AA.VV. – If You’re Going To The City: A Tribute To Mose Allison

If You're Going To The City

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 If You're Going To The City Il tributo a Mose Allison, messo a frutto dalla Fat Possum Records, storica, prolifica e intuitiva casa discografica originaria di Oxford (Mississippi), mi è piaciuto fin dal primo istante per i suoni che rilasciava; più mi addentravo nel disco e meglio percepivo che la materia sviluppata da ogni artista si proponeva coinvolgente ed attrattiva.

Mose Allison ha scritto sia per il blues che per il jazz, passando magnificamente dall’uno all’altro genere indifferentemente, o fondendoli insieme, fattore che ne ha penalizzato la carriera. Pensate un po’, tale ambiguità ha causato che i ricettori del music-biz rimanessero disorientati da ciò che avrebbe potuto suonare naturalmente on stage, evitando perciò, semplicemente, di scritturarlo.

Ciononostante ha composto e interpretato famosi standard, coverizzati da grandi band del passato (a me piace la ‘Parchement Farm’ dei Blue Cheer, un hit di sempre) e componendo musica di alto livello, cominciando a incidere dal 1957.

‘IF YOU’RE GOING TO THE CITY: A Tribute To Mose Allison’ cela un bel retroscena. Dall’amicizia tra la figlia di Mose e il musicista/produttore Don Heffington è nata l’idea di onorare il ricco catalogo musicale di Allison, sapendo benissimo che dei tanti artisti fan del pianista, alcuni di loro avrebbero di certo accettato di partecipare al progetto.
Rivolgendosi poi a Sheldon Gomberg e ai suoi studios, si è avverato il sogno!
E infatti nel disco si affastellano le grandi esecuzioni/rivisitazioni messe in musica da grossi nomi del pop internazionale.

Nato a Tippo, Mississippi, l’11 di novembre 1927 – e morto nel 2016 -, Mose Allison ha iniziato a suonare da ragazzo, acquisendo prima i segreti della tromba e poi dedicandosi al piano; la grande occasione si è palesata jammando con Al Cohn e Zoot Sims, poco dopo il suo arrivo a New York, e in seguito è diventato ancor più famoso dopo aver suonato con il sassofonista Stan Getz.

Nella compilation c’è un brano molto bello, aria triste, seria, filosofico il testo, mentre la malinconia infusa ti entra sotto pelle: è ‘The Way of the World’, benché le restanti 14 tracks si susseguono in passerella una più interessante dell’altra, mantenendo costante la favorevole ritmica. Inoltre, la cura usata da ogni artista nella realizzazione e negli arrangiamenti, risplende dei toni indicati dal grande compositore, raffinata dalla magia eccezionale che primeggia in ogni traccia; bontà della caratura artistica degli interpreti.

Questo tesoro, zeppo di perizia e di classe, rappresenta un ottimo regalo da mettere sotto l’albero di Natale, nonché palpabile omaggio ad un personaggio geniale, seminale, ubicato nel paradiso del jazz blues!

Taj Mahal è il leone di sempre; tiene ben salde le briglie della song, domandola per quanto risulti possibile.
Robbie Fulks si destreggia ottimamente tra passato e modernità, scalando un pezzo in guisa davvero originale: banjo, fiddler, guitar e una sezione ritmica incalzante, da schianto! La voce celebra aperture tra country e blues. Gran plauso.

Jackson Browne in ‘If You Live’ tinteggia il suo quadro di classic blues, non per questo riuscendo meno seducente, piuttosto decisamente atmosferico, con la fantastica bottleneck in eccellente anteriore!
The Tippo All Stars ft. Fiona Apple danno una marcia in più nella compilation; irrinunciabile scansione ed esegesi.
Ben Harper & Charlie Musselwhite strabiliano di cotanto sound: gli stilemi del blues/rock coesistono magnifici, qui i sentori più corposi si liquefano in umori stupefacenti. Ed è forse la song maggiormente pregna di stregoneria blues, che non vorresti finisse mai.

‘Stop This World’: è Chrissie Hynde che la canta. Diamine che chanteuse! Sexy, luci soffuse (come il drumming), caldo contrabbasso, dense tastiere ed accordi guitar a certificare la classe di una band capitanata da una pantera.
…E caspita! c’è anche IGGY… Wow! Dona, per quel tanto che può, un carattere ribelle e snob, forse appena ironico, a una lirica dal drappeggio pesante, arabescata dai fiati e tenuta immersa nel voodoo q.b.: deliziarsi del misterioso e fumoso sound è d’obbligo.

La malia live suscitata da Bonnie Raitt (avresti detto la regina del swing blues), convoglia dritto al cuore l’emozione dei peli ritti sulla pelle, sorretta da una grande band e fiancheggiata dallo struggente piano.
Loudon Wainwright III da par suo e da gran fan di Mose, affronta squisitamente la canzone blues.
Richard Thompson (celebre chitarra dei Fairport Convention) si cimenta in Parchment Farm, dando spettacolo e sentimento in solo acoustic guitar & armonica, iniettando blues immacolato sino a giungere ai confini del rock. Ed è un tripudio quasi orchestrale sul finale.

Peter Case, fondatore dei Nerves e dei Plimsouls, entra nel pezzo e ci si accomoda non senza divertissement nell’old New Orleans sound, spaziando fin dove l’acqua è più blu.
I fratelli Dave e Phil Alvin, entrambi ex-Blasters, infiammano una track che rigenera il cerebro, sfrecciando tra echi iperblues con felice rollio on the freeway: e il cuore stantuffa a meraviglia!
‘The Way of the World’ by Anything Mose! (ft. Richard Julian & John Chin) rievoca Nina Simone, pare Lei sia scesa in Terra per santificare il maestro Allison. Perla indiscutibile del disco; soft jazz dorato di maestria impeccabile, all’alba di un nuovo giorno.

Frank Black (Pixies) è appena una linea sotto il brano precedente, incanta con dovizia e regalità di particolari.
A finire, Amy Allison (figlia di Mose) & Elvis Costello deliziano mixando e danzando (a mio libero parere) il tema del film “Irma La Dolce” con sensazioni Mingus. Ma questo è ‘pure Allison’!

Quindi, ricorda, se vai in città, hai una missione da compiere: tributare Mose Allison al primo record store che incontri sulla via!

 

PS:

Ho domandato al produttore Sheldon Gomberg, che è strettamente connesso con l’amministrazione del Sweet Relief Musicians Fund, una organizzazione no profit che si occupa di ‘fornire assistenza finanziaria a tutti i tipi di musicisti in carriera che stanno lottando per sbarcare il lunario di fronte a malattie, disabilità o problemi legati all’età’, se il Tribute assecondasse lo scopo assistenziale, questa è stata la risposta: – “Ciao Bob. Amy Allison, Don Heffington e io abbiamo messo insieme questo disco per conto nostro e abbiamo deciso di indirizzare tutti i proventi al fondo di Sweet Relief Musicians.”

Quindi un motivo in più per possedere il bellissimo disco, non siete d’accordo?!

Track List
1. Taj Mahal – Your Mind Is On Vacation
2. Robbie Fulks – My Brain
3. Jackson Browne – If You Live
4. The Tippo Allstars featuring Fiona Apple – Your Molecular Structure
5. Ben Harper and Charlie Musselwhite – Nightclub
6. Chrissie Hynde – Stop This World
7. Iggy Pop – If You’re Going to the City
8. Bonnie Raitt – Everybody’s Crying Mercy
9. Loudon Wainwright III – Ever Since the World Ended
10. Richard Thompson – Parchman Farm
11. Peter Case – I Don’t Worry About A Thing
12. Dave Alvin and Phil Alvin – Wild Man On the Loose
13. Anything Mose! – The Way of the World
14. Frank Black – Numbers On Paper
15. Amy Allison with Elvis Costello – Monsters of the Id

Etichetta Label: Fat Possum Records

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