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Recensione : The Spyrals – Retrogade

The Spyrals - Retrogade - Recensioni Rock

Anche se si tratta di un’uscita risalente all’anno scorso (novembre 2024) ne scriviamo ugualmente oggi, seppur con qualche mese di ritardo, perché è un disco piuttosto apprezzato da chi vi scrive. Parliamo di “Retrograde“, quinto lavoro sulla lunga distanza – uscito per Inside The Moon Records – degli Spyrals, terzetto statunitense formatosi nel 2009 in California e fautore di un garage/psych/blues rock ispirato e avvolgente, rivestito da generosa heavyness e acidamente bollito in un brodo di coltura sonico di ispirazione Brian Jonestown Massacre, Black Angels, Oh Sees, Night Beats, Wooden Shjips.

Il trio di stanza a Los Angeles (composto da Jeff Lewis alla chitarra e voce, Georgia Feroce al basso/tastiere/voce e Dash Borinstein alla batteria) si muove con fare sicuro, attraversando il magma di riff/groove fuzzati (come nel caso dell’opener “New war” e in “Uh huh“, dalle fragranze che odorano fortemente di Angeli Neri) slanci blues rock che possono ricordare i BJM o i BRMC (“Danger us“) l’amore per i Sixties in “Turns to me” (a metà strada tra 13th Floor Elevators, Who e Velvet Underground) psichedelia che si scontra col fuoco di un garage rock ruspante (“Dream Believin’ “) vibrazioni country/blues (“Echoplex“) e garage/psych lasciato libero di scarrozzare lungo autostrade sonore a quattro corsie (“What’s real” e la conclusiva “You’re so free“) con tanto di harmonica.

Retrograde” è un Lp che si fa voler bene già dalla copertina spartana, che riproduce un essenziale drumkit (il quale sembra evocare una trafila/gavetta di ore e ore in sala prove, e concerti in piccoli pub e locali fumosi e alcoolici, col palco a un metro dal pubblico) ed il contenuto dei suoi solchi è anche meglio: ritmi fragorosi e chitarre sovraccariche che imbrattano maestosi soundscapes psichedelici con sporchi riff blues.

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