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Sono ben in nove e si autodefiniscono l’ultima orchestra punk del mondo e, vuoi per l’ampiezza dell’organico, vuoi per la loro attitudine ludico-grintosa, non ci si sente assolutamente di dargli torto. Oltre ad essere splosivamente divertenti i nostri sono dotati di uno stilosissimo look: elegantissimo per quanto riguarda i “maschietti”, sexy ma non sguaiato per quanto concerne la “femminucce”. Sono pressochè certo che la loro verve potrebbe infiammare una qualsiasi di quelle sagre di paese nelle quali al contrario siamo ammorbati da un Dj che ci “allieta” con i Village Pople e “la canzone del capitano”. Nello scorrere i loro pezzi mi hanno particolarmente colpito “My ancestral homeland New Jersey” che si snoda tra suoni ska e richiami ai Pogues, la frizzante leggerezza di “Poor old Jeffrey Lee”, “I wouldn’t want live in a…” con ritmi da orchestra gitana in stile Kusturica e “Secret service freedom fighting U.S.A.” dove si odono echi costelliani. Nonostante il loro album non sia affatto male il gruppo dovrebbe avere nella dimensione live la sua espressione massima, dubito fortemente che i W.I.F.S. faranno visita alle nostre lande desolate, ma se disgraziatamente ciò capitasse non prendete impegni per quelle serate.

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