Disharmonic – Il Rituale Dei Non Morti

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Trattare questo Ep come un “normale” lavoro musicale potrebbe significare precludersi la possibilità di valutarne in maniera adeguata i contenuti.

Perché, inutile girarci attorno, il dark doom rituale dei Disharmonic è quanto di più spoglio e artigianale sia dato ascoltare di questi tempi, se poi a tutto ciò aggiungiamo un discreto spregio per il rispetto della metrica esibito nel declamare i testi, un simile quadro complessivo non depone certo a loro favore e, del resto, poco o nulla pare essere cambiato in tal senso rispetto all’album “Carmini Mortis” pubblicato due anni fa.
Non è difficile, però, immaginare che a questi figuri non possa interessare più di tanto l’incidere un lavoro iperprodotto e dai suoni particolarmente puliti.
Il Rituale Dei Non Morti si sviluppa fondamentalmente su un unico giro di chitarra che ricorre nelle tre tracce, ben adattandosi all’atmosfera straniante ed ossessiva del breve lavoro; del resto, chissà poi perché, la messa in scena dei rituali, specie nella trasposizione cinematografica, viene rappresentata di solito tramite processioni di adepti ordinatamente in fila, ognuno perfettamente conscio del proprio ruolo nella cerimonia, mentre con i Disharmonic, questa immagine in fondo rassicurante viene completamente cancellata: tutte le orazioni e le invocazioni si manifestano in maniera quasi selvaggia, improvvisata e sicuramente più diretta, come è del resto la loro musica nella quale le note ripetitive della chitarra creano alla lunga uno stato di alienazione nell’ascoltatore.
Ora però, al di là di questa trasposizione ritualistica per certi versi accettabile, qui si tratta soprattutto di capire se tale scarnificazione del suono portata alle estreme conseguenze sia una scelta stilistica precisa, oppure non sia semplicemente causata da limiti tecnici ed esecutivi che affliggono i musicisti coinvolti.
Di sicuro c’è che questo Ep, dal punto di vista prettamente musicale, non è all’altezza delle ottime uscite alle quali ci sta abituando la Beyond Productions, ma è altresì vero che, all’interno del coacervo di suoni, invocazioni e testi spesso neppure troppo comprensibili, si scorgono segnali creativi non trascurabili (le aperture melodiche nella prima traccia, le parti di sax in quella conclusiva ed un mood complessivo da colonna sonora di B-movie ottantiano).
Le sensazioni provocate dall’ascolto di questo lavoro sono quindi piuttosto contraddittorie ma, chi mette in secondo piano aspetti quali la mera tecnica individuale e la qualità della produzione, potrebbe anche essere attratto da un certo suo fascino maligno e decadente, sia pure espresso in una forma che pare, al momento, più abbozzata che ben definita.
Questo quarto d’ora di musica, pertanto, conferma ciò che di bene e di male si è già detto anche in passato a proposito dei Disharmonic: non c’è dubbio che sia auspicabile in futuro almeno un miglioramento delle parti vocali e della produzione, resta solo da capire quanto loro vogliano/possano farlo.
Concludo dicendo che, ogni qual volta mi trovo a dover parlare di uscite con tali caratteristiche, mi sovviene quanto scrissero i Type 0 Negative sul retro di copertina del loro capolavoro “Bloody Kisses”: “Don’t mistake lack of talent for genius”.
Riguardo ai Disharmonic, mi avvalgo per ora della facoltà di sospendere il giudizio fino alla prossima occasione …

Tracklist:
01. Il Rituale Dei Non Morti I
02. Il Rituale Dei Non Morti II
03. Il Rituale Dei Non Morti III

Line-up:
Lord Daniel Moloch Omunghus: batteria
Sir. Robert Baal: chitarra
Barone Von Hayden: basso
Profeta Isaia: voce

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