The Queen Is Dead Volume 40 – Tenebra Bodah Metide Decasia

Tenebra \ Bodah \ Metide \ Decasia

The Queen Is Dead Volume 40 – Tenebra Bodah Metide Decasia

Tenebra

Uscirà il prossimo aprile il nuovo disco dei Tenebra, Moongazer per l’inglese New Heavy Sounds.

Il gruppo si è formato a Bologna nel 2017 e che vede alla voce Silvia, alla chitarra Emilio, al basso Claudio e Mesca alla batteria. Le loro radici musicali sono disparate, ma quando si sono uniti nei Tenebra la loro bilancia musicale si è diretta verso l’hard rock anni settanta, stoner e psych ma con un tocco decisamente originale e molto potente. I Tenebra creano un universo musicale dove tutto è sognante ed onirico, senza perdere però di fisicità e forza, con la voce di Silvia che è forte e ha un tono che non si sente spesso in questo genere, e il gruppo usa un approccio quasi da jam, dove ogni strumento porta qualcosa in un percorso che non è tracciato e che si evolve nel suo stesso divenire, scegliendo le strade meno battute, creando una saturazione di suoni molto importante e che provocano sempre una reazione nel cervello dell’ascoltatore.

Ci si abbandona a questo suono che ha forti elementi anni settanta, ovvero una psichedelia pesante che lascia il segno e ci riporta alle cose migliori in questo campo.

I Tenebra mettono in campo riff di chitarra composti e suonati come se fossero dei solchi sul terreno, i solchi dove passa il carro dei Tenebra con sopra molte cose che ci stupiranno. Silvia compie un grandissimo lavoro, con una voce che è unica e che si amalgama molto bene con il resto della banda. Chitarra basso e batteria sono come sarebbero in saletta o dal vivo, graffiano e non lasciano tregua per tutta la durata del disco, producendo un lavoro di grandissima qualità, con un ottimo bilanciamento fra tenebre e speranza, tra passato e futuro. I Tenebra con Moongazer si confermano come uno dei gruppi migliori in Italia, personalmente li metto vicino ai Messa,e se ascolterete il disco ne sarete molto impressionati.

Ecco il video del singolo Moon Maiden, brano che vede la partecipazione alla chitarra di Gary Lee Conner degli Screaming Trees.

Bodah

Bodah è il nome del progetto solista di Marco Meleandri, che abbiamo ascoltato nei Pus e attualmente negli Apulian Blues Foundation. Nessun Incubo Per Il Sole pubblicato da Trulletto Records è il suo debutto solista, ed è un disco assai sorprendente. Innanzitutto è un lavoro che ha tantissime matrici sonore, la musicalità di Marco è straripante e non si può fermare con uno steccato di genere o con una facile etichetta. SI sente molto il blues, ma anche una fortissima impronta indie italiana anni novanta, con una rielaborazione molto bella ed originale.

Quindi, indie italiano ma anche desert rock alla pugliese, grunge e psych. Insomma, Marco ci colpisce con molti generi e una completa padronanza degli stessi, per un disco onirico e assolutamente fuori dai canoni musicali a cui siamo abituati. Se fosse un film Nessun Incubo Per Il Sole sarebbe un western italiano anni novanta, con personaggi che sanno di blues, alcool e stradine assolate di paesini pugliesi dopo mezzogiorno. I pericoli stanno davanti e dietro, sono i continui loop dei fallimenti e delle poche cose fatte bene, e allora conviene che un musicista come Marco aka Bodah ci faccia sognare, riportandoci in quella dimensione sudata dove tutto è possibile.

Musica di alta qualità, tanto weird italiano e un grande talento per un disco con sonorità bellissime e un po’ maledette, che sanno di magia provinciale e di blues altro, da ascoltare se si vuole essere rapiti da altre entità, a noi molto vicine. Uno dei migliori debutti italiani degli ultimi tempi, una nuova frontiera fatta di cose che abbiamo vissuto tutti, e che Bodah riporta a galla.

Metide

Nuovo ep per i bergamaschi Metide, si intitola Circadians ed è autoprodotto. Il gruppo bergamasco propone un post metal di grande sostanza, con forti influenze di gruppi come i Tool o i Cult Of Luna di cui il membro Magnus Lindberg è il responsabile per l’ottima masterizzazione dell’ep.

L’idea che sta dietro a questi due pezzi nasce nel 2019, quando entra nel gruppo il chitarrista Riccardo Vaccaro. Lo stop dovuto alla pandemia ha notevolmente influenzato la genesi dell’ep, dato che i due pezzi saranno accompagnati anche da delle grafiche studiate e realizzate dal chitarrista cantante Omar Carissimi e che vogliono indagare il nostro Universo, l’opera più affascinante della storia, a e nella quale siamo completamente immersi. Post metal, prog metal, qualcosa di ambient e una grande ricerca ed accuratezza per quanto riguarda le melodie, questi sono i punti forti del gruppo e di due pezzi che si fanno ascoltare e riascoltare ancora in loop, senza fermarsi mai.

Le due tracce possiedono una profondità notevole e sono affascinanti, hanno il potere di trasportarti dove vogliono i Metide, ed è una destinazione molto lontana. Gruppo giovane ma con le idee ben chiare e molto propositivo, la loro musica è molto piacevole e si rivolge sia a ciò che sta dentro di noi come a ciò che sta all’esterno.

Due pezzi che saranno importanti per il prosieguo della carriera del gruppo, e per noi ascoltatori sono un qualcosa che scalda, una piccola luce in tanto buio.

Decasia

Come ultimo gruppo di questa puntata abbiamo i francesi Decasia con il loro An Endless Fest For Hyenas per Heavy Psych Sounds, un titolo molto adeguato di questi tempi.

I Decasia si propongono come un gruppo molto interessante e assai fuori dall’ordinario. Si può dire con una certa sicurezza che i Decasia fanno musica senza genere, nel senso che non abbracciano un genere ben definito ma spaziano all’interno della psichedelia minimale e decostruita, ma che abbraccia molti più aspetti rispetto a quella convenzionale.

Si parte da Frank Zappa e dal suono della psichedelia totale, ovvero quei gruppi che oltre che suoni mettono anche rumori e vita dentro ai loro dischi, ma qui c’è molto di più.

Il trio di Nantes ora di stanza a Parigi tira fuori moltissime cose dal loro album musicale e il disco è una discesa in qualcosa che viene dal passato ma che ha fortissime radici moderne, forse il alto moderno e maturo della psichedelia, un suono molto attraente che attira e che nutre l’ascoltatore con il suo nettare, un lavoro solido e fisico che ha però la sua forza nella spiritualità profonda che lo pervade. An Endless Fest For Hyenas è un disco che convince, con un suono che pervade e al quale ci si abbandona molto volentieri.

Le tracce sono composte molto bene e hanno elementi di vario genere, sempre in ottica psichedelica, ma ad esempio un pezzo come Sunrise ha molto degli anni novanta del passato secolo.

Un ‘opera dai mille colori e sapori di un gruppo che è fra i più promettenti fra gli ultimi usciti.

 

Massimo Argo
argomassimo01@gmail.com
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