TRANS VZ-PROGRESS REGRESS

TRANS VZ-PROGRESS REGRESS 2 - fanzine

TRANS VZ-PROGRESS REGRESS

Erano in due e poi sono diventati tre, si potrebbe riassumere così la storia dei Trans Vz, ma non tutto sarebbe spiegato. Bisogna anche dire, infatti, che inizialmente facevano indie folk e che poi, arrivato il terzo componente, hanno aggiunto molta elettricità ai pezzi (fino a saltar fuori dai binari). Esistono ormai da sei anni, ma ora, con due ep alle spalle e To Lose La Track a proteggerli, danno alle stampe Progress/Regress.

Jimmy (The Jukebox) ci rapisce con la sua cadenza ritmica, il suo procedere dondolante e le voci graffiate, mentre I’m Not Sure, ancor più urlata, prosegue acustica per poi deviare su distorsioni e inciampare in buche di quiete. The All Seeing Eye si affida alla melodia di chitarra per sfrecciare rapida tra cori e voce principale, in una festa di paese zeppa di ubriachi bontemponi. Huckleberry Finn distende i toni (per i primi 5 secondi) per poi combinare il suono con divertenti ritmiche e piacevoli giochi di basso (creando un tutt’uno solido, piacevole, ma decisamente sghembo). Headache For Dinner lascia quasi tutto in mano al basso, costruendo un pezzo affascinante e serpeggiante, dal finale teso e nervoso (che ben si collega alla successiva Trance Vz: tetre nubi iniziali da cui fuoriescono cascate sonore gravide di distorsione). Old Mountain Man prosegue aggrappandosi a note acute, prima di sterminarle sotto un trattore imbestialito, mentre Transavanguardia parte veloce per poi ammorbidirsi e cullarci fra le sue note (anche se qualche sbandata noise non manca mai). Regress sarebbe pacata e docile (se non si tuffasse in intrecci sonori decisamente intricati), quindi I’ve Lost My Soul In Ohio, veloce e fresca, conclude galoppando con voce alla Eugene Hutz.

Progress/Regress è un disco ben suonato e dai pezzi ben costruiti. Altro merito del trio è quello di esser riusciti a registrare un album con una propria identità specifica (nonostante le molte affinità con altre band). C’è un po’ di Violent Femmes in mezzo a queste note, una buona dose di Zen Circus (periodo anglofono, ovviamente) o ancora frammenti di Fugazi (suonati con differente attitudine). Il tutto è, però, mescolato in modo tale da far scorgere una nuova identità e non la semplice somma delle precedenti.

I Trans Vz ci convincono e ci ammaliano. Certamente c’è ancora un buon margine di miglioramento (che ci auguriamo venga esplorato), ma altrettanto certamente ci ritroviamo più che soddisfatti del lavoro già fatto.

Voto: 7

TRACKLIST:
01. Jimmy (The Jukebox)
02. I’n Not Sure
03. The All Seeing Eye
04. Huckleberry Finn
05. Headache For Dinner
06. Trance Vz
07. Old Mountain Man
08. Transavanguardia
09. Regress
10. I’ve Lost My Soul In Ohio

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