
Fade Evare – Welcome Back
“Welcome Back” è un incantesimo pronunciato a suon di trip hop anni ’90, incanalato dai Fade Evare per chiudere la propria comunità in una bolla di dolce malinconia.

“Welcome Back” è un incantesimo pronunciato a suon di trip hop anni ’90, incanalato dai Fade Evare per chiudere la propria comunità in una bolla di dolce malinconia.

Con “Blood Red Sky”, il super-trio formato degli Orbits trasforma l’angoscia in un’opera electro-jazz stratificata, esplorando il disordine dei sentimenti tra ritmi funky, derive psichedeliche e atmosfere orchestrali.

Cosa fare in una dimensione alternativa da cui non c’è via d’uscita? Nel caso di “Whirlpool / Íða” forse la cosa migliore è perdersi, in compagnia della musica trascendentale di FRUM.

Una rosa del deserto e una ragazza svizzera hanno in comune delle radici ben piantate a terra e dei petali fragili, che MISS C-LINE trasforma nell’unione perfetta di musica classica e neo-soul.

Nel salotto della nonna, Danny Kuttner raccoglie i ricordi e li trasforma in un disco incorporeo, strumento più suo che nostro per guarire il dolore della scomparsa.

“Sumu” è allegria contagiosa, una medicina della felicità distribuita dai Tribeqa per farci guarire dal grigio dell’inverno.

Devra dimostra che non serve la voce per raccontare, ma una storia da voler condividere in musica, mentre ancora si cerca il proprio posto in un’industria che non ha posto per tutti.

I Sūn Byrd portano il soul dal Nord Europa in un album che sa stranamente di Italia, di sud e feste al tramonto.

Un collettivo svedese che fa neo-soul meglio di tanti americani è tutto dire, e i Pink Butter si sforzano di non farcelo notare in un EP che resta umile, senza suonare uguale a nient’altro.

Nadya Albertsson nel suo album di debutto si trova di fronte a un bivio: essere noi stessi o come ci vogliono gli altri? Lei sceglie di seguire l’istinto, in un progetto freschissimo tra R&B e jazz.

Eremita in una foresta incantata, per Hannah Jadagu il tempo smette di scorrere mentre scrive un album catartico, arrivato da un altra dimensione per scavarci dentro.

Sudan Archives è una dea, ma fatta di microchip e cavi. “THE BPM” è il suo Olimpo, o il suo club, ma soprattutto uno degli album migliori dell’anno.