Ora O Poi

Ora O Poi

E poteva essere anche così, di aver mancato ogni pertugio ed ogni occasione, piuttosto che vivere nella beneamata soddisfazione morale e tangibile di una vita perfetta, dove l’impegno si tramutava in successo, perché il metodo della regola era incorruttibile per definizione. E allora i frutti grondavano senza far più sforzi; il paese della cuccagna, avresti detto. Eppure gli amici cominciavano ad essere sospettosi; loro sfigati, vessati da quel micro-battere della sfortuna, le avversità della vita, le naturali inconvenienze, si direbbe con sufficienza imbarazzante, lì a veder lacerato il proprio tessuto connettivo, pian piano, come un canchero che ha deciso dove nidificare; null’altro fosse, se non la certa fiducia nel metodo e soprattutto abnegazione alla regola n. 4, adibita al successo ad ogni costo, un classico: vendere l’anima a qualche coach di grido che richiedeva obbedienza cieca e bieca, trascinante locomotiva, proprio eguale a quel motivo dei Motörhead.

Avevo abbracciato sincreticamente ogni sillogismo foriero di utile praticità. Ero un singolo, una mina vagante, Pretty Vacant ringhiavano sguaiatamente i SP made in UK, vomitandola nell’azzurro dell’atmosfera; eh, ancora io proteso ai confini dello spazio eterno e me ne fregavo di una coscienza collettiva buona esclusivamente ad essere manipolata dalla suprema volontà psico-politica indirizzata all’immunità di gregge: quante pecore sacrificate a causa dell’altruismo cristianizzante statalizzato.
Don’t be silly, please (oravano le pecore sanitarie con il pastore legalizzato di turno).
Solo io, io e il mio metodo seguito a menadito, il metodo del caro coach di turno (Turgot Éloge de Gournay, nel mio caso) e i risultati che andavo acquisendo in modo stratosferico.
– “Bella merda”, concluse mia madre guardandomi delusa, “proprio tale e quale show a quei buoni a nulla di lupi travestiti da pecorelle cattive”.

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Luca Ottonelli. E’ nato a Genova nel 1969 e ho completato i primi studi artistici avendo come maestro di Figura G. Fasce.