Nero Kane For the Love, the Death and the Poetry
(Subsound Records, 2025)
Ripetersi dopo un album solenne come “Of Knowledge and Revelation” é impresa tutt’altro che semplice. È intorno a questo pensiero che abbiamo trascorso l’attesa che ha separato l’annuncio del nuovo album di Nero Kane all’arrivo del disco sulle piattaforme di streaming. Ci siamo ritrovati a ragionare sui dettagli di un’idea di base che ci stava solleticando, e non poco. In cerca di una risposta razionale che nulla di razionale in realtà poteva avere. Per non farci condizionare, abbiamo scelto l’isolamento. In direzione contraria al trend che imponeva di iniziare l’assaggio del disco un pò alla volta, grazie ai singoli che rompevano il silenzio degli ultimi anni. Nessuna anticipazione. Nessun comunicato stampa. Niente di niente. Convinti che, così facendo, avremmo potuto goderci il disco in un secondo momento, con tutta la calma e l’attenzione che un disco come questo, che aspettavamo da tempo, meritava.
È con questo stato d’animo che, in colpevole ma giustificato ritardo, abbiamo approcciato “For the Love, the Death and the Poetry”, il quarto album del chitarrista sciamano, accompagnato anche in questo caso dalla sua storica partner in crime Samantha Stella. Una volta deciso il giorno fatidico del primo ascolto, il resto è venuto praticamente da solo. Bastano pochi minuti e ci rendiamo immediatamente conto di essere ancora prigionieri di quell’immaginario misterioso in cui eravamo
precipitati tre anni fa, quando scoprimmo Nero Kane per la prima volta. È come se non ci fossimo spostati di un centimetro, siamo ancora lì, ancorati all’ossessiva (e ossessionante) liturgia intrisa di misticismo che “Of Knowledge and Revelation” ci aveva rivelato. Sono i nove minuti del primo brano quell che mettono le cose in chiaro, sin da subito, e che ribadiscono quanto inizia a balenarci in mente – “For the Love, the Death and the Poetry”, ha tutte le carte in regola per bissare il successo del precedente album, anzi, forse, a ben vedere, è in grado di andare oltre.
L’anima dilaniata di Nero Kane e Samantha Stella prende il sopravvento. Trascende il tempo e lo spazio e ci trasporta altrove, in preda ad uno smarrimento totale che ci aliena da ogni certezza che ha caratterizzato la nostra esistenza fino ad ora. Il loro è un mantra ossessivo che ci spinge ad andare avanti, a proseguire nella scoperta di quello che i due hanno confezionato per noi, e che hanno nascosto nei solchi dell’album. La polvere del deserto emotivo in cui siamo incatenati ci sta saturando i polmoni, poco alla volta, in un crescendo che la vede accompagnare l’angosciante lamento di una chitarra lontana che gioca col riverbero del vento. Ci rendiamo conto ben presto che ormai è troppo tardi anche solo per pensare di voler tornare indietro.
Siamo prigionieri un’altra volta. Ed è il dolore in questo momento che ci guida e che ci indica la strada da intraprendere per quella che ancora non abbiamo individuato come la destinazione finale del nostro errare. Il rituale esoterico intorno a cui è costruito “For the Love, the Death and the Poetry” si apre attraverso un percorso lastricato di sentimenti struggenti che volgono al nero di un pessimismo inarrestabile. Ma non c’è nessun nichilismo di maniera con cui condividere il nostro respiro, c’è solo la costante ricerca della bellezza che anche in uno scenario di questa devastante portata conduce alla speranza.
Nero Kane e Samantha Stella sono riusciti a racchiudere nell’album tutte le emozioni di una vita consacrata alla sofferenza. E lo hanno fatto con un approccio minimale, forse ancor più spoglio che in passato, in grado di esaltare ogni passaggio sonoro grazie ad un’architettura spoglia di sovrastrutture barocche che avrebbero appesantito l’ascolto. Quelli che da più tempo seguono i nostri spazi sanno perfettamente che la ricerca della bellezza è da sempre il motore di ogni nostra azione, di ogni nostra analisi. In un album come questo la bellezza tracima quasi costantemente, in modo copioso e inarrestabile, travolgendo ogni altro nostro pensiero che non sia direttamente consequenziale all’ascolto del disco.
“For the Love, the Death and the Poetry” ha la grande capacità di poter essere collocato in qualunque dimensione spazio temporale. Presente, passata e futura. Dell’american gothic delle prime note, quelle che hanno sancito il legame con “Of Knowledge and Revelation”, ma che hanno anche sancito il passaggio in un’altra dimensione, si perde ogni traccia strada facendo, in un rimando di incertezza in cui i punti di riferimento vengono a mancare. Mentre il continuum acustico prosegue nella sua opera di seduzione, il dissonante sermone del duo continua a cantare la sofferenza. Ed è proprio in virtù di quest’ultima che ci spingiamo a dire che, forse, davvero, abbiamo tra le mani un album che ha il potenziale per essere ancor più protagonista delle nostre giornate. Un disco di non facile assimilazione rispetto al precedente, ma forte proprio di questa caratteristica, più vicino alla nostra idea di completezza.
Si dice che il blues sia la musica dell’anima, ma anche che il blues più rurale degli States, quello dei territori del Sud, sia la musica del Diavolo. Se tutto questo si avvicina anche in minima parte alla realtà, allora non possiamo che affermare che il blues maledetto di Nero Kane cerca di esorcizzare il male, provando ad arrivare laddove pochi osano guardare. Nel profondo di un cuore che ha perso anche l’ultima goccia del suo sangue e sta agonizzando. Un requiem a tutti gli effetti che consigliamo fortemente.
Recensione : Nero Kane – Love in a dying world
Nero Kane For the Love the Death and the Poetry
1. As an Angel’s Voice 09:12
2. My Pain Will Come Back to You 05:05
3. Unto Thee Oh Lord 03:24
4. Land of Nothing 04:50
5. Mountain of Sin 03:49
6. The World Heedless of Our Pain 07:20
7. Receive My Tears 06:10
8. There Is No End 03:49
9. Until the Light of Heaven Comes 03:57










