Blood Red Water – Tales Of Addiction And Despair

Blood Red Water - Tales Of Addiction And Despair 1 - fanzine

Blood Red Water – Tales Of Addiction And Despair

I veneziani Blood Red Water si presentano all’esordio con uno sludge / stoner che ben si addice, per le atmosfere fangose e striscianti, alla loro natura di creature lagunari.

Il tratto distintivo di questo Ep è la pura istintività che cancella ogni potenziale residuo di raffinatezze tecniche e di autocompiacimento strumentale; qui si va dritti allo stomaco dell’ascoltatore, senza alcuna mediazione né incertezza di sorta.
Se Ungod apre il lavoro con atmosfere rallentate e vischiose come la più tenace delle ragnatele, le successive e più brevi Considerations / Commiserations e soprattutto, Avoid The Relapse, appaiono più orientate verso una forma di hard rock sia pure sempre cadenzato e grezzo il giusto.
Modern Slave Blues e The Perfect Mix ritornano su ritmiche stoner doom ma il rallentamento del sound non coincide, per fortuna, con una minore intensità dei brani, anzi, la profondità dei riff e la voce ruvida di Michele tengono ben desta l’attenzione fino all’ultima nota.
Tales Of Addiction And Despair è un succulento antipasto di ciò che in futuro i Blood Red Water saranno in grado di proporci; l’attitudine e le capacità ci sono e appaiono del tutto adeguate alla riuscita del progetto.

Tracklist :
1. Ungod
2. Considerations / Commiserations
3. Avoid the Relapse
4. Modern Slave Blues
5. The Perfect Mix

Line-up :
Dodi – Guitars
Volt – Guitars
Fiorica – Drums
Michele – Vocals

Tags:
Stefano Cavanna
stefano@iyezine.com

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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