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I Mashrooms (Stefano Filetti, Danilo Garro, Giovanni Fiderio, Paolo Dell’Aquia, Andrea D’Agata) sono tornati. Ormai cinque anni ci separavano dal loro ultimo album (The Ginko) e le speranze di rivederli insieme cominciavano ad affievolirsi. Ma le cose sono andate nel migliore dei modi. I siciliani non ci hanno deluso e, accompagnati da Sacha Tilotta, sono tornati al Red House Studio di Senigallia per imprimere su disco nove nuovi pezzi. S/T promette di essere un riuscito mix di indie rock e post rock; noi siamo qui per controllare.

Si parte nervosi con Uragano: voce parlata, chitarra a dare il ritmo, basso inquisitore e batteria a costruire sfondi frammentati. Poi l’apertura e il violino a dar respiro, in lievi crescendo. Freedom Flotilla rimane ritmica, ma è più vivace e solare, dall’incedere che diventa sempre più alienante e corposo (finchè l’ingranaggio non salta e si ritorna su lidi più pacati e freschi). Playground deflagra ancor prima di iniziare, per poi stordire con archi e chitarre (mentre una voce se la canta un po’ svogliatamente). Tiranno vede Clayre Boyer alla narrazione e un malinconico violino a disegnare ambienti ed emozioni in un crescendo ansiogeno e urgente, che muta in ossessione e ripetività ritmica, prima di chiudere fra stop&go decisamente efficaci. Cello #2 lascia spazio (come lascia intuire il titolo) al violoncello che, coadiuvato dalle chitarre (sempre in vena di ossessività), ci fa sprofondare in melodie raffinate e coinvolgenti, fino a chiudere con un teso e drammatico finale. Portrait Of A Woman è malinconia in sordina che non esita a crescere mentre Black Widow (strettamente legata al precedente pezzo) si fa aspra e squadrata, fino a diventare poco più che sottile mormorio. Szela parte ridendo, per poi illuderci con una semi-cavalcata che scema rapidamente in reiterate chitarre e in un florido finale di intrecci sonori (che sprofondano nella tempesta). Infine Damn Right, come un ubriaco psicotico che cade su un pianoforte, tira fuori artigli quasi alla Big Black o Shellac, per poi lasciar che sia la melodia a prevalere, fino a concludere sbattendo la porta.

Questo disco è una leccornia. Nove tracce che vogliono farsi ascoltare e che ne hanno buon motivo. I Mashrooms mettono insieme un album decisamente intelligente, ben suonato, ben costruito e così vivace e personale da lasciare il segno nell’ascoltatore. Un indie rock/post rock che è anche math e che tira in ballo Shellac e Ulan Bator. Un consiglio: ascoltatelo.

TRACKLIST:
01. Uragano
02. Freedom Flotilla
03. Playground
04. Tiranno
05. Cello #2
06. Portrait Of A Woman
07. Black Widow
08. Szela
09. Damn Right

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