Whelm – A Gaze Blank and Pitiless As The Sun 1 - fanzine

Whelm – A Gaze Blank and Pitiless As The Sun

Nonostante la proposta della band di Copenhagen sia in qualche modo avvicinabile all’evoluzione stilistica dei Process Of Guilt, tanto per fornire un’idea, va detto però che rispetto ai lusitani il suono mantiene la pesantezza e la cadenza tipica della frangia più estrema e priva di compromessi del doom.
Se i primi due brani sono ottimi ma, tutto sommato, rispettosi esempi della tradizione, capaci comunque di far trasparire quell’inquietudine di fondo che sarà nostra fedele compagna fino all’ultima nota, è con From The Trenches Of Perception che il disco esplode nel suo versante più cupo, carico fino all’inverosimile di un dolore che monta sino a divenire una rabbia ottundente, ben descritta dall’alternanza vocale tra i due chitarristi Atli e Mikkel.
Perpetual Blindness ritorna inizialmente sui plumbei territori del death-doom per poi riprecipitare nel vortice del post-hardcore più caliginoso e lasciare quindi spazio al brano più lungo dell’album, Delphina La Laurie, nel quale, attraverso le note essenziali di un pianoforte fanno capolino rari momenti di malinconia, spazzati via repentinamente da riff capaci di erigere spesse muraglie di impenetrabile oscurità.
Una breve e dissonante traccia strumentale introduce ai venti minuti finali di Ghosts In The Undergrowth ed Event Horizon, che completano l’opera di demolizione psichica dell’ascoltatore, il quale però, quasi fosse afflitto da una variante della sindrome di Stoccolma, non vedrà l’ora di far ripartire daccapo l’opera dei propri carnefici musicali.
A Gaze Blank And Pitiless As The Sun è un lavoro che non lascia respiro in virtù dell’assenza di momenti consolatori: il dramma dell’esistenza è ben rappresentato dallo splendido e versatile utilizzo delle diverse voci; pur provenendo dalla stessa nazione e agendo, a grandi linee, all’interno dello stesso genere, i Whelm si pongono agli antipodi dei Saturnus dal punto di vista dell’approccio, riuscendo però ad eguagliarne la qualità pur optando per sonorità necessariamente meno immediate e di più lenta assimilazione.
L’ennesimo grande disco da spiattellare sul naso di chi pensa che il doom sia un genere musicale stagnante …

Tracklist :
1. Tann Døkka Jørð
2. The Brazen Bull
3. From the Trenches of Perception
4. Perpetual Blindness
5. Delphine La Laurie
6. The Wrecked Orchestra
7. Ghosts in the Undergrowth
8. Event Horizon

Line-up :
Alex Falkesgaard – Bass
Casper Axilgård – Drums
Atli Brix Kamban – Guitars, Vocals
Mikkel Putzek – Guitars, Vocals

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Stefano Cavanna
stefano@iyezine.com

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.