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Recensione : Stain – Kindergarten

Quando si ascolta il primo pezzo chiamato Clay del nuovo ep degli Stain, che si intitola Kindergarten si ha la netta impressione di entrare in una nuova dimensione, in un parco giochi per adulti non cresciuti e giovani che vogliono rimanere tali almeno nell’anima.

Stain – Kindergarten

Quando si ascolta il primo pezzo chiamato Clay del nuovo ep degli Stain, che si intitola Kindergarten si ha la netta impressione di entrare in una nuova dimensione, in un parco giochi per adulti non cresciuti e giovani che vogliono rimanere tali almeno nell’anima.

La musica degli Stain non è però giocosa e fine a sè stessa, è un qualcosa di tormentato e sinuoso, che si ricorda e porta in sé il ricordo del piacere passato e tende a quello futuro, non senza sofferenza e meraviglia della vita. Le soluzioni sono degli Stain sono molte e tutte valide, riescono sempre a stupire, a dominare una materia che è totalmente creata e plasmata da loro, in un rimandare sempre più in là il confine.

Certamente il loro stile si può definire alternative, ma è giusto un’etichetta per marchiare qualcosa che è davvero di difficile collocazione. Una delle peculiarità maggiormente notevoli del gruppo è il loro essere poco italiani, con rimandi molto radi alla tradizione alternative italiana, poiché l’obiettivo non è seguire ma farsi seguire, componendo un nuovo canone, dove gli strumenti fluiscono liberi e il musicista diventa medium per far sgorgare qualcosa che viaggia in due direzioni opposte, e che si amalgama in uno spazio libero che è quello della musica degli Stain.

Come suggerisce il titolo Kindergarten, questo ep è un giocare di musicisti adulti con gli strumenti ampliando il loro limiti, senza mai andare in difficoltà, esplorando con il gioco, come si faceva da bambini, quando sbagliare non era un problema. Gli Stain sono pugliesi e stanno portando avanti un discorso molto originale per i lidi italiani, cambiando anche la forma tradizionale della canzone, che da atto di intrattenimento si trasforma in sentimento profondo.

Questi ragazzi praticano l’autopropulsione per essere maggiormente padroni della loro musica, che è davvero di alto valore.

In alcuni momenti si ha l’impressione di trovarsi nei pressi di un antico rituale, quello di vincere l’inquietudine interiore attraverso la musica, che come detto prima non è solo intrattenimento o business, ma è anche gli Stain.

 

 

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