I giocatori di Titano – di Philip K. Dick

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I giocatori di Titano, pubblicato nel 1963, è il decimo romanzo di Philip K. Dick.

In poco più di un anno, dal ’64 al ’65, Dick sfornerà ben cinque romanzi, causa anche l’uso in quel periodo di gran quantità di anfetamine. Nel 1964 vedranno la luce, tra gli altri, Follia per sette clan, una bizzarra esposizione fantametaforica dei disturbi psicotici (di cui l’autore ne era afflitto fortemente, in maniera alterna e allucinata), e La penultima verità, sintomatica storia in cui la paranoia e l’ossessione per una verità nascosta pulsa nelle recondite profondità di città sotterrate. Insomma, l’humus creativo di Dick di quel periodo era condizionato non poco dalle sostanze stupefacenti, e le sue manie complottiste affiorano ancor più palpabili, rendendo se si può, ancor più disorientanti le sue trame, e più densa la sua qualità narrativa nel disarcionare una cosiddetta Realtà unica.

Certo, prima di uscire con I giocatori di Titano Dick forse ebbe il successo più netto e acclamato da pubblico e critica che fu il romanzo vincitore del Premio Hugo La svastica sul sole del 1962, ed era arduo riuscire a restare a quel livello. Non lo raggiungerà quell’apice con i romanzi appena successivi, è vero, ma Dick non manca comunque di stupire, soprattutto per la sua continua ricerca di disvelare la sua particolarissima visione del mondo e della società, spesso azzerante, nevrotica, ma mimetizzata come un mondo/ombra che sfugge ai normali accadimenti quotidiani, ma che spesso con infinitesimali avvenimenti si scopre in tutta la sua traumatica, distopica essenza.

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In un futuro non lontanissimo dopo una guerra che ha diminuito drasticamente la popolazione terrestre, il pianeta viene occupato dai titaniani, esseri gelatinosi, dalle fisionomie a metà tra un blob e spugne metamorfiche e qui instaura la procedura di un Gioco, a cui devono partecipare parte degli abitanti rimasti. Il gioco è un connubio tra il Monopoli e il poker, e grazie a esso si perdono o si conquistano intere regioni della Terra, ma non solo: obiettivo principale del gioco è cogliere la Fortuna, cioè riuscire a ingravidare le donne, che come le proprietà e le intere città, sono scambiate, passate di mano in mano dai vari giocatori vincenti.

Il grandissimo pregio di Dick è sempre quella magia che riesce a creare a un certo punto della narrazione. Lo straniamento. Per un accadimento che a un certo punto rimescola i fatti in un nanosecondo, facendo sì che tutto ciò che fino a quel punto credevamo sicuro, reale, ora non lo è più. I Vug (i titaniani) forse sono più che tra noi. Forse siamo noi, forse ci circondano totalmente.

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Dunque la paranoia di Dick diviene sublime, perché metafora dell’incertezza atavica, e filosofica.

Romanzo che solo all’apparenza sembra incontrare le tematiche più classiche dello sci-fi è invece un’altra perla dell’autore, che oltre a sfornare una storia di cosmica fantasia stravagante è l’ennesimo libro che ci detta le regole per cercare di non essere conformi alle regole prestabilite, un manuale di ribellismo il cui codice di divulgazione è la fantascienza.

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