Silvio Valpreda – Finzione Infinita

Silvio Valpreda – Finzione Infinita

Solitudini post-moderne.
Abbandoni urbani e industriali e dell’animo umano in città che sono paesaggi lunari dove la gente ha paura e non parla, dove crescono come funghi bar nella notte che propongono pornografia e pubblicità subliminale.

L’inquietudine diffusa chirurgicamente, stato sociale all’allerta, popolazioni sotto tensione per guerre invisibili che non vediamo, ma ci dicono esistono, il tg della sera ci bombarda di notizie di fatti orribili avvenuti chissà dove, chissà perché.
Il futuro? Il presente? Di entrambi ci racconta questo romanzo, Finzione Infinita, racconto maturo di fantascienza dalla struttura struggente di un’epica di disfacimento, disfacimento delle emozioni, dei sentimenti, delle città che sono alcove di desolazione umana e architettonica.
Silvio Valpreda ci racconta la realtà dogmatica del presente trasfigurandola in un futuro che non è nient’altro che la proiezione estremistica (ma non troppo) delle cose, i fatti, le persone di oggi. Mosaico di chi sa cosa fare per creare una storia, caratterizzando personaggi – ognuno affamato di una brama di libertà vera in un mondo in cui tutto pare stabilito, asettico, asmatico, ognuno come già sconfitto in partenza, succube della deformazione delle consapevolezze da parte di metropoli controllori/controllate.
Fantascienza di classe, un libro da e per pensare e ripensare. Contenuti di inquietudini esistenziali, che ci lanciano un input istantaneo: qual è la verità vera? Quanto l’uomo è merce di contrabbando per giochi di controllo e potere? Quanto siamo costretti ad essere soli se la verità unica ci sovrasta senza farci capire?
I lineari, geometrici e visionari disegni di Marco Martz abbelliscono un volume già di per sé pregevole e da non perdere. 13 euro spesi bene, Eris Edizioni è una garanzia di qualità.
Leggetevi Finzione Infinita e scoprite un po’ di voi e di quel marcio in Danimarca insito nei tg, le pubblicità, le guerre, i demenziali programmi televisivi, insito nell’animo dell’uomo sopraffatto da sé stesso.

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