Quella di “Local Spirits” è un’Africa ipertecnologica, brulicante di macchine volanti che atterrano vicino a botteghe millenarie e androidi che camminano per strada insieme ai passanti, a suon di cosmic jazz e dub giamaicano. Tecnologia e tradizione si mescolano in un disco strumentale da ascoltare con il visore 3D sugli occhi e le cuffie sintonizzate sul documentario di una civiltà ancora da scoprire.
La Chooma è il collettivo world music formato da Alon Carmelly (contrabbasso e flauto), Ella Greenbaum (percussioni), Shimon Greenstein (congas), Noam Cherchie (batteria) e Yoav Dolev Hashiloni (sintetizzatori) che, dopo aver conquistato il pubblico dal vivo con performance ipnotiche, debutta con il orimo album su etichetta Batov Records, “Local Spirits”. La band fonde afrobeat, dub, gnawa marocchini, cumbia colombiana e jazz fusion con la stessa facilità di un bambino che gioca con le astronavi, fingendo di atterrare in un futuro inesplorato tutto da scoprire. La traiettoria della navicella dei La Chooma incontra quella dei The Comet Is Coming, dei Sons of Kemet, di Kamasi Washington, e perchè no, anche della mitica Arkestra di Sun Ra, attingendo un po’ dalla musica di ognuno.
“Magic Plant” è una giungla inquietante, misteriosa, che scatena percussioni e synth al minimo passaggio di animali sconosciuti, una foresta che pian piano si digitalizza. In “High Glow” l’atmosfera si densifica, il dub delay della traccia genera echi spiritici tra i diversi suoni del disco. Con il ritmo di una bossanova tropicale e il soffio dei flauti di bambù, “Huachuma” distende l’atmosfera prima che “Praise” si spogli di ogni fronzolo per farsi colonna sonora ancestrale di un rito propiziatorio, tensione che esplode in “Rhinno Dance”, marcia guerriera dei soldati che imbracciano le armi. La resa dei conti è il ritornello ripetuto a suon di fiati, che non sembra far presagire nulla di buono.
Mentre da una parte ci si prepara allo scontro, dall’altra le danze esplodono con l’energia di “Lonely”: in un locale fumoso illuminato da luci al neon, un afro-rock travolgente si esibisce insieme a sintetizzatori vorticosi che, vestiti di tutto punto, rubano la scena come popstar sul palco. “Cozumel” è lo spartito di un incantatore di serpenti, intento a eseguire magistralmente ogni nota senza lasciarsi sopraffare dalla linea di basso e dai soliti synth dispettosi, in un reggae alla Peter Tosh. La passeggiata tra le vie giallognole della baraccopoli futuristica continua in “Cookie Crumble Cumbia”, e addentrandosi sempre più nei meandri sovrappopolati si inizia a sentire il sound elettronico e alternativo di “Veggie Berber Boy”, in un loop di campionamenti e percussioni più classiche che scandisce, passo dopo passo, il cammino sul terreno sabbioso.
“Local Spirits” è la colonna sonora di un videogioco post apocalittico, di un film ambientato in tempo e spazio remoti, di un mondo che non esiste ancora. È giallo, rosso, arancione, in un’atmosfera per antonomasia governata dal grigio, bianco, azzurro del metallo. Mentre ci si sporca correndo tra le loro visioni alternative, la musica de La Chooma rimane pulita, ben delineata nei generi che gli appartengono, in un susseguirsi di versi e ritornelli misurati, senza mai strafare. Traccia dopo traccia, ci riscopriamo pionieri di una metropoli fantascientifica, distillatrice di tradizioni per ricavarne il carburante necessario a far decollare un nuovo, imprevedibile jazz.
“Huachuma” Live by La Chooma
La Chooma – Local Spirits tracklist
- Magic Plant 04:50
- High Glow 04:39
- Huachuma 03:27
- Praise 02:47
- Rhinno Dance 05:23
- Lonely 04:10
- Cozumel 04:51
- Gamal Gadol 02:52
- Cookie Crumble Cumbia 03:34
- Veggie Berber Boy 04:42










