Dream Circus – Land Of Make Believe

Con i portoghesi Dream Circus si compie un bel salto all’indietro negli anni ’90, quando il sound proveniente da Seattle imperversava

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Con i portoghesi Dream Circus si compie un bel salto all’indietro negli anni ’90, quando il sound proveniente da Seattle imperversava trasformandosi, inevitabilmente, da movimento giovanile spontaneo, quale fu ai suoi inizi, in mero fenomeno commerciale.

Una scia di successo alla quale si sono agganciate diverse band anche nello scorso decennio, finendo però per riproporre, in gran parte dei casi, una versione più radiofonica e ruffiana del grunge (Nickelback, su tutti).
Fortunatamente i Dream Circus decidono di risalire fino alle origini del genere, risparmiandoci inutili melensaggini e proponendoci dieci tracce di hard rock ruspante, con riferimenti da ricercare sia tra i soliti noti (Soundgarden, Alice In Chains) ma anche tra quelle band che ebbero, per svariati motivi, una minore esposizione mediatica come i Mother Love Bone, che di fatto furono il nucleo dal quale presero vita i Pearl Jam, e i My Syster’s Machine, aggiungendovi una consistente spruzzata di Creed, da annoverarsi tra i meno deprecabili della seconda ondata di epigoni.
Land Of Make Believe si rivela così un disco ben suonat0, privo di fronzoli e con diversi brani dal discreto impatto; James Powell ha una voce perfetta per il genere e chi, vent’anni fa, si aggirava per le strade esibendo camicie di flanella e jeans sbrindellati giustamente ne apprezzerà i contenuti.
Ma, per quanto la scelta del quintetto lusitano appaia del tutto genuina e sicuramente non dettata da biechi calcoli commerciali, la totale assenza di sia pur minimi elementi innovativi impedisce di fornire una valutazione più alta a un lavoro comunque gradevole.

Tracklist :
1. Make Believe
2. So Long
3. Crown
4. Going Down
5. Poison
6. Criminal
7. Pulp Fiction
8. Illusion
9. Waiting
10. Desire

Line-up :
James Powell – vocals,guitar
Sandro Oliveira – bass
Fred Rosa – guitar
Pedro Lopes – guitar
Goncalo Silva – drums

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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