconico) e “Hell In Texas” (un omaggio alla terra natia del frontman Lee, col suo incedere country rock) mentre nella (breve) “Thorns” finalmente la componente elettrica psichedelica torna in primo piano, e “Never Look Back” (che vede la partecipazione di Robert Levon Been dei BRMC) delizia col suo trascinante groove Seventies funk psichedelico e un basso molto ispirato, che si guadagna facilmente la palma di miglior pezzo del disco. Seguono poi l’esotica “Shadow“, sorta raga rock dal gusto arabeggiante, e  il corposo blues-rock di “Crypt“,  fino alle conclusive “Cream Johnny” (allucinato acid trip che sembra quasi una outtake dei 13th Floor Elevators) il poderoso rock ‘n’ roll di “Ticket” (uscita anche come singolo) e “Holy Roller” che chiude il disco con una sarabanda garage-psych. A inizio settembre, in occasione del “Bandcamp Friday”, è stato pubblicato anche un Ep con le versioni in acustico di sei brani tratti dall’Lp.

Di certo il cambio di etichetta, e il passaggio su Fuzz Club, ha rappresentato una mossa di cui ha beneficiato il sound dei Night Beats, tornato a essere prettamente elettrico (e sperimentale allo stesso tempo) con “Outlaw R&B”, un ritorno a al loro habitat naturale, che ci mostra un Blackwell a suo agio nell’indagare le varie sfaccettature della psichedelia.

TRACKLIST

1. STUCK IN THE MORNING
2. REVOLUTION
3. NEW DAY
4. HELL IN TEXAS
5. THORNS
6. NEVER LOOK BACK (FEAT. ROBERT LEVON BEEN)
7. SHADOW
8. CRYPT
9. CREAM JOHNNY
10. TICKET
11. HOLY ROLLER

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