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Recensione : Obsidian Sea – Between Two Deserts

“Between Two Deserts” è un album che verrà sicuramente apprezzato per la sua ortodossia da chi ama il genere

Obsidian Sea – Between Two Deserts

Davvero interessante la proposta di questa band esordiente proveniente dalla Bulgaria.

Gli Obsidian Sea sono un duo, attivo dal 2009, le cui sonorità attingono alla tradizione doom delle band scandinave (Candlemass, Reverend Bizarre) e d’oltreoceano (Saint Vitus); se, ovviamente, questa premessa fa intuire che non ci si debbano attendere grandi variazioni sul tema, ciò che rende apprezzabile l’operato della band balcanica sono il gusto e l’abilità nel maneggiare la materia, facendo sì che l’influenza dei nomi citati si limiti a fornire un canovaccio da seguire, senza per questo scadere in una riproposizione scolastica degli stilemi del genere.
Between Two Deserts, si presenta così, come un bel monolite di doom classico, dominato dall’efficace voce di Anton e dai suoi riff pesanti ed efficaci, pur nella loro apparente semplicità; il disco scorre in maniera fluida fin dall’opener At the Temple Doors, mettendo subito sul piatto quelle che sono le caratteristiche peculiari del disco, mentre con The Seraph i ritmi si fanno leggermente più sostenuti per quella che si presenta come la traccia dai toni meno plumbei.
I brani possiedono tutti una notevole carica evocativa e, nonostante una certa uniformità di fondo, riescono sempre a mantenere desta l’attenzione dell’ascoltatore; operazione che va a buon fine anche quando gli Obsidian Sea decidono di collocare i due episodi più lunghi e pachidermici proprio alla fine del lavoro, rivelandosi sia Beneath, sia Flaming Sword, due efficaci dimostrazioni di sonorità rallentate e avvolgenti.
Between Two Deserts è un album che verrà sicuramente apprezzato per la sua ortodossia da chi ama il genere; le residue perplessità, che potrebbero derivare dall’assenza di elementi innovativi, vengono spazzate via dalla notevole qualità della proposta nel suo insieme; inoltre, considerando che si tratta pur sempre di un esordio e che i musicisti provengono da un’area geografica che non ha alle spalle una grande tradizione in ambito doom metal (ci vengono in mente i soli Darkflight e Solarfall, ma sul versante death/funeral), abbiamo la sensazione che la band di Sofia sia solo all’inizio di un percorso musicale che si prospetta ricco di soddisfazioni.

Tracklist :
1. At the Temple Doors
2. Mountain Womb
3. The Seraph
4. Impure Days
5. Curse of the Watcher
6. Absence of Faith
7. Second Birth
8. Beneath
9. Flaming Sword

Line-up :
Anton – Vocals, Guitar, Bass
Bozhidar – Drums

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