Dalila Kayros Animami

Dalila Kayros Animami

Dalila Kayros Animami

Ancora un gran bel colpo della Subsound. Dopo un grand disco come quello di Nero Kane, sono oggi all’ascolto di “Animami”, terzo recentissimo album di Dalila Kayros. Il passaggio, pur tenendo conto delle diverse scelte sonore tra i due, è quanto di più naturale possa esserci. Da un disco di livello assoluto ad un altro. Senza alcuna fatica.

Quella di Dalila Kayros è senza alcun dubbio una delle voci più interessanti a livello europeo. Non possiamo non partire da questo presupposto imprescindibile. L’artista sarda rappresenta infatti quanto di meglio possiamo pensare di trovare in ambito sperimentale a livello vocale nel vecchio continente.

Dopo “Nuhk” (2013) e “Transmutations [I]” (2018), Dalila ha scelto di iniziare a collaborare con Danilo Casti, per portare all’estremo quella ricerca sperimentale che da sempre caratterizza i suoi album. ne è uscito questo stupefacente “Animami”. Ottimo esempio di come si possano esplorare sempre nuovi territori senza far scemare il trasporto di chi ascolta.

L’album è il tentativo di sviluppare una ricerca sempre più dinamica volta a scoprire non solo nuove dimensioni sonore, ma nuove dimensioni del mondo, attraverso il suono. L’idea è sostanzialmente quella di guardare alla trasformazione della materia, per cercare quell’armonia tra buio e luce, che possa permetterci di sublimare il nostro legame con le componenti più oscure, anziché evitarle. In altre parole siamo alle prese con la scoperta del lato oscuro della nostra mente. Un album che sublima l’interiorità contesa tra il male e il bene, tra la luce e il buio, in cui troviamo un fuoco che divampa, brano dopo brano, portandoci a conoscere una realtà di cui non immaginavamo l’esistenza, fatta di quel dolore allo stato puro che può aiutarci a esorcizzare i nostri demoni.

Per usare le parole della stessa Dalila: Animami è il modo in cui ho chiamato le ombre nascoste nella mente, entità che vivono nell’inconscio e formano una materia caotica fusa con il pensiero e le emozioni. Sono scomparsi ma visibili e capaci di apparire in molteplici forme. Ma non solo. Animami è il nome delle entità che dimorano nelle zone buie della psiche, sono ombre che ancora non sono state integrate dalla coscienza, materia che ancora si confonde con il pensiero caotico. Sono esseri puramente pulsionali che si plasmano con le emozioni della mente in cui dimorano, sono intangibili ma visibili, e possono assumere qualsiasi forma.

Detto dell’aspetto concettuale, passando a quello strettamente sonoro, l’album può senza dubbio essere visto come un’opera che fa della sperimentazione la sua caratteristica principale, ma che al tempo stesso non perde minimamente il calore e l’intimismo di cui è permeata. Raffinato, elegante e delicatissimo, pur nella durezza dei concetti che esprime, “Animami” è un album che ci svuota letteralmente di ogni inutilità picchiando durissimo. Anestetizza i sensi per poi conquistarci con la sua sublime cura per i dettagli, mai così importanti come in questo caso. Alla ricerca vocale si affianca quella sonora, per una simbiosi con l’elettronica che ci porta a considerare il risultato come un rituale liturgico che guarda all’apocalisse interiore. Una sorta di contestualizzazione contemporanea di quel “Cantare la voce” del mai troppo compianto Demetrio Stratos. Un album che quindi sintetizza l’avanguardia, travalicando il tempo e lo spazio, cercando di saziare la sete di sperimentazione.

In chiusura l’ultimo pensiero lo dedichiamo al legame tra Dalila Kayros e la sua terra d’origine, quella Sardegna misteriosa in cui l’eco di civiltà ancora sconosciute mantiene vivo il mistero della vita e della morte. Una connessione che permea fortemente l’album, dandogli quel tocco di imprevedibilità che lo rende ancor più intrigante.

Dalila Kayros Animami

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