The Ghiblis – Domino

The Ghiblis

The Ghiblis – Domino

The Ghiblis

The Ghiblis

L’estate sta finendo ed un anno se ne va, sto diventando grande lo sai che non mi va.

Riflessioni del genere – peraltro dettate dalle brillanti penne dei Righeira – sono d’uopo in questi giorni sopratutto per chi, come me, vive in una località balneare.

E, sorvolando sul fatto che non diventerò mai grande, provo sempre una sensazione agrodolce quando tutto l’apparato vacanziero che caratterizza il mio paese smobilita, sono un ligure atipico ed in fondo l’animazione che si crea nella bella stagione non mi dispiace affatto; ora potrei citare il mare d’inverno ma, se state buoni, ve lo posso anche risparmiare.

Ma forse sto un filo divagando visto che il contenuto di queste righe dovrebbe essere incentrato sul nuovo disco dei piacentini Ghiblis che, pur non essendo nati in riva al mare, pare abbiamo ottimamente metabolizzato le vibrazioni della surf music.

Dimostrazione ne siano gli undici pezzi di questo album che parte con una tripletta da paura.

Apre il tutto La Nana un brano di instro surf in puro stile sixties nel quale le divagazioni del sax creano una malia che trasuda prepotente, si passa poi a Danza del Toro dove aleggia lo spirito delle compile Las Vegas Grind con un suono adatto ad accompagnare danze lascive in un locale equivoco popolato da uomini in cerca di erotismo a buon mercato, il tutto si chiude con Domino che sembra adatta a svolgere il compito di colonna sonora per un film girato nel 1966 e, non importa la qualità della pellicola in quanto per me – e penso per la maggior parte di chi mi sta leggendo – l’importante è il contesto nel quale si svolge l’azione.

A proposito di spiaggia, se voi siete nati dove sono nato io o avete passato le vacanze in un luogo di mare, certo avrete partecipato ad una spiaggiata; alcuni di voi durante questi happening avranno certamente amoreggiato, per quanto mi riguarda era più avvezzo a flirtare con le droghe leggere, bene in quei momenti avrei voluto avere in cuffia solo per me i ritmi languidi di Slow Grind o di Landing Place. A completare il tutto ci pensano Oki Doki che rimanda al Pat Boone di Speedy Gonzales ma con meno sdolcinatezza e più riverbero e la finale Yesega Wat con il sax che torna protagonista in un pezzo di impro jazz che, superando i canoni del genere, non risulta né avulso né pretenzioso. Parafrasando l’inciso iniziale potrei ribaltare il concetto con il coro che, sulla stesso incedere, canta la mia gradinata (non vedo l’ora di tornare sui tuoi gradoni mamma nord)

Un giorno all’improvviso mi innamorai di te il cuore mi batteva non chiedermi il perché.

Beh questo disco dei Ghiblis non sarà certo il più grande amore della mia vita ma certo mi ha aiutato a superare la malinconia del declinare dell’estate, a voi potrà sembrare poco ma invece per me vuol dire tantissimo.

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Track List
1) La Nana,
2) Danza del Toro,
3) Domino,
4) The Dachschund Walk,
5) Morpheus,
6) Slow Grind,
7) No Shortcuts,
8) Oki Doki,
9) Gonzo Twist,
10) Landing Place,
11) Yesega Wat

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