LAEDERBRAUN – ADE


Recensione

A noi di In Your Eyes piace sperimentare, questa volta proviamo una doppia recensione, due visioni due approcci diversi allo stesso disco. Fateci pensare cosa pensate commentando questo post.

A noi di In Your Eyes piace sperimentare, questa volta proviamo una doppia recensione, due visioni due approcci diversi allo stesso disco. Fateci pensare cosa pensate commentando questo post.

Bob Accio :

Il rock italiano non trova pace, la sostanza formale incalza pesantemente sulla ritmica e una chitarra elettrica ribelle prova a ribaltare quelli che sono gli assetti di ciò che vogliono farci passare per il futuro musicale a cui dovrebbero abituarsi le nostre orecchie; pfui al groviglio di suoni delegati all’elettronica e al subliminale. E invece i Laederbraun optano per tutt’altro approccio musicale, riacciuffando per i capelli, free e lunghi per chi ce li ha, il cuore di suoni e creazioni che da tempo in Italia stanno sprofondando nelle sabbie mobili: parlo di watt, distorsori, monumentali amplificatori, svisate elettriche, sonorità hard rock, blues oscuri, energia grezza, cantine con barilotti di Amontillado nelle quali relegare i dispotismi, fioretti, riffs e moschetti libertari; in tal guisa i Laederbraun sfondano un varco nel mercato indie riaprendo pure a mo’ di ferita l’antica vertenza, old/new.
Una cosa è certissima, i nostri prodi non ci stanno a seppellire l’ascia di guerra della filosofia on stage, sudore e grinta, e la scagliano contro tutti i totem della modernità, spillando dal beccuccio dell’ispirazione 9 pezzi formidabili in veste rock ringalluzzita!
E quel violoncello che apre il quarto pezzo? Che diavolo è? Che cosa succede? No, beh, perchè tracima, si riversa anche nel quinto pezzo e accidenti quanto incide!

Mi arrendo all’ADE, e come Dante, mi affido ai traghettatori che distillando uno dei migliori album italiani del circuito HR, ci permettono di navigare in un universo infernale diabolicamente bello; sono solo parole, le mie, che vogliono incarnare la forza debordante, aliena, psicotropa di ogni particella dell’essere, al fine di affondare nella meraviglia mercurica del genere. Mi sento coinvolto e aitante nel recensire tale disco che pare venuto dallo spazio remoto e che non puzza di rancidume, tutt’altro, profuma di selva salvifica!

Il primo grattacielo dell’incredulità a crollare per mano efficace e pesante della band è “BARRACUDA”, mette in chiaro le robuste manifeste intenzioni.
Subito dopo, eccoci sprofondare nella bellissima “VERTIGINE” della seconda track: chi ci salverà da essa? Ho paura fottuta di questa vertigine ammaliante y vorticosa, spero che qualcuno mi aiuterà. Infatti, il seguente riff granitico di “SONO QUI PER TE” è rincuorante, la vertigine si tramuta in presa di coscienza, resistente scudo contro l’imbambolamento!
I magli perforanti dei LAEDERBRAUN roteano di forza penetrante, avallati dall’assolo RATM, nonché dall’ugola di amazzone che irraggia curvature sexy!
“21 Gr” disorienta con quella viola plagiante i sentimenti, in più la voce, spogliata di ogni orpello ad effetto, decanta scarna disillusione: un invito a guardare oltre ogni immaginazione del sé! Sofferente song che vede duellare viola contro chitarra wha-wha; s’evidenziano il basso imponente e il peso tumultuoso dei colpi di tamburi, siamo nei pressi del mastodontico.
Le fa da pendant “MAREA”; l’arpeggiato della guitar e la viola introducono note malinconiche, i riffs sono quasi metal, il tutto suona come un incrocio tra i Led Zeppelin e i Circus 2000; l’oscuro della song affascina e intriga. Torture dell’anima, plumbei cieli violacei, silver surfer alla voce che sprinta tra le nubi delle elucubrazioni mentali: è sabba!!!
Classic hard rock song: “VIRTUALE” sprona una lirica ostica, la disputa all’ultimo respiro tra chitarra e voce sfocia in iperbolico assolo superROCK! Si oscilla selvaggiamente tra duro beat e Nashville Pussy.
“SPIRALI” fa rizzare i peli dalla goduria, R’n’R ad alto pestaggio, corre sul filo della sensualità hard, nulla stona, reifica la concertata intesa dei membri che schierano tutto il possibile per rendere omaggio a qualcosa di fortissimo.
“OCCHIO NUDO” è avviata dal basso misterioso, il suono della chitarra è un arpeggiato sporco, si scruta il cosmo nel ribollire lento di trame alternative/celebrative spolverate di piatti metallici. La voce conduce sempre magnificamente e le corde fanno il loro seducente lavoro sino al minuto finale dove infilano magicamente il Soul della ritmica.
“INSTABILE” decreta la parola FINE, marchiata a fuoco stile Black Sabbath.

Skarlet:

Dopo un calvario in fase di Lune Up la band raggiunge la propria stabilità con l’ingresso di una voce femminile che darà il proprio contributo insieme all’innesto di un violoncello con il fine ben riuscito di impreziosire il bagaglio musicale della band di Lecco scoperta dall’etichetta discografica FIL 1993.

Le otto tracce che compongono Ade sono un inno alla semplicità alimentata da una buona amalgama di grinta spalmata su brani convincenti come Barracuda, Vertigine, una battuta di arresto sulla traccia 21gr sancisce una svolta repentina a tutto l’andamento dell’album che torna ad essere travolgente con la traccia Occhio Nudo.

La buona intesa che si viene ad avere tra i singoli musicisti fà di questo album un progetto originale e dinamico riuscendo a stravolgere positivamente le singole tracce con cambi di tempo in alcuni casi repentini senza andare ad intaccare la fluidità generale del disco.
Ade è un album che riesce ad esprimere al meglio il potenziale dei Laederbraun regalando un prodotto dalle atmosfere profonde e scure senza rinunciare in alcuni casi alla piacevole melodia di ua voce all’altezza della situazione e che svolge il suo compito in maniera egregia.

Ottima prova per questa band Made In Italy.

ETICHETTA: FIL 1933

TRACKLIST
1. Barracuda
2. Vertigine
3. Son Qui Per Te
4. 21 Gr
5. Marea
6. Virtuale
7. Spirali
8. Occhio Nudo
9. Instabile

LINE-UP
Isabella Conca – voce
Antonio Romano – batteria
Gionata Montanelli – basso elettrico
Simone Goretti – chitarra elettrica
Michele Nasatti – violoncello

 

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1 Comment

  1. Bob Accio
    2 dicembre 2017
    Rispondi

    Bell’esperimento, viaggiano concordi le tensioni. La voce della Conca assomiglia a quella dei Circus 2000, la Silvana Aliotta, Great!

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