Dominique Fils-Aimé – Stay Tuned!

Dominique Fils-Aimé

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Dominique Fils-AiméLa haitiana (di origini), ma canadese di nascita, Dominique Fils-Aimé, 35 anni, è cantante e autrice dei propri testi.
‘Stay Tuned!’, del febbraio 2019, è mosso dalla esplosione del calore del soul, dall’attivismo delle donne, dalla passione, dalla esaltazione del jazz, lungo il tempo delle lotte per i diritti civili, e appartiene al secondo capitolo di una trilogia iniziata nel 2018 col blu colorato in copertina di ‘Nameless’, esplorando il blues rievocato all’interno dell’oscuro, silenzioso e doloroso periodo oggetto della schiavitù nera.
Il proposito è quello di concludere l’opera entro il 2020, sfolgorando il colore giallo di un album che porterà alla solare liberazione, celebrata e ballata dai generi ad esso posteriori, come il funk, il reggae, l’hip hop.

La cantautrice costituisce un bel pezzo da 90 nel panorama internazionale, principalmente dovuto alla personale visione concettuale della musica generata, che vive di ottime aperture mentali, sia nell’accezione creativo-sperimentale, sia in quella di connessione con il pubblico, mirando all’emozione pura e alla comunicazione di sé all’altro, presentando la di lei singolare verità, certamente non convenzionale.

Usufruendo di una percezione sinestetica, che le fa associare alle note i colori, riesce in modo personalissimo a vedere la musica (che non sa scrivere, né suonare con uno strumento) e a dirigerla attraverso i musicisti (spicca il drumming di Salin Cheewapansri e le percussioni di Elli Miller Maboungou), auspicandosi quale valore supremo di tirare a sé l’attenzione del pubblico verso i differenti generi che convivono nel suo mondo, imbevuta com’è di jazz, blues, R&B, gospel, musica elettronica, pop, roots, reggae…
Non di meno, ravvisando nei moderni processi di fare musica il motivo cardine per crearne di altrettanti, ugualmente forniti di nuovi messaggi da veicolare, cerca di conferire un cambiamento di fruizione e di crescita in funzione dell’ampliamento del tema umanistico, ponendosi lei stessa al di là di un inscatolamento di genere: essendo libera, opera musicalmente, come si sente e le piace.

Oltre alla spiritualità immessa nelle proprie canzoni, è portavoce di una rivoluzione attinente all’evoluzione delle persone, sollecitandole ad abbandonare paure e chiusure, a liberarsi da macchinazioni imposte e sedimentate dalla società, invitando ad andare oltre i falsi pregiudizi e i preconcetti della morale costituita.
Per questa ragione fondante, rivisita personaggi ed eventi storici della storia afro-americana (poco conosciuta anche a lei, dato che nelle scuole non le danno il giusto rilievo), ponendo forte accento, ma non solo, sulle figure femminili afro-americane, donne che lottando hanno dato forte impulso e contributo al cambiamento della storia, confluendo nell’intenzione dell’artista di costituire un’unità di genere che si muova compatto per il bene comune, ovviamente di matrice rivoluzionaria.
Alla base del suo studio saltano fuori casi lampanti: Lincoln Hills Country Club, Little Nine Rock, Emmett Till; eroi del movimento per le libertà civili e personaggi storici dell’epoca: Rosa Parks, Joséphine Baker, Lena Horne, Malcolm X e Martin Luther King.

Ritrovare se stessa, la propria anima nera, umanamente e culturalmente parlando, riesumando le atrocità risalenti all’epoca schiavista, snodandone poi le vicissitudini di quel popolo attraverso la fioritura della cultura afro-americana negli States, sino al contemporaneo sdoganamento d’essa, è stato predominante esempio da poter traslare nella quotidianità di ognuno e nella verità di ciascuno, evidentemente in assenza di confini, andando in controtendenza ad un mondo violento che ci vuole inquadrati, incasellati e divisi.

Una rivoluzione deve essere messa costantemente in atto e quella di Dominique usa la musica e le parole, entrambe volte a non ingabbiare persone, ruoli e generi, regalando un’alternativa possibilista ed incarnandosi quale ponte proiettato verso la libertà comune, quanto più scevra possibile da implicazioni politiche; le parole d’ordine sono empatia ed amore.
La forte coscienza e il senso civico di cui è dotata, riempie di carattere una donna che ‘approfitta’ della sua arte per veicolare valori imprescindibili, escludendo violenza ed arroganza, puntando sulla mescolanza e su un piano sociale tendente all’armonia dei rapporti. Risolvere i problemi venendosi incontro.

Prediligendo l’aspetto non commerciale del disco (se si escludono rari episodi come l’intensa e disarmante ‘Gun Burial’), occorrerebbe abbandonarsi all’ascolto laborioso di musica e testi, traendo beneficio degli aspetti minimali incontrati durante l’evolversi dei minuti, che di rado sono esplicitamente marcati nel suono e nella voce, vige una calma uniformità, ma tuttavia è impossibile non rimanere affascinati dal lavoro d’insieme, ossia il marchio di fabbrica dell’artista che ne sfoggia lo stile, vale a dire il punto di partenza di questo corposo viaggio folto di sensazioni e contaminazioni, affinché si possa condividerlo e diffonderlo tenendo per mano la precisa inventiva compositiva fantastica di Dominique.
Senza dubbio la qualità scottante distillata è anche prerogativa del bassista e produttore Jacques Roy, nei cui OPUS Studios, in Assomption (Quebec), il materiale ha preso forma. La sua grande professionalità spalleggia l’artista in piena concordanza.

Il lavoro più bello spetta dunque all’ascoltatore, acciuffare nella nebbia sensoriale del concept il capo del filo e avvolgerlo al rocchetto, così da avere pronto il gomitolo di filo pregiato, rigorosamente color rosso, tale da poter tessere un’esperienza acustica di indiscusso valore.

Noto è che, prima di procedere alla performance dal vivo, la Fils-Aimé include un’avvertenza agli astanti, un preliminare di cortesia: chiede di riservare gli applausi al termine del concerto, dimodoché non vengano prodotte interferenze lungo lo svilupparsi del discorso sonoro, instaurando con l’audience un feeling conduttivo prossimo alla meditazione.
La speranza è di non privarsi del lato emotivo del concerto che in assenza di ‘ostacoli’ diventerebbe figlio dell’attenzione meritata. Insomma – dice la Fils-Aimé – perché essere succubi di un cliché, cioè applaudire al termine di ogni canzone spezzando l’atmosfera?

Attualmente impegnata in una tournée cominciata in Canada, proseguirà in territorio francese, per poi ritornare nel paese natio.

‘Yeah it is a new dawn/ Yeah it is a new day’, baluginano beneauguranti parole che aprono l’albo e ne presentano l’andamento, tra vocalismi e percussioni afro.
Dal ‘good feeling’ al ‘feel the power’ di ‘Constructive Interference’, che servirà ad uscire dal dolore che corre sulla pelle, per nettare l’anima ricolma di amore; ne esondano i toni gentili, dolci, contrastati dalla imposizione della sofferta voce. Dominique si destreggia nell’adult pop.

Calati nella nebbia spettrale del brewing, si leva un suono cupo di dijeridoo, base fonda del brano, su cui si sviluppa alla perfezione il gioco/rimando di percussioni e battiti di mani, guidati dalla nera voce di D. F.-A. e dal patchwork vocale straniante. Ecco la densa foschia di ‘Where Is The Smoke’, pervasa di olezzi inquietanti dal sentore psyche-tribal-jazz: la tempesta arriva, e…

To be the Last/ To be the Mass/ To be Win// To find the Time/ To make it Right/ To make it Matter/ To make it Matter/ To make it Real// Do you smell Smoke?/ Are we on Fire? (Are we on Fire?)

Rigenerazione passando per il proprio cerchio di fuoco:
Drop your fears in the Fire/ Watch ‘em burn burn (fi)/ Drop your fears in the Fire/ Watch ‘em burn down (re)
Giungerà l’acqua (Rain) delle lacrime ad esorcizzare il Fire, pronta a tirar fuori dalla paura:
The Storm still roaring/ For blood/Feel Nature/ pushing pulling feeding feeling off you.
Calmo spettacolo in odor di jazz-gospel dove l’orchestrazione di tocchi minimi servono una tromba davisiana; i cori geniali e il mantra cantato dalla Fils- Aimé preannunciano il passaggio magnificato dal piano, echeggiando munifico in stile The Doors, mentre sul basso african sbocciano coloriture brune malinconiche ripetitive. ‘Thers is probably Fire’.
Coacervo raffinato di generi, R&B, swing, afro-pop.

‘Gun Burial’ è da capogiro per perfezione ed esecuzione, investendo il Contemporary R&B e l’Alternative. L’ineluttabile, la sofferenza intima, e a seguire si vola verso spazi aperti, correo il piano. E’ il pop a dominare, in maniera grave, nonché la natura black di D. F.-A., pregna di sfumature. Una song che mette in dubbio la fede, in un affetto o in un Dio.
Wanting me to beg and plead/ Every Sunday on my knee/ Something here don’t feel right/ Cause you don’t treat me right// You don’t treat me like the queen you keep telling me you see… // Mind over matter (mind)/ Do you mind if it matters/ (Be)

‘Big Man Do Cry’ colpisce al cuore e lo spezza. Fine di un rapporto amoroso. Nella vivacità messa in sordina dalla consistente sezione ritmica, risiede al top lo show della partitura: è inutile raccontare della malia jazz espressa dalla elevata statura vocale. Attanaglia la malinconia e attraversa il petto con acuta finezza.

‘Magic Whistle’: un pezzettino prossimo allo sciamanesimo.
Run little boy run little boy// Know they will hold you down/ Know they will hold you back/ Know they will hold you down

Lo spettro magico e jazzato espresso dalla tromba, sul fine tappeto sonoro inafferrabile, dipinge, ammicca e nega costantemente una funky track. Penetrante il senso di smarrimento corale dovuto alle lievissime contaminazioni degli strumenti, i quali pulsano come un cuore il cui battito è incentrato sul travaglio del testo. Desideri contrastanti di fronte ad un amato si dileguano. E’ ‘Some Body’!

Su ‘9LRR’ spira vento africano, ricordando l’evento che ha sancito l’apertura all’integrazione dei giovani neri presso le scuole frequentate sino a quel momento dai soli bianchi, in USA, a Little Rock. Le scelte razziste del governo si disintegrano.
– E allora, ne è valsa la pena opporsi a ciò che lo spirito tenace e rivoluzionario vanifica? – Pare dire D. F.-A.
New leaves to turn/ With Revolution on our side/ You sure got time to waste/ With Evolution on our side/ You sure got time to waste
Purtroppo la situazione in quel luogo, non è mai stata veramente sanata, sino ai giorni nostri, divenendo più complessa.

‘Revolution Serenade’ si concentra molto tra basso e batteria; le armonie vocali sembrano invece inventare una miscela esotica: african-west coast jazz. La timbrica seduce quanto l’aria soffiata nella tromba. Altissimi i livelli di composizione.

Know what you got when you know what you’re doing/ Know what you got when you know/ Know what you got when you know where you’re going/ Know what you got when you know// Can’t be stopped/ You can’t be stopped/ Know what you got when you know
In ‘Sun Rise’ i vocalizzi imprimono vivacità, D. F.-A. conferisce sensualità e pervicacia laddove il reticolato dei suoni ispira molto più di una lirica jazz. Neo-Soul in progress!

Radiosa anche ‘Free Dom’, pura espressione di libertà accompagnata da un valoroso testo che ne puntualizza ingegnosamente la missione.
The freedom to live my life/ However I god damn please/ The freedom to leave behind/ All the unfounded fears
Lasciando sbalorditi lungo tutto il registro espressivo messo in mostra, accudito nei minutissimi e minimali dettagli ed organizzato dentro un clima mid-tempo.
L’incisivo caleidoscopio dello strumento voce, caldeggiato dalle stratosferiche esternazioni, vince su tutto.

‘Joy River’ imprime esultanza gospel e la si apprezza completamente, unendo la nostra voce a quella di Dominique, finendo di ringraziarla deponendo rose rosse sule note della omonima preghiera conclusiva, omaggio ad una anima fottutamente Free!

Track List
1. Good Feeling 00:51
2. Constructive Interference 02:19
3. Where there is Smoke 03:30
4. There is probably Fire 04:10
5. Gun Burial 03:04
6. Big Man Do Cry 03:15
7. Sun Rise 02:01
8. Some Body 04:05
9. 9LRR 01:55
10. Revolution Serenade 03:26
11. Free Dom 04:42
12. Magic Whistle 00:51
13. Joy River 04:11
14. Stay Tuned! 00:39

Etichetta Label: Ensoul Records

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