DRIFTMACHINE – SHUNTER


Recensione

Le 'manifatture' ibride dei DRIFTMACHINE di SHUNTER si permeano osmoticamente di musica concreta ed elettronica e di 'hantologie' derridiana, transitando per Marx e Nietzsche, in una complessità di pensiero affascinante per il nuovo aperto sentire contenuto nella concezione, insita di ossimori e di paradossali pertinenze, creativa dell'opera, costituendo un notevole stimolante per un ascolto a 360°. Fuori dalla casa discografica a metà giugno!

Quando ascolto questo lavoro ho la consapevolezza che i sensi sono sottoposti ad una gamma di strani suoni in ingresso, tradurre questa forma sensoriale nella memoria, in un canale non orientato nello specifico ad una comprensione testuale, innesca tuttavia un intendimento lungo i flussi che risuonano attraverso le ‘partiture’ oscure di ritmi e toni che provengono da una sfida tematica di fusione, sovrapposizione e accumulo di elementi tecnici, e dal processo creativo originale che il duo, di base a Berlino, dirotta e instaura con le proprie invenzioni di sconfinanti trame musicali: la creazione di una astratta gipsoteca siderale ove perdersi nell’ambiguità delle non-architetture suscitate dalle multi-evocative tracce-indagine, anche subliminali, inviano ad essere ai margini del mondo unidimensionale.

Le disposizioni date dall’influsso dell’ambiente sonoro incidono sulla forma generata e sulle proprietà degli strumenti, scoprendo matrici affini ai noti stilemi KOSMISCHE et AVANT-GARDE, coagendo sulla macchinosa plasticità versatile di immaginativi movimenti (vedi le quattro sezioni di “Shift”, circa la metà del disco) che sottolineano quei segni ancestrali, veloci istantanee di frammenti di dejà-vù, tali da far diventare SHUNTER un’opera indefinitamente imparentata con la noosfera,

Spacciare nei padiglioni uditivi SHUNTER, attraverso cuffie sonore, durante lo svolgere di azioni abituali e occasionali, ci permette quello sdoppiamento riflessivo che necessità di visioni parallele a quella univoca.

Gerth e Zimmer (i Driftmachine) avranno concepito idee e intuizioni progredite magari seduti su comode poltrone di un planetarium, al freddo degli ossigenanti condizionatori, mentre fuori il sole infuocato arrostiva il circostante, suggerendogli poi di ficcarsi in un bar a ciucciare dalla cannuccia un paio di ice cold drink frutto della fantastica deriva elucubrante!

L’ambizioso progetto dei DRIFTMACHINE, alla loro quarta uscita su Umor Rex, libera una surreale difforme voglia di viaggio etereo sgusciando da riflessioni paranoiche, sbattendo invece le timide ali per levarsi di torno l’usanza-paranza dell’abitudine, quella stessa visione e sensazione percettiva giornaliera uniformante che ha prodotto la noioso-sfera e la rifiuto-sfera…

L’altra metà del disco è costituita da differenti, lunghi, modulati momenti compositivi che entrano a pieno diritto nell’universo post-dub pregno di dilatazioni ed estensioni da UK Garage: spiccano campionature, sintetizzazioni di suoni, rumori, bassi, battiti, ma pure suoni analogici e field recordings, tutta materia volta ad un ribaltamento dei campi musicali conformi che, analogamente alla prima parte di “Shunter”, ci staziona al crocevia di più piani di ascolto intersecati per sedimentazione agglutinante nel nuovo arcano ed attraente mostro fluito dalla sensibilità, filtrata musicalmente, del duo.

ETICHETTA:Umor-Rex

TRACKLIST
Shift I 05:56
Shift II 05:38
Shift III 04:26
Shift IV 05:01
Blind Signal Box 07:33
Congé 03:16
The Plans Were Never… 11:23

LINE-UP
Andreas Gerth
Florian Zimmer

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