jerrinez-la corte

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Premessa del recensore n°1:I Jerrinez sono indubbiamente un gruppo punk.
Lo sono nell’attitudine,nel modo di porsi,nell’essere legati ad una realta’ autogestita (nel loro caso alla cascina Trochiera)e, in un certo qual modo,anche nel suono che propongono anche se questo,come tutti abbiamo ormai metabolizzato, e’ il lato meno importante del concetto.

Premessa del recensore n°2:A me piacciono i Ramones,il garage-punk piu’ rozzo e primitivo,il power-pop e tutta la musica piu’ semplice” che orecchio umano abbia potuto ascoltare dai primordi ai giorni nostri.
Esaurite queste due premesse,nel mio caso necessarie,passero’ alle mie considerazioni sugli otto pezzi che compongono questo cd.
Il primo pezzo “la lingua batte” e’ il piu’ veloce e coinciso ed e’ indubbiamente il mio preferito, il secondo “La corte” ha echi lontani della new wave meno convenzionale ed e’ un brano niente affatto disprezzabile,mentre il terzo “Bohemien” potrebbe essere
un pezzo del repertorio di un Caposela meno eccentrico e pieno di se’.
Fin qui tutto bene,non li ascolterei tutti i giorni ma i Jerrinezmi garbano non poco, sono eclettici e pure divertenti.
Ma poi si passa ai pezzi 4 e 5 “24 miles” e “Betty Boof” due canzoni mediamente lunghe piene di intrugli jazzistici fini a se stessi che fanno tanto intelletuale ma, personalmente,sono di un tedio davvero notevole.
Si torna su binari a me piu’ consoni con “The bees are running” con ritmi spezzettati che rimandano ai Primus e con “Banani” dove sembra di riascoltare i migliori Skiantos,se solo i nostri possedessero la dote della coincisione.
Il finale “Uscita Milano Certosa” e’ una lunga litania che mi annoia non poco e che, in tutta franchezza,non sono riuscito ad ascoltare fino alla fine.
Riassumendo la band ha capacita’ notevoli,fantasia e grandi possibilita’ di piacere alla stragrande maggioranza di chi legge questa ‘zine,pre quanto mi riguarda,ho alcune riserve ma,forse,non ero il piu’ adatto a recensirli.

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