Inborn Suffering – Regression To Nothingness

Il gruppo francese, tra gli altri pregi, possiede la capacità di attingere, come è normale che sia, ai grandi del passato senza assomigliare a qualcuno in particolare

Inborn Suffering - Regression To Nothingness 1 - fanzine

I parigini Inborn Suffering si presentano all’appuntamento con il secondo full-length a distanza di sei anni dal promettente “Wordless Hope”; la band di ragazzi di belle speranze, che mostrava sprazzi di qualità in un contesto death-doom fatto ancora di qualche ingenuità e una cifra stilistica personale da trovare, è maturata definitivamente ripresentandosi sulla scena con un lavoro splendido come questo Regression To Nothingness.

La dote principale dei transalpini è la capacità di evocare sensazioni morbosamente decadenti grazie a una notevole perizia tecnica e alla carica interpretativa del vocalist Laurent, il quale, tra growl, parti recitate e urla strazianti riesce a trasmettere alla perfezione il senso di angoscia che pervade ogni brano di quest’album.
L’unico appunto che si può fare agli Inborn Suffering è quello d’aver prodotto un disco dalla durata forse eccessiva; infatti, sia Another World che la title-track sono episodi buoni ma non all’altezza dei precedenti, mentre Self Contempt Kings chiude comunque alla grande l’album riportandolo alle vette qualitative alle quali avevamo fatto l’orecchio nella sua prima parte.
Slumber Asylum inaugura l’abum, facendo presagire il crescendo che caratterizzerà il poker di brani iniziali di Regression …, passando per la splendida Born Guilty per arrivare alle maestose Grey Eden e Apotheosis (mai titolo fu più azzeccato), tracce nelle quali la chitarra disegna melodie di rara ispirazione e la band raggiunge le proprie vette compositive.
Il gruppo francese, tra gli altri pregi, possiede la capacità di attingere, come è normale che sia, ai grandi del passato senza assomigliare a qualcuno in particolare; se l’influenza che si nota maggiormente è forse quella dei Swallow The Sun, ciò resta comunque circoscritto più all’attitudine melodica che non allo sviluppo vero e proprio delle composizioni.
Regression To Nothingness è l’ennesimo bersaglio centrato dalla Solitude nonché l’ulteriore regalo di questo 20102 agli estimatori di un genere, magari snobbato, ma capace di produrre in maniera continua realtà di valore assoluto come gli Inborn Suffering.

Tracklist :
1. Slumber Asylum
2. Born Guilty
3. Grey Eden
4. Apotheosis
5. Another World
6. Regression to Nothingness
7. Self Contempt Kings

Line-up :
Remi Depernet – Bass
Thomas Rugolino – Drums
Sebastien Pierre – Keyboards
Stéphane Peudupin – Lead Guitars
Laurent Chaulet – Rhythm Guitars, Vocals

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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