deftones – diamond eyes

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La sorte li aveva messi in ginocchio, ma hanno alzato la testa e hanno affrontato il destino. Si potrebbe riassumere con queste poche parole il ritorno dei Deftones, con il loro Diamond Eyes. Quest’album è prima di tutto una testimonianza. Testimonianza del fatto che i ragazzi di Sacramento vogliono continuare a suonare, nonostante il più che drammatico incidente di Chi Cheng (per cui è in coma dal 2008) e nonostante l’annullamento della pubblicazione di Eros. Ma Diamond Eyes è anche la ripresa di un discorso, lasciato in sospeso 10 anni fa con White Pony. Un ritornare ad aver idee buone e chiare, dopo i più incerti Deftones e Saturday Night Wrist.

Diamond Eyes squarcia il silenzio con la sua apertura e, a suon di pesanti riff, si lancia in un ritornello stramaledettamente accattivante e coinvolgente, conquistando totalmente l’ascoltatore. Royal è come un coltello che affonda nella carne, vibrazioni viscerali che volgono lo sguardo agli esordi, senza mai perdere totalmente il senso per la melodia e la delicatezza (anche se il finale con grida assassine non perdona). CMND/CTRL, dal canto suo, non intende dare tregua all’ascoltatore seppur risulti più scarna e scomposta (ma anche più secca e diretta), mentre You’ve Seen the Butcher smorza un po’ i toni, definendosi un poco più riflessiva con il suo intro che poi si scioglie in melodia. Se con la delicata Beauty School Chino Moreno e soci ci rapiscono nuovamente è, però, con la pumpkiniana Sextape che ci convincono definitivamente: tutte le violenze soniche passano in secondo piano di fronte all’estrema delicatezza di questi pezzi, tremendamente emotivi, malinconici e vivi. In mezzo a questi due brani troviamo Prince, assonnata, annoiata e allucinata come solo le canzoni di White Pony riuscivano ad essere, e Rocket Skates, primo singolo pubblicato, dannatamente efficace, ma forse un po’ troppo ripetitivo. Infine, a chiudere, troviamo in sequenza Risk, che fa l’aggressiva, ma si lancia in malinconiche melodie, 976-EVIL che ci tiene di nuovo in pugno trasudando emozione ed esplodendo sonica nel ritornello e This Place Is Death, che, seppur un po’ più ostica al primo ascolto, colpisce per le sue melodie verticali..

Nel suo complesso il disco è veramente corposo e nelle sue aperture melodiche raggiunge dei livelli che Moreno e compagni non vedevano da molto tempo. Le canzoni sono sempre molto calibrate e precise: tutto (o quasi) si trova al posto giusto al momento giusto e i momenti di calo sono veramente rari. Ovviamente ci sono però alcuni limiti. Primo fra tutti il fatto che non c’è un rinnovamento delle sonorità, ma piuttosto un volgere lo sguardo ai primi dischi per recuperarne tutto ciò che di meglio poteva esserci. A ciò si aggiunge uno stile compositivo piuttosto ripetitivo, standardizzato e arido, che, seppur permetta di costruire buone canzoni, tuttavia non concede la possibilità di generare capolavori come solo in White Pony e nei suoi predecessori si potevano trovare.

TRACKLIST:
01. Diamond Eyes
02. Royal
03. CMND/CTRL
04. You’ve Seen the Butcher
05. Beauty School
06. Prince
07. Rocket Skates
08. Sextape
09. Risk
10. 976-EVIL
11. This Place Is Death

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