A Young Man’s Funeral – Redemption

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A Young Man’s Funeral – Redemption

Avevamo lasciato lo scorso anno i russi A Young Man’s Funeral alle prese con un death-doom di buona fattura ancorché dagli ampi margini di miglioramento.

A poco più di sei mesi distanza, la band di Alexey Slavin svolta in maniera decisa quanto repentina in una direzione che del doom conserva solo i ritmi compassati, rinunciando all’ottimo growl di E.S. per passare ad una voce femmminile che favorisce l’approdo su lidi post-metal, per quanto sempre tinti di una profonda oscurità.
Detto scherzosamente che chi abbandona il doom per altri generi musicali rischia di beccarsi a prescindere un’ideale “fatwa” da parte del sottoscritto, Redemption si rivela un esperimento riuscito solo a metà; indubbiamente le sonorità proposte non sono affatto scontate e posso capire il desiderio di Alexey di svincolarsi con il suo progetto personale da un genere che lo vede già sufficientemente coinvolto nella sua veste di drummer degli Who Dies In Siberian Slush: se poi consideriamo che il vocalist di questi ultimi è proprio E.S., era forte il rischio che gli A Young Man’s Funeral ne apparissero più un “divertissement” collaterale che non una band dotata di una propria impronta autonoma.
Tutto ciò credo spieghi in maniera plausibile questo deciso cambio di rotta che riesce a fasi alterne, tra brani ottimi come It’s Over, che possiede un intenso imprinting dei Cure epoca “Disintegration”, ed altri come Inside Lonely Room che non decollano a causa di approccio strumentale che, talvolta, si rivela troppo minimale per riuscire a smuovere emotivamente l’ascoltatore.
Questo, alla fine, si rivela il più grosso limite di Redemption, lavoro sicuramente gradevole ma che, alla lunga, finisce per risultare un po’ piatto; la cantante possiede una voce suadente che convince solo in determinati frangenti, non rivelandosi del tutto a suo agio allorché cerca di forzare (Black Birds) e alla fine, in un album che viene definito in sede di presentazione come un post-metal con spunti progressivi, le tracce migliori appaiono invece quelle (la già citata It’s Over e la conclusiva Soar Alone on Strong Sedative ) in cui prevalgono le sonorità indolentemente malinconiche tipiche della band di Robert Smith, che non verrebbe da associare automaticamente ai generi citati.
Redemption è un lavoro con luci e ombre equamente suddivise, che si va a collocare, inevitabilmente, come uno spartiacque nella carriera degli A Young Man’s Funeral: inutile aggiungere che, mai come in questo caso, il ricorso ad un nuovo monicker sarebbe apparso davvero opportuno per rimarcare ancor più il netto stacco stilistico rispetto alla precedente produzione.

Tracklist:
1. Ghost
2. Inside Lonely Room
3. It’s Over
4. Black Birds
5. Redemption
6. Soar Alone on Strong Sedative

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